Usa, l’incertezza potrebbe essere ulteriormente alimentata dalla reporting season

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di Finanza Operativa 8 Aprile 2015 | 15:30

a cura di Banca Intermobiliare

Quella in atto si conferma una fase abbastanza “confusa” sul mercato americano, come testimonia l’S&P500, che si sta sostanzialmente muovendo in trading range dallo scorso mese di dicembre.
Nel frattempo continua, seppur rallentata rispetto al precedente ritmo, l’ascesa delle Borse europee; solo il DAX, dopo avere fatto segnare i massimi ormai tre settimana fa, sta evidenziando una minore direzionalità, pur senza fornire alcun segnale che metta in dubbio il positivo trend di fondo.
D’altronde, gli elementi citati più volte che sono alla base del positivo trend degli ultimi mesi dei mercati azionari europei restano validi: fase ciclica favorevole, QE della BCE e miglioramento del ciclo del credito, attenuazione dell’austerità fiscale, Euro debole, calo del prezzo del petrolio.

Un rallentamento dopo il deciso rialzo dall’inizio dell’anno è però fisiologico e, anzi, la presenza di un fattore straordinario come la crisi greca avrebbe lasciato pensare ad un consolidamento più pronunciato. Da un lato è quindi piuttosto evidente la forza dei mercati europei, dall’altro va tenuto presente che in questo momento non è neanche minimamente prezzata la possibilità che una variabile esogena come la crisi greca possa mettere in discussione la ripresa in atto (al riguardo sarà da seguire domani l’asta dei titoli greci a 6 mesi e la riunione dei tecnici dell’Eurogruppo, mentre il Ministro delle finanze Varoufakis ha indicato il summit del 24 aprile come l’appuntamento per raggiungere un accordo sul nuovo piano di aiuti al paese).

Tornando a Wall Street, il suo attuale andamento è in realtà piuttosto coerente con lo scenario di riferimento, caratterizzato da:
– valutazioni piuttosto tirate, qualunque sia la metrica che si prenda come riferimento;
– momemtum negativo sul fronte dei profitti (vedi considerazioni di seguito);
– fase economica non brillante (nell’ultima rilevazione di venerdì anche i dati sul mercato del lavoro, sinora molto robusti, hanno deluso rispetto alle aspettative);
– fase di transizione della politica monetaria resa ancora più imprevedibile dall’andamento dell’economia in questi primi mesi dell’anno.

Per il momento, in assenza di eventi esogeni, non vediamo particolari motivi per cui l’S&P500 esca dal trading range delimitato dai massimi assoluti e dall’area 2010-1970, anche se l’avvio domani sera della reporting season potrebbe aggiungere un po’ di volatilità.
Le aspettative sono piuttosto basse considerato che le stime 1Q di utili aggregati dell’S&P500 sono state riviste al ribasso di oltre l’8% dall’inizio dell’anno, passando da un’attesa di crescita di oltre il 5% alla previsione di un flessione di quasi il 3%. Naturalmente su questi dati ha inciso in misura rilevante il settore energy al netto del quale le stime di utile evidenzierebbero ancora una crescita rispetto al medesimo periodo dell’anno scorso.

Anche sul fronte europeo vi è stata una corposa revisione delle stime dall’inizio dell’anno, ma è significativo notare come nell’ultimo mese, per la prima volta negli ultimi tre anni, non vi sia stata una revisione al ribasso delle stime relative ai comparti ciclici.

Ancora una volta si sono create le condizioni per il superamento delle aspettative di consensus, anche se riteniamo che l’attenzione degli operatori sarà prevalentemente rivolta alle indicazioni prospettiche da parte dei top management:
– sugli Stati Uniti, per capire se le imprese sono in grado di contrastare gli effetti del Dollaro forte e di difendere i livelli di marginalità in una fase in cui potrebbe cominciare a cresce la pressione sui costi operativi e per valutare il grado di straordinarietà del debole 1Q dell’economia americana;
– sull’Europa, per verificare se anche a livello micro inizia ad arrivare qualche segnale dell’attesa ripresa economica.

Con riferimento a quest’ultimo punto restiamo dell’idea che, qualora dovessero prevalere indicazioni costruttive (micro piuttosto che macro), si potrebbero creare le condizioni affinché i mercati azionari si portino in un territorio di sopravvalutazione o quantomeno che vadano a scontare con largo anticipo la futura ripresa economica.

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