Dollaro reattivo e Bce in arrivo

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di Finanza Operativa 15 Aprile 2015 | 09:52

Il dollaro-centrismo, da non intendere solo in accezione di dollaro americano quale valuta di riferimento del mercato valutario, bensì quale espressione che sottende ad un’univocità di flussi in acquisto/vendita di biglietto verde contro tutte le altre valute, è ancora il tema che meglio ci aiuta ad interpretare i movimenti di mercato da mesi a questa parte. In intraday tuttavia la sua manifestazione si è dimostrata spesso parziale a seconda delle dinamiche che afferiscono poi le singole valute contro le quali viene scambiato il greenback; la sua affidabilità (quella del dollaro-centrismo) ci viene invece in grande soccorso in presenza di release che riguardano gli Stati Uniti ed è stato emblematico il caso di ieri pomeriggio nel quale la pubblicazione sulle Vendite al Dettaglio ha fatto da propulsore ad ampie vendite di dollaro. I dati, che pure hanno fatto registrare un miglioramento rispetto a quelli del mese precedente, hanno invece mostrato una contrazione rispetto alle aspettative come dimostra il +0,9% rispetto al +1,0% atteso. La reazione del mercato è stata evidentemente di portata di gran lunga maggiore rispetto a quello che la stessa pubblicazione lasci intendere, ma evidentemente le dismissioni di biglietto verde erano più che in gestazione e le news non hanno fatto che da meccanismo propulsore; e questa è tendenzialmente la nostra posizione sul tema, nella misura in cui è ragionevole ritenere che le release non siano esse stesse a causare i movimenti di mercato che immediatamente ne conseguono, ma che questi ultimi trovino nelle news appunto un interruttore nel momento in cui sono già in qualche modo in preparazione. Ma questo afferisce a tematiche per così dire filosofiche dell’attività dei mercati finanziari che è opportuno fino ad un certo punto trattare in questa sede. E’ indubbio però che la logica di fondo resti: i dollari vengono tendenzialmente acquistati o venduti in maniera generalizzata e ciò avviene in maniera lampante su pubblicazioni USA di ogni genere. Motivo in più, quest’ultimo, per essere operativamente reattivi a muoversi sui cambi originali prediligendo dal punto di vista del click quello o quelli che tra i sette presenti il miglior quadro tecnico. Restano in tal senso ancora preferibili l’EurUsd ed il GbpUsd su tutti ai quali potremmo far seguitare l’AudUsd; tecnicamente meno precisi invece l’UsdCad e soprattutto il NzdUsd, mentre isoliamo UsdChf e UsdJpy: il primo perché, pur muovendosi discretamente in intraday, non ci fornisce chiarezza sui time frame maggiori ancora viziati dall’anomalia storica del 15 gennaio. Il secondo perché, invece, rappresenta una vera e propria eccezione rispetto a quanto finora spiegato in termini di dollaro-centrismo in quanto esso mantiene anche un alto grado di correlazione con i listini azionari, comportandosi dunque talvolta di pieno concerto con quanto avviene sul dollaro e talvolta invece riflettendo i movimenti in particolare di Nikkei e S&P500. Esula naturalmente il caso di lunedì nel quale le ampie vendite che hanno riguardato il cambio sono state causate dalle dichiarazioni di un membro consigliere del Governo Abe il quale si è spinto nell’affermare che il valore equo di UsdJpy secondo il principio della parità dei poteri d’acquisto è di 105. Tornando all’attualità, oggi notizie strettamente afferenti gli Stati Uniti non vi saranno se non di segno minore ed il principale market mover sarà ovviamente rappresentato dalla Banca Centrale Europea che alle 13.45 fornirà comunicazioni sui tassi di interesse – che resteranno invariati – e che alle 14.30 per bocca del suo Governatore Mario Draghi andrà a dissertare sullo stato dell’arte ed eventualmente annunciare novità sul fronte di politica monetaria. Va da sé che su questo secondo punto non vi saranno elementi nuovi: la BCE ha fatto praticamente tutto quanto poteva fare e la forward guidance è ancorata per i prossimi 2 anni. Ciò che invece potrà essere foriero di volatilità sarà naturalmente quanto pronunciato da Draghi in termini di effetti della manovra di Quantitative Easing rispetto anche alle attese della BCE stessa e, in secondo luogo, la difficile situazione greca. Nel primo caso, è indubbio che lo schiacciamento dei rendimenti sui titoli di stato sia stato più che pronunciato (dinamica in realtà già in atto da almeno 2 anni) al punto addirittura da presentare l’effetto contrario nella misura in cui essi sono talmente bassi da scendere oltre la soglia del tasso di deposito BCE al -0,2% come nel caso del Bund tedesco; sappiamo infatti che questo non consente a Francoforte di comprare quei titoli e la tendenza potrebbe perfino estendersi ai bond dei paesi del Nord dell’Eurozona. In seconda istanza, vi è la Grecia per la quale le trattative sui pagamenti sono sempre più difficili e le ipotesi di Grexit sempre meno lontane, come dimostrato dalla pericolosa impennata dei rendimenti dei titoli di stato ellenici. Draghi non potrà dunque sottrarsi a questo tema. Sorvegliato speciale dunque l’Eurodollaro, dal quale iniziamo la nosta analisi tecnica.
EurUsd. Quadro ribassista che nel breve dunque è andato nuovamente ad invalidarsi. Il canale ribassista che ha caratterizzato l’ultima settimana di trading è stato molto preciso nel permetterci di individuare quelle aree tecniche in grado di offrire un ottimo rapporto rischio/rendimento in vendita. La rottura ieri di area 1,0620 ha invece fatto scattare un segnale di acquisto in grado poi di arrivare ottimamente al target di 1,0685 perfino poi superato in favore di 1,0705. Si è poi andata ad articolare una nuova correzione che ci ha portato al retest di area 1,0620 dalla quale dunque è lecito pensare a nuovi acquisti in direzione dei massimi di ieri in primo luogo, L’operatività in limit entry dunque è tecnicamente corretta, mentre in alternativa si potrebbe contemplare un’operatività in stop entry sopra 1,0645 per 1,0685 e 1,0705 poi. 1,0724 e soprattutto 1,0785 rappresentano i livelli in caso di esplosione di volatilità conseguenti alle parole di draghi di questo pomeriggio. Al ribasso invece sono due i livelli a cui guardiamo: in primo luogo, 1,0610 per prime rotture verso 1,0575, e 1,0575 per un approccio conservativo o di immissione di stop in pari nel caso avessimo prediletto il primo ingresso in direzione dei minimi a 1,0520.
A cura di Davide Marone, Fxcm

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