Hsbc: cresce l’utilizzo del renmimbi, la moneta approda nei cda

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di Finanza Operativa 14 Aprile 2015 | 12:45

Un recente studio condotto da HSBC Commercial banking dimostra che lo Yuan, o renminbi (RMB), a soli cinque anni dall’inizio della liberalizzazione da parte della Cina, sia ormai argomento di dibattito nei cda di più di un quinto (22%) delle società di tutto il mondo. Secondo un sondaggio proposto a più di 1,600 decisori in 14 nazioni, fuori dalla Repubblica Popolare Cinese circa un quarto del senior management in Malesia, Germania, Emirati Arabi Uniti e a Singapore stanno considerando il RMB come catalizzatore di business. Nei paesi anglofoni invece (Australia, Canada, Regno Unito e Stati Uniti) poco meno di un quinto.

“L’uso aziendale del Renminbi ha raggiunto uno punto di svolta l’anno scorso”, ha dichiarato Simon Cooper, Chief Executive di HSBC Commercial Banking. “La valuta ha iniziato a deprezzarsi rispetto al dollaro, invertendo una tendenza pluriennale e segnando l’inizio di una nuova fase del processo di liberalizzazione. Prima molte aziende estere consideravano il Renminbi come opportunità per acquisire un vantaggio iniziale,mentre ora si devono adattare al fatto che stia diventando uno strumento più diffuso. Per fare affari con la Cina – la più grande potenza commerciale del mondo – occore fare affari con la moneta cinese”.

L’utilizzo del Renminbi è iniziato ad aumentare nel 2009, quando la Cina ha iniziato a smantellare le barriere che limitavano le transazioni transfrontaliere. Durante il 2014, secondo i dati di SWIFT, il valore dei pagamenti in renminbi è più che raddoppiato: la moneta è così diventata la quinta valuta più utilizzata al mondo. Dopo essere cresciuto dell’8% rispetto al dollaro da gennaio 2011 al gennaio 2014, all’inizio del 2015 il Renminbi è diminuto del 3% circa, perché il ritmo di crescita economica statunitense è accelerato. Negli ultimi sei mesi si è apprezzato nei confronti di altre valute, tra cui Euro, Sterlina e Yen.

HSBC ha realizzato un sondaggio su 11 mercati simile a quello del, aggiungendo quest’anno Brasile, Malesia e Corea del Sud. Confrontando le risposte si nota che nel 2015 il numero di aziende che si aspettano di ottenere vantaggi finanziari concludendo affari in renminbi è leggermente diminuito: 44% contro il 47% del 2014. Anche le compagnie che sperano di ottenere vantaggi relazionali facendo affari con questa moneta sono numericamente inferiori: 47% contro 49%.

Detto questo, più della metà (54%) di tutte le aziende intervistate quest’anno prevede di aumentare i propri scambi con la Cina nei prossimi 12 mesi. Tra le aziende al di fuori dell’Asia con le maggiori aspettative di crescita nel commercio in Cina – come quelle negli Stati Uniti (65%), Regno Unito (64%), Emirati Arabi Uniti (71%), Germania (60%) – poco meno di un quarto conferma che i propri cda abbiano discusso e stiano considerando il renminbi come opportunità. Inoltre, in tutti i 14 mercati, il 27% delle imprese che non lo utilizzano oggi prevede di utilizzarlo in futuro.

“È interessante osservare quanto siano cambiate dal 2014 le opinioni sull’impatto futuro del renminbi”, ha detto Cooper. “Ora più imprese nel Regno Unito, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti e Singapore pensano che questa moneta sarà utilizzata per regolare il commercio fuori dalla Cina entro cinque anni, così come il dollaro è oggi utilizzato per le transazioni che non comportano controparti statunitensi. Al contrario, si nota come le aziende di Taiwan e Germania siano più esitanti al riguardo. Ritengo che questo sia un ulteriore segno della crescita del renminbi quale valuta mondiale; una moneta sempre più legata alla volatilità la cui domanda può essere influenzata dagli sviluppi al di fuori della Cina continentale”

Nel corso del 2014 le autorità cinesi hanno apportato una serie di modifiche alla normativa vigente per rendere il renminbi più facile da utilizzare per le aziende e più adatto al mercato; tra queste, l’agevolazione dei flussi internazionali in entrambe le direzioni e l’ampliamento del corridoio di fluttuazione della valuta “on shore”nei confronti delle altre principali monete. Le banche di compensazione sono state incaricate in 10 paesi (tra cui Francia, Canada, Thailandia, Qatar e Regno Unito) di contribuire a stimolare lo sviluppo di hub offshore del renminbi.

Per l’indagine del 2015, HSBC ha intervistato più di 1,600 decisori provenienti da Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, Hong Kong, Malesia, Singapore, Corea del Sud, Taiwan, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti, che hanno aziende che conducono affari internazionali in Cina o con la Cina.

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