Pimco, Secular Outlook: “Cambiamenti sempre più dirompenti”

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Avatar di Redazione 14 Ottobre 2020 | 10:48
Presentiamo una sintesi del Secular Outlook dal titolo “Cambiamenti sempre più dirompenti” a cura di PIMCO, che presenta le prospettive post-pandemia per l’economia, la politica, le politiche e i mercati finanziari mondiali sull’orizzonte dei prossimi 3-5 anni e le relative implicazioni per i portafogli d’investimento.

Quest’anno si sono manifestati imponenti cambiamenti dirompenti e incertezza radicale, seppur scatenati da una causa inattesa: la pandemia di COVID-19, che ha già mietuto oltre un milione di vite umane nel mondo, ha prodotto la più grave recessione economica dalla Grande Depressione ed eccezionali misure di politica fiscale e monetaria varate dalle autorità per fronteggiarla.

La prima metà del nostro orizzonte secolare (3-5 anni) sarà probabilmente caratterizzata da una “lunga risalita” nella ripresa, con una crescita superiore al tendenziale per un paio d’anni al riemergere dell’economia mondiale dal profondo fossato nel quale la pandemia di COVID l’ha fatta precipitare.

I due principali fattori dirimenti che potrebbero produrre sorprese positive o negative sono: (1) la situazione sanitaria, nei suoi aspetti relativi a nuove ondate d’infezione e, sul fronte opposto, alla disponibilità di vaccini e di terapie; e (2) il grado di permanenza o di ripiegamento della politica fiscale. In Europa, si intravede già all’orizzonte maggiore stimolo con l’erogazione delle prime risorse del Recovery Fund dell’UE prevista nel 2021, mentre negli Stati Uniti l’esito delle presidenziali di novembre fornirà (si spera) maggiore chiarezza sul prosieguo del sostegno fiscale, la sua entità e natura.

È molto probabile che la ripresa ciclica continui nel successivo paio d’anni ma riteniamo che siano giustificate le preoccupazioni espresse da diversi relatori al nostro forum riguardo ai danni economici inferti dalla crisi che potrebbero pesare sul potenziale di crescita. Periodi prolungati di disoccupazione di solito comportano un’erosione delle competenze individuali e di conseguenza della produttività del lavoro. Inoltre, la maggiore incertezza verosimilmente deprimerà gli investimenti delle imprese per lungo tempo. Tutto ciò, unitamente alla crescente “zombificazione” nel comparto delle imprese a seguito del diffuso sostegno operato da governi e banche centrali, probabilmente inciderà sulla crescita della produttività nel lungo termine. Abbiamo tuttavia dibattuto anche di scenari di crescita più positivi nel lungo termine, incentrati soprattutto sull’eventualità di politiche di bilancio molto più attive che promuovano gli investimenti pubblici e privati attraverso la spesa pubblica in infrastrutture, maggiori investimenti in ricerca e sviluppo nell’ambito della corsa allo sviluppo di nuove tecnologie, Green Deal, sviluppo del capitale umano attraverso l’istruzione e la formazione, e riforme fiscali. Sebbene non rappresentino il nostro scenario di base, tali sviluppi più positivi sono scenari di rilievo contemplati a fronte delle nostre previsioni di base più caute. Siamo stati inoltre positivamente sorpresi dalla risposta delle autorità europee alla crisi, in particolare il nuovo Recovery Fund dell’UE e la risposta rapida e vigorosa della Banca centrale europea (BCE) con il suo nuovo programma di acquisti di titoli in riposta all’emergenza pandemica. Questi sviluppi non fanno che confermare il comprovato adagio che l’Europa compie passi avanti nei momenti di crisi. Sebbene continuiamo ad attenderci occasionali battute d’arresto in ragione dei rischi politici in diversi paesi, sono aumentate le probabilità che l’Eurozona sia meno suscettibile alle crisi che in passato e che avanzi verso un’unione bancaria più completa e una maggiore capacità di bilancio comune.

Concentrandoci sui potenziali fattori di cambiamento dirompente, siamo giunti alla conclusione che diverse delle tendenze che avevamo precedentemente individuato come dirompenti probabilmente diverranno ancora più pronunciate nel nostro orizzonte secolare:

  • L’ascesa della Cina come potenza economica che scompagina i paesi produttori a maggior valore aggiunto e mette in discussione il consolidato ordine geopolitico mondiale dominato dagli Stati Uniti verosimilmente sarà accelerata dalla sua ripresa precoce e più robusta del previsto dalla crisi del COVID e dal suo rafforzato impegno sul piano strategico “Made in China 2025” recentemente ridenominato “strategia a doppia circolazione”, incentrato sulla riduzione della sua dipendenza dalle tecnologie e dai mercati mondiali pur mantenendosi aperta ai mercati internazionali.
  • Il populismo e i suoi stretti congiunti, ossia il protezionismo e il nazionalismo, usciranno verosimilmente rafforzati dalla recessione innescata dalla pandemia e dai suoi effetti di aumento delle disuguaglianze in vari ambiti.
  • I rischi correlati al clima e le relative conseguenze per le vite umane e l’attività economica sono divenuti ancor più evidenti e acuti quest’anno, focalizzando l’attenzione sull’accresciuta probabilità di eventi ambientali catastrofici.
  • La crisi del COVID-19 ha potenziato anche la forza dirompente della tecnologia, nei suoi aspetti sia benefici che scompaginanti. Al venir meno della pandemia, le modalità di lavoro e di consumo probabilmente torneranno in qualche misura ai livelli pre-crisi ma l’ulteriore valore economico acquisito durante la crisi dalle società tecnologiche nuove e consolidate ne accrescerà ancor di più il vigore dirompente.

Dato il contesto economico difficile nel breve e nel più lungo termine e con i cambiamenti dirompenti che verosimilmente porteranno a ripetuti episodi di volatilità sui mercati finanziari, prevediamo che i tassi ufficiali nella maggior parte delle economie avanzate resteranno bassi o addirittura scenderanno ulteriormente per gran parte dei prossimi 3-5 anni. Riteniamo i tassi negativi uno strumento estremo con effetti avversi che si intensificano quanto più a lungo i tassi permangono negativi (si veda “Tassi negativi: un giudizio negativo”). Tuttavia, con i rendimenti obbligazionari già contenuti o negativi e le curve dei rendimenti piatte, è verosimile che un maggior numero di banche centrali si avventuri in territorio negativo (o scenda ulteriormente sotto lo zero) in risposta a eventuali futuri shock avversi, oltre a ulteriori acquisti su un ampio spettro di attivi finanziari.

La risposta alla crisi da parte dei governi, che a livello mondiale hanno adottato politiche fiscali senza precedenti facilitate dalla considerevole espansione degli acquisti di titoli di Stato da parte delle banche centrali, ha aperto la strada a un ventaglio molto più ampio di possibili scenari per le politiche fiscali in tutto il mondo nel nostro orizzonte secolare. Lo spettro di possibili esiti presenta, da un lato, la possibilità che lo stimolo fiscale varato durante la crisi resti un’iniziativa una tantum e sia seguito da un ritorno a politiche passive o restrittive dovute a stallo sul fronte politico o alla rinascita di politiche di austerità intenzionalmente volute. In tale evenienza, l’attuale debole dominio della politica fiscale, in cui la monetizzazione è nell’interesse sia dei governi che delle banche centrali, resterebbe un mero episodio. In tale scenario, l’inflazione e le aspettative d’inflazione resterebbero contenute o addirittura scivolerebbero ulteriormente verso il basso e le banche centrali da sole non riuscirebbero a portare l’inflazione sull’obiettivo o al di sopra di esso.

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