Per i gestori il rally non è finito: i risultati del sondaggio di Morningstar

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 17 Aprile 2015 | 14:30
Per le Borse europee, il rally non è finito. A dirlo sono i gestori interpellati da Morningstar nell’ultimo sondaggio mensile condotto tra le principali case di investimento che operano in Italia a cui hanno partecipato 20 investitori professionali. Nel complesso, il Morningstar Italy Investment Sentiment index (MIISI), costruito sulla base delle probabilita’ attribuite a diversi scenari (mercati in salita, stabili o in discesa) su un orizzonte di sei mesi, mostra uno scenario positivo per le azioni, negativo per i titoli governativi e neutrale per le obbligazioni emergenti.
Europa, il rally continua Ad aprile, l’indice di sentiment sulle Borse europee si è attestato a 67,37 punti, in discesa rispetto agli oltre 70 punti di marzo, ma comunque saldamente in territorio positivo. Come spiega una nota di Exane Derivatives, le ragioni sono diverse, tra cui le notizie favorevoli sul fronte macro (anche se le probabilità di sorprese positive si sono ridotte), il riequilibrio dei portafogli degli investitori internazionali, il miglioramento della dinamica del credito, il proseguimento del Quantitative easing (acquisto di titoli obbligazionari da parte della Bce per stimolare l’economia) e le stime “eccessivamente basse” degli Eps (earning per share) dei titoli del Vecchio continente. E’ in linea il giudizio su Piazza Affari. L’indice MIISI passa dai 69 punti di marzo ai 67 di aprile. I gestori sono convinti che il 2015 sara’ l’anno della ripresa economica, di una politica fiscale meno sbilanciata verso l’austerita’ e dell’approvazione di ulteriori riforme strutturali.
Usa verso la neutralita’ L’indice di fiducia su Wall Street è sceso a 55,5 punti (58,3 a marzo) ed è il più basso tra quelli dei mercati azionari. Rispetto a dicembre, i gestori si sono spostati verso uno scenario più neutrale. Alcuni considerano le valutazioni su livelli “ragionevoli”; altri “elevate”. Suggeriscono quindi di mantenere un atteggiamento prudente, con un occhio rivolto all’andamento degli utili e un altro alle decisioni di politica monetaria della Federal Reserve.
Tokyo, bene l’Abenomics Il MIISI sull’indice Nikkei 225 rimane stabile intorno ai 64 punti per il terzo mese consecutivo. L’Abenomics (serie di provvedimenti governativi per stimolare l’economia) sembra dare i suoi frutti: in particolare gli utili societari più elevati hanno indotto alcune imprese ad aumentare i salari e i bonus annuali e questo dovrebbe favorire i consumi. Inoltre, il governo di Shinzo Abe ha ancora davanti a sé quattro anni per implementare il suo programma e può contare sulla politica monetaria ultra-espansiva della Bank of Japan. Infine, è opinione diffusa che lo yen si indebolisca ulteriormente rispetto al dollaro.
Gli emergenti divergono Ad aprile, si è nuovamente raffreddato il sentiment verso i mercati emergenti. Il MIISI è sceso dai 62,39 punti di marzo a 56,37. I gestori sono convinti che diversi fattori, tra cui le pressioni valutarie, la discesa del prezzo delle materie prime e il rallentamento della crescita, abbiano determinato una divergenza tra le diverse aree. In India, ad esempio, le condizioni macro sono migliorate, grazie anche al programma di riforme portato avanti dal governo; mentre la Cina mostra chiari segnali di debolezza e aumenta l’attesa per le misure di allentamento monetario da parte della Banca centrale.
Scenario negativo per i titoli di Stato Ad aprile, scivolano in uno scenario negativo gli indici di sentiment sui titoli di Stato tedesco e statunitense, che scendono rispettivamente a 38,25 (da 42) e a 35,75 (da 37,6). Il varo del programma di allentamento monetario da parte della Banca centrale europea ha spinto i rendimenti ancora di più verso il basso e gli occhi degli investitori sono puntati sulla Federal Reserve, in particolare su “quando” alzera’ i tassi di interesse. Secondo alcuni, l’istituto americano deve fare i conti, non solo con le dinamiche macro interne, ma anche con il fatto che in molte altre aree del globo, compreso il Vecchio continente, le politiche monetarie rimangono ultra-espansive. Si allontana dallo scenario neutrale anche l’indice MIISI sul BTp decennale italiano, che passa da 48,62 a 44,37 tra marzo e aprile, a fronte di una ulteriore riduzione dello spread (differenziale) rispetto al Bund tedesco. Rimane invece attorno ai 50 punti l’indicatore di sentiment sulle obbligazioni dei mercati emergenti, che, secondo alcuni, offrono opportunita’ interessanti anche con il dollaro forte.
Dollaro a fine corsa Ad aprile sale a 44,35 punti l’indice di sentiment sul rapporto euro/dollaro (a marzo era a 36,5). I gestori cominciano a ragionare su cosa potrebbe accadere se gli Stati Uniti prendessero posizione contro il dollaro forte. Inoltre, sono in molti a pensare che gran parte del deprezzamento della moneta unica sia ormai avvenuto e i margini per ulteriori cali si siano ristretti.
Hanno partecipato al sondaggio, condotto tra l’1 e il 9 aprile, 20 gestori e strategist delle principali case di gestione e intermediazione operanti sul territorio. I partecipanti appartengono alle seguenti societa’: AcomeA Sgr, Albemarle AM, Aletti Gestielle Sgr, Amundi Sgr, BNP Paribas IP, CFO sim, Ersel AM, Exane Derivatives, FIA AM, Financière de l’Equichier, Investitori Sgr, La Francaise, M&G Investments, MoneyFarm Sim, Petercam IAM, Pioneer Investments, Swiss&Global AM, Union Bancaire Privée, VG AM.

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