Consulenti, i giovani vi salveranno

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Avatar di Redazione 30 Settembre 2020 | 11:28
Il ricambio generazionale è sicuramente uno dei temi più caldi per il settore della consulenza finanziaria. Vi proponiamo un articolo in merito ad opera di Alessio Fiorini, consulente finanziario e area recruiting manager di Deutsche Bank Financial Advisors.

Articolo a cura di Alessio Fiorini (nella foto).

 

Uno dei temi ricorrenti nel settore della consulenza finanziaria e’ quello del ricambio generazionale. Al netto dei figli che si affiancano e poi subentrano ai propri genitori nella gestione e nell’assistenza clienti, gli innesti di giovani laureati, motivati e ambiziosi, sono ancora rari.

Ma quali possono essere i motivi?

Innanzitutto sembra mancare la conoscenza della professione, dei suoi contenuti sociali, delle opportunità di carriera che offre e così via. Inoltre non è certamente di ausilio la sostanziale assenza di corsi di laurea dedicati. D’altronde anche le reti, a parte qualche rara eccezione, si sono mostrate scarsamente interessate a favorire la crescita dei giovani che ovviamente, partendo da zero, non sono provvisti di un portafoglio clienti.

Tuttavia questo tipo di situazione, un po’ come i continui ritardi nell’affrontare l’emergenza climatica globale, rischia di fare implodere il sistema. Non solo per un mero calcolo matematico (se oggi l’età media del cf supera i 50 anni, si provi a immaginare cosa potrebbe accadere tra una ventina d’anni) ma altre sì per una valutazione inerente lo sviluppo della professione. Un giovane laureato che si avvicinava alla professione 25 anni fa, come me, viveva un contesto molto meno dinamico di oggi.

Negli ultimi 5 anni il settore dell’advisory in generale ha vissuto cambiamenti rapidi, dovuti alle modifiche normative (Mifid 2 in primis), agli sviluppi tecnologici disruptive (digitalizzazione, fintech, robo advisor, machine learning, big data per fare alcuni esempi) e alla crescita di consapevolezza dell’investitore italiano. Bisogna considerare poi che il mercato sta andando più veloce dei consulenti finanziari. Molti, over 60, stentano. I cinquantenni si adeguano, spesso a fatica.

Ma per essere protagonisti del mercato che verrà e non vedere contrarre impietosamente il numero di professionisti (al seguito di una fisiologica selezione naturale che premierà i migliori) è necessario allinearsi al pensiero che solo le nuove leve saranno in grado di dare il giusto slancio al settore.

Occorre quindi rivalutare fortemente le logiche di selezione, investendo tempo e risorse per promuovere progetti di lungo periodo atti a valorizzare i migliori talenti provenienti dalle Università. Solo le reti lungimiranti e non pressate da obiettivi di brevissimo termine godranno di brillanti risultati nel tempo. Le altre saranno destinate a un inesorabile declino. I primi progetti seri e strutturati garantiranno poi alle mandanti un vantaggio competitivo importante, che porterà con se’ economie di scala per le iniziative future.

Si pensi ad esempio al Progetto Giovani abbinato al Progetto Team. L’unione di competenze diverse al servizio del cliente finale, privati e aziende. La freschezza e l’abitudine al digitale del giovane abbinate all’esperienza del cf con seniority, lo scambio di idee generate da prospettive diverse, l’energia intellettuale e fisica propedeutica al lancio di iniziative commerciali nuove, veicolate, per esempio, tramite l’utilizzo dei canali social.

Vi sono quindi molteplici vantaggi nel promuovere il talento dei giovani. E credo sia l’approccio corretto quello di vedere in essi non una necessità (pena la fine della categoria), ma una concreta, straordinaria, opportunità di porre la consulenza finanziaria sullo stesso livello di utilità sociale, prestigio e appeal delle più antiche e nobili professioni.

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