3G e Berkshire Hathaway continuano a giocare la carta dell’arbitraggio

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di Finanza Operativa 1 Aprile 2015 | 12:00
Sono passati quasi due anni esatti da quando abbiamo dedicato un post al ritorno dello spirito imprenditoriale, in riferimento all’ LBO (acquisizione con capitale di prestito) di Heinz da parte di Berkshire Hathaway e 3G e al ruolo di rilievo svolto dal debito nella transazione. Ieri Heinz ha annunciato la fusione con Kraft Foods che porterà alla nascita del quinto gruppo alimentare al mondo per dimensioni. L’operazione vedrà Berkshire Hathaway e 3G investire altri 10 miliardi di dollari, sotto forma di un dividendo straordinario agli azionisti di Kraft, per assumere una quota di controllo del 51% nella nuova società frutto dell’operazione.
Nella relazione annuale del 2014 di Berkshire Hathaway, Warren Buffet specifica i criteri di acquisizione che cerca, che in questo caso sono quasi tutti soddisfatti. I requisiti sono che l’acquisto sia di entità rilevante, che la società abbia dimostrato una capacità costante di generare utili e una buona redditività del capitale, con un ricorso limitato o nullo all’indebitamento, che sia dotata di un gruppo dirigente forte e di un’attività semplice, e abbia già un prezzo di offerta (ossia, una società pronta ad essere acquisita). Ho detto “quasi tutti” perché si potrebbe sostenere che gli 8,6 miliardi di dollari di passività a lungo termine di Kraft (alla fine dell’esercizio finanziario 2014) non rispondano esattamente al requisito di “ricorso limitato o nullo all’indebitamento”. Peraltro Heinz si porta dietro un debito proprio non trascurabile di 14 miliardi di dollari, anche se entrambe le cifre vanno contestualizzate.
Nella stessa relazione annuale già citata, Buffett celebra le virtù di Berkshire Hathaway e la sua capacità “di impiegare il capitale in modo razionale e a costo minimo”, e prosegue affermando che Berkshire è in grado di “spostare somme ingenti da società con opportunità limitate di investimento incrementale verso altri settori più promettenti”. Senza dubbio, lui e il suo socio Charlie Munger hanno inanellato successi invidiabili esattamente in questo tipo di attività, ma di recente si potrebbe dire che il pendolo sta oscillando sempre di più a loro favore.
Le mega LBO in cui aziende come Caesars, TXU, Freescale e Clear Channel sono state acquisite nell’era pre-Lehman da più fondi di private equity che agivano di concerto sono difficilmente immaginabili oggi. E se anche lo fossero, soddisfare il requisito di redditività del capitale del 15-20% potrebbe risultare complicato, dopo il pluriennale andamento al rialzo di quasi tutti i mercati azionari.
D’altra parte, Berkshire Hathaway ha cementato la sua posizione di colosso che continua a poter contare su enormi riserve di liquidità e a godere di una reputazione eccezionale. E che per questo può ottenere finanziamenti super-economici dai mercati obbligazionari. Al di là della dichiarata antipatia per il debito, qualche anno fa la holding ha perso il giudizio di AAA/Aaa a causa della sua disponibilità crescente a indebitarsi. E, più di recente, sembra che i finanziamenti a bassissimo costo messi a disposizione dai mercati obbligazionari siano diventati troppo appetibili per essere ignorati. Solo questo mese, Berkshire Hathaway ha assunto prestiti per 3 miliardi di euro dai mercati del credito europei. A un costo di finanziamento medio ponderato dell’1,2% fino a un massimo di 20 anni, la società dispone di un’enorme capacità di arbitraggio impareggiabile per chiunque altro. Nonostante i rialzi che si sono già verificati sui mercati azionari, un tasso di rendimento implicito del 6-7% mantiene un buon livello di attrattiva, se i tuoi costi di finanziamento sono per buona parte vicini allo zero.
Con le banche centrali che assicurano tuttora un’abbondanza di liquidità, Berkshire Hathaway probabilmente può dormire sonni tranquilli. Intanto, le opportunità di arbitraggio dovrebbero continuare a presentarsi. Altre grandi operazioni si profilano all’orizzonte.

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