Governo Draghi, da gestori e analisti arriva un coro di “sì”

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di Redazione 4 Febbraio 2021 | 10:57
Cinque commenti da realtà nazionali e internazionali sull’incarico a Mario Draghi per formare un nuovo esecutivo in Italia.

Mario Draghi piace tantissimo sui mercati finanziari. Lo si era intuito dall’euforia borsistica che ha accompagnato il suo incarico di provare a formare un governo in Italia. Noi di BLUERATING abbiamo raccolto qui di seguito alcuni tra i commenti più interessanti che sono stati sottoposti alla nostra redazione da importanti case di gestione internazionali.

A cura di Fabio Castaldi, Investment manager di Pictet Asset Management

Il fallimento del tentativo di mediazione del Presidente della camera Fico nel dar vita ad un nuovo governo politico ha prodotto il risultato più gradito per chi investe nelle attività finanziarie del nostro Paese. Di fronte all’alternativa del ricorso al voto anticipato in un contesto sanitario, economico e politico difficilissimo, la scelta del presidente Mattarella è stata obbligata; un governo istituzionale guidato da una personalità con una reputazione internazionale di primissimo livello, politicamente super partes per fronteggiare le sfide della crisi economico/sanitaria e per ottimizzare l’utilizzo dalle risorse del Next Gen EU nell’avviare il processo di ricostruzione/modernizzazione del Paese. Nell’ipotesi, a nostro avviso più probabile, di un voto favorevole del Parlamento, nascerà il Governo Draghi con il compito prioritario in campo economico di avviare le proposte per il Next Gen EU. Un mancato voto di fiducia aprirebbe lo scenario sgradito di ricorso alle urne in tempi brevi. L’impatto sui mercati finanziari è evidente sin dall’apertura: spread BTP/Bund in netto calo in prossimità dei 100 punti base e indici azionari italiani in forte recupero con titoli bancari sugli scudi. Sul BTP le prospettive più favorevoli possono far ipotizzare una convergenza (ancorché non completa) verso i rendimenti dei titoli governativi spagnoli che trattano, al momento, ad uno spread di 60 punti base contro il Bund tedesco. Ipotizziamo quindi un’ulteriore compressione dello spread BTP/Bund fra i 20 e i 30 punti base con obbiettivo l’area 70/80 bps qualora la strada di Draghi. Se si va alle urne lo spread rivedrà probabilmente 150bp.

A cura di Adrian Hilton, Responsabile tassi e valute globali di Columbia Threadneedle Investments

La nomina di Mario Draghi a primo ministro italiano è una buona notizia per i mercati finanziari, che bramano soprattutto la stabilità politica e che ricordano positivamente il suo periodo come Presidente del consiglio direttivo della BCE. Nel caso riuscisse a formare una maggioranza per il suo governo tecnico, ci sarà allora una continua stabilità dei prezzi dei BTP, specialmente alla luce di un supporto continuo agli asset purchase programmes della Banca Centrale Europea.

È naturale che il tumulto delle ultime due settimane abbia causato un po’ di nervosismo nel mercato.  Anche perché lo spread del BTP si era stretto come non accadeva da diversi anni e molti investitori temevano la volatilità politica e di mercato, proprio come nel 2018. Anche considerando il successo della transizione verso un governo Draghi, rimangono incertezze sul futuro a breve termine, sia per quanto riguarda l’uso del Recovery Fund sia per il roll-out del piano di vaccinazione per Covid-19, e soprattutto per il loro impatto sulla crescita del PIL.

Nonostante ciò, queste incertezze rimangono probabilmente in secondo piano rispetto alla riduzione del rischio politico; abbiamo mantenuto le nostre posizioni di sovrappeso sui BTP, con la convinzione che nuove elezioni fossero e restino improbabili. Potrebbe essere difficile ottenere un’ulteriore stretta dello spread, ma rimane comunque un minor rischio di un allargamento significativo. Nel frattempo, i BTP continuano a offrire un carry interessante nell’Eurozona.

Commento a cura di Antonio Amendola, Fund Manager Equity Italia ed Europa di AcomeA SGR.

La scelta di Draghi come Papabile premier è il best case che si possa avere nei modelli. Non solo per lo standing del personaggio, indubbio, ma per il senso di sicurezza e preparazione che proietterebbe sui tavoli europei in nome dell’Italia. Il difficile del piano Next Generation EU arriva ora, ovvero la parte di impiego in modo produttivo dei fondi e un esecutivo a guida Draghi è il migliore possibile. Una volta superata la prova della Camera e del Senato, avremo più chiarezza sulla squadra di Governo e sulla sua tipologia. Gli investitori, in particolare esteri, sono ancora scettici sulla nascita di questo Governo, ma allo Stato attuale è difficile che non si realizzi. Una volta in carica, ci aspettiamo importanti flussi sul nostro Paese sia sullo spread Btp/Bund, ma soprattutto sull’Equity. I primi beneficiari per una questione di liquidità saranno i titoli blue chip, ma alla lunga i vincitori saranno le mid small cap: beneficiano maggiormente dei piani di investimento, sono rimaste indietro al livello di performance, hanno solidi fondamentali e sono “cheap”. Continuiamo quindi a preferire il comparto industriali, delle costruzioni e delle Mid Small cap, le nostre multinazionali tascabili che mai come ora potranno esprimere il loro potenziale.

Kaspar Hense, Senior Portfolio Manager, BlueBay Asset Management.

“Draghi sarebbe un risultato positivo per i mercati, non perché è stato il salvatore della crisi sovrana europea nel ruolo di Presidente della BCE, ma perché un governo tecnico sarebbe più probabilmente in grado di padroneggiare le sfide del prossimo anno, in cui lo stretto coordinamento con l’UE e le riforme strutturali dovrebbero non solo aiutare la ripresa economica, ma anche ridurre le tensioni populiste sorte sotto il Governo Monti. Con il numero di casi di Covid-19 in aumento e la situazione complessa sul fronte dei vaccini – dato che l’UE ha avuto problemi a livello di consegne – il supporto della BCE sarà necessario più a lungo per sostenere la ripresa e le minori tensioni politiche ridurranno le frizioni nel corso di questo periodo di incertezza”.

Luigi De Bellis, co-responsabile Ufficio Studi EQUITA

Ieri il Presidente della Repubblica ha preso atto che non esistono le condizioni per la formazione di un governo politico per le posizioni inconciliabili tra 5S e IV e ha indicato che verificherà la possibilità di formazione di un governo istituzionale dando un incarico a Mario Draghi. Lo sviluppo della crisi porta quindi verso un governo istituzionale che pensiamo possa trovare supporto trasversale in parlamento.

Il nuovo governo dovrebbe innanzitutto operare per un efficace e tempestivo utilizzo dei fondi del Recovery Fund e impostare alcune riforme strutturali per accelerare la traiettoria di crescita dell`economia. La credibilità di Draghi a livello internazionale potrebbe spostare flussi di capitale sull`Italia, quindi di aspettiamo un impatto positivo sul mercato azionario italiano, e in una prima fase suggeriamo di puntare su titoli liquidi (quindi ci siamo concentrati sull`indice FtseMib) che traggono vantaggio dalla riduzione dello spread, dall`implementazione degli investimenti legati al Recovery Fund e/o dalla riduzione dello “sconto Italia”. I nomi che abbiamo selezionato sono: Buzzi Unicem, Intesa, Mediobanca, Mediolanum, Stellantis.

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