Le sfide impegnative degli Usa: questa settimana Pil e Fomc

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 27 Aprile 2015 | 15:30

A cura di Corrado Caironi, Investments Strategist di R&CA
Le borse azionarie archiviano una settimana positiva in un clima privo di novità e bassa volatilità; il trend rimane legato all’arrivo di maggiori indicazioni sull’andamento della Earnings Season. L’indice Nasdaq torna sopra i 5000 punti pronto a superare i precedenti massimi del marzo 2000; a fare da corollario ai mercati finanziari, dati macroeconomici in linea o superiori alle stime degli analisti.
Europa. L’indice rilevato dall’istituto tedesco IFO sul Business Climate è salito a marzo per il sesto mese consecutivo a 108.6 punti dai 107.9 precedenti; le attese sono state nuovamente battute lasciando trapelare nelle risposte del sondaggio una fiducia crescente nella ripresa economica dell’intera area Euro e non solo in Germania. Il rendimento del Bund tedesco torna a 0,15% dopo i minimi degli ultimi quindici giorni, mentre quello del BTP tocca 1,45% spinto dallo spread che ‘legge’ con difficoltà le trattative in corso per il debito della Grecia e il tono meno ‘paziente’ del presidente della BCE Mario Draghi. La pressione politica sul caso Grecia è molto più evidente dopo il lungo ‘siparietto’ che Tsipras e Varoufakis, rispettivamente primo ministro e ministro delle finanze del governo greco, hanno montato per prendere tempo e cercare, al di fuori degli attuali interlocutori, nuove strade di finanziamento.
Usa e Cina. Negli Stati Uniti gli occhi sono puntati sui risultati di crescita del GDP che verranno rilasciati nei prossimi giorni, ma a tranquillizzare gli operatori sono stati gli ultimi dati positivi sulle compravendite di case (Existing Home Sales) e soprattutto i Durable Goods Orders che tornano a crescere a marzo del 4% rispetto al meno 1,4% di febbraio. Infine, gli interventi monetari in Cina che vedono attuarsi con buona tempistica le attese di espansione monetaria previste dagli operatori, pronti a scommettere che la PBoC, la banca centrale cinese, non possa permettersi errori se vuole sostenere l’economia ed escludere ogni possibile rischio deflattivo.
Focus della settimana. Sono attesi in primo luogo i dati sulla crescita del GDP del primo trimestre di USA e UK; negli Usa si svolgerà inoltre il meeting del FOMC (organo direttivo della Federal Reserve); nell’area Euro: attesi i risultati dei Confidence Surveys e i dati ISM; in Cina i PMI; infine riunioni e decisioni di politica monetaria per le banche centrali di: Brasile, Russia, Messico e Giappone.
Autorità Cinesi in Manovra
In questi giorni abbiamo assistito a due interventi regolamentari diversi, ma che vorrebbero raggiungere un obiettivo comune ovvero di offrire linearità al processo di sviluppo economico del paese all’interno di un mercato finanziario stabile. Il primo riguarda il taglio di 100 bps del tasso di riserva obbligatoria delle banche commerciali (RRR – reserve requirement ratio) nella logica di un allentamento monetario alquanto scontato dal mercato. La prospettiva che la crescita economica risulti già nei primi mesi dell’anno sotto le stime del governo di Pechino (oggi le previsioni sono per un aumento del GDP nel 2015 del 7%) potrebbe aver influenzato la banca centrale in un movimento così ampio. Il taglio delle riserve prevede un aumento della liquidità nel sistema di circa 1,5 trn di Yuan (240 mld di US$) circa 2,5 volte l’importo del taglio dello scorso febbraio.
Trend espansivo per la People Bank of China. Secondo gli analisti la politica monetaria accomodante continuerà anche nei prossimi mesi; gli operatori rimangono convinti che il prossimo intervento inciderà sui tassi di interesse con un taglio di 50 bps, mentre solo successivamente si potrebbe assistere ad una nuova diminuzione del tasso di riserva obbligatoria. La convinzione che la flessibilità della PBoC, la banca centrale cinese, sia sempre più motivata dalla debolezza della ripresa economica e da un aumento del rischio di deflazione, pone comunque in gioco ulteriori ed inaspettati interventi pur di mantenere nel mirino l’obiettivo di crescita del 7% per l’anno.
Mercato Bond avvantaggiato. Dal punto di vista del mercato finanziario gli analisti vedono un mercato obbligazionario avvantaggiato sia dall’espansione della liquidità che dalle attese di taglio dei tassi di interesse; allo stesso modo sono convinti in una sostanziale stabilità del rapporto di cambio dello Yuan contro il dollaro statunitense.
Leva in calo sull’Equity. Riguardo all’intervento della CSRC (China Securities Regulatory Commission), che ha richiamato ad un maggiore controllo i trust e le società di intermediazione mobiliare in tema di leva sul mercato azionario, e al divieto di apertura di nuove entità nell’ambito degli ‘umbrella Trust’ gli operatori hanno rilevato che nonostante non siano state introdotte nuove misure, siano state comunque interrotti alcuni flussi di dati di mercato verso diversi operatori di OTC equity leverage, impedendone di fatto la negoziazioni. La forte attenzione delle autorità verso la leva sul mercato azionario sembra orientata a rallentare i nuovi flussi di ingresso che dovrebbero compensare le prese di beneficio delle operazioni in chiusura. Il timore che ci si possa trovare davanti ad un momentaneo squilibrio e ad un aumento della volatilità troverebbe una ragione solo quindi su attività di ‘take profit’ dei gestori.
Le sfide impegnative negli Usa
Il dollaro forte sta condizionando l’economia statunitense che ha davanti a se almeno tre temi chiave da smarcare nei prossimi trimestri ovvero, il possibile cambio di politica monetaria della Fed, la capacità delle aziende si mantenere il passo di crescita degli utili ed infine il tema dei consumi interni quale volano di crescita del GDP.
Tassi in rialzo per la FED. Quando? Sull’aumento dei tassi dei Fed Funds negli Usa si è già parlato a lungo; ora tutti si stanno concentrando sul timing dopo la rimozione del termine “patient” (paziente) dal comunicato del FOMC, l’organo direttivo della Federal Reserve. Mentre la presidente Janet Yellen cerca di portare al mercato un atteggiamento comunque accomodante, il lavoro sul drenaggio della liquidità è già in corso. La curva dei tassi di interesse sui Treasury, visti a distanza di un anno, trova i tassi dei titoli con scadenze a 6, 12 e 24 mesi risaliti lentamente, anche solo di una manciata di centesimi, mentre è proseguito il calo dei rendimenti sulla parte più lunga della curva.
Utili in calo per l’S&P500. Sul secondo tema invece gli analisti si sono già prodigati ad abbassare in modo deciso le stime sugli utili aziendali. Secondo il consensus di mercato gli utili nel 2015 per l’indice S&P500 saranno inferiori di almeno un 4% su base annua rispetto all’anno precedente con casi singoli anche di meno 10%. E’ il primo anno dal 2009 che il ciclo degli utili è sottoposto ad un ritracciamento negativo. La fiducia degli investitori sull’indice azionario non abbandona comunque il suo atteggiamento costruttivo con la convinzione che i risultati potrebbero comunque nascondere sorprese più positive che negative.
La ripresa è nei consumi. Ed ora il tema dei consumi. Il dato di marzo è risultato ancora una volta debole e sotto le attese: + 0,9% rispetto a + 1%. Questo fatto ricalca in parte quanto avvenuto nel primo trimestre del 2014 ed è nuovamente imputato ad un problema climatico, elemento che qualche analista reputa ormai strutturale più che occasionale. Gli esperti giudicano comunque non troppo deludente il dato che ha nei dettagli alcune riflessioni su un diverso modo di lettura di alcuni trend quali la forte componente non compresa che riguarda i consumi discrezionali (auto ed elettrodomestici) e quello degli alimentari che hanno visto un netto aumento dei consumi nella parte della ristorazione (aumento di viaggi e occupazione). Gli stessi esperti sono convinti che a fine anno il tasso di crescita dei consumi sarà comunque di + 3% sull’anno precedente. In conclusione, sui tassi di interesse il dubbio rimane quello di intuire quale potrebbe essere la reazione della parte lunga dei Treasury in una fase prolungata di rialzo della FED a fronte di un probabile aumento del rischio di inflazione.
Questo stress sul movimento dei rendimenti condizionerebbe anche il mercato azionario, coinvolto in una prospettiva di calo dei profitti, anche se pronto ad una riaccelerazione nel 2016. Infine i consumi: pensando che la parte predominante del GDP statunitense è data dai consumi, il monitoraggio di questa variabile sarà fondamentale; se il problema è stato ‘meteorologico’ già nel secondo trimestre dovremo riscontrare i segnali di un recupero, anche perché il tema del timing sul rialzo dei tassi della Fed sarà condizionato dalla domanda di beni di consumo e quindi sul potenziale rischio inflazione.

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