Tassi Negativi: quali le implicazioni?

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di Finanza Operativa 4 Maggio 2015 | 10:00

a cura di Corrado Caironi, Investments Strategist di R&CA

Il dollaro Usa ripiega La delusione del primo dato, seppur provvisorio, riguardo la crescita del GDP statunitense per il primo trimestre, cresciuto dello 0,2% rispetto all’1% atteso, ha rimesso in gioco le previsioni di aumento dei tassi FED e impattato in modo deciso il dollaro Usa che rispetto all’Euro ha perso quasi il 3% dopo la comunicazione del dato. Che ci fosse bisogno di un riequilibrio dopo la grande galoppata del biglietto verde sembrava di fatto un tema già avviato dopo i massimi di metà marzo; i cambisti restano comunque convinti che a dodici mesi il rapporto di cambio EUR/USD tornerà ad avvicinarsi alla parità per la maggiore divergenza della politica monetaria che le due banche centrali hanno ormai annunciato.

Focus della settimana Negli Stati Uniti, sono attesi in primo luogo i dati sul mercato del lavoro con i numeri dei Non-Farm Payrolls e degli ISM Non-Manufacturing; nell’area Euro i dati PMI; in Cina e Brasile i tassi di inflazione.

Tassi Negativi: quali implicazioni? Il ripetersi di aste di emissione di titoli governativi a tassi negativi ha iniziato a preoccupare i risparmiatori che, se da tempo si erano accorti della scarsa resa dei loro investimenti obbligazionari, nelle ultime settimane vedono complicarsi ulteriormente le loro decisioni. In una serie di analisi gli esperti di mercato hanno cercato di dare una risposta razionale alla domanda sulle implicazioni per il perdurare di tassi di interesse negativi cercando di analizzare possibili soluzioni per aggirare l’ostacolo del mancato rendimento.

Emittenti favoriti Risulta pertanto evidente che sono gli emittenti a fare ‘l’affare’ e non solo quelli dell’area Euro in quanto sono molte le società estere interessate; lo sbilanciamento potrebbe comunque portare un problema di ‘carry trade’ nel futuro. Per gli investitori locali invece è più evidente lo spostamento di preferenza su classi di attivo fuori dall’area Euro e verso attività finanziarie con un maggior grado di rischio; secondo gli strategist questo atteggiamento potrebbe nel tempo comportare problemi nel caso di un aumento della volatilità.

Effetto scarsità di titoli La forzatura di tassi di interesse negativi da parte delle banche centrali sta inoltre presentando due situazioni anomale: la prima riguarda la scarsità di ‘materiale’ utile quale collaterale di garanzia (il Quantitative Easing della BCE, con acquisti per 60 mld di Euro mensili fino al settembre 2016, copre tutto l’importo netto di emissioni governative dell’area Euro) e, la seconda, la lentezza di revisione dei modelli di Risk/Pricing che non contemplano tassi negativi, storicamente inesistenti, e che offrono risultati a volte incongruenti tra loro. Secondo gli analisti il supporto della banca centrale offre comunque uno scenario ancora favorevole al mercato obbligazionario dell’europeriferia.

Corre l’azionario europeo Infine la valutazione delle azioni: attraverso il Discounted Cashflow Model (DCF) è possibile stimare il valore intrinseco di un titolo sommando i flussi attualizzati di cassa attesi scontati al tasso di interesse aggiustato per il rischio. La diminuzione dei tassi di interesse, seppure aggiustati per il rischio, sta facendo crescere il valore delle azioni … se poi la volatilità continua ad essere bassa e i tassi a divenire negativi! Secondo gli analisti i mercati azionari dell’area Euro rimangono favoriti non solo per effetto dei tassi di interesse ai minimi termini, ma soprattutto per le prospettive di aumento dei profitti che finalmente, dopo quattro anni di ridimensionamenti, hanno visto stime in crescita.

In Giappone rialzo delle Retribuzioni Il taglio del rating sul debito governativo giapponese da parte della agenzia Fitch non ha destato particolari reazioni da parte del mercato; il rendimento del decennale JGB rimane intorno lo 0,3%, ormai stabile da tempo. Il downgrade prevede la discesa di un gradino da A+ ad A con una prospettiva stabile; le ragioni sono principalmente legate alla mancanza di iniziative volte a controbilanciare lo spostamento in avanti dell’aumento della tassazione sui consumi. Il programma di stabilizzazione fiscale, nel progetto di Shinzo Abe, prevedeva in effetti l’aumento della tassa sui consumi dall’attuale 8% al 10% nell’autunno di quest’anno; in realtà il governo dopo aver visto una sostanziale battuta d’arresto nella crescita a seguito del precedente aumento dal 5% all’8% nello scorso aprile, ha preferito riprogrammare l’aumento nell’aprile 2017.In attesa del prossimo Outlook della banca centrale BoJ che verrà rilasciato a fine mese, il governatore Haruhiko Kuroda ha espresso un parere favorevole sull’andamento economico del paese giustificando così la continuazione della politica monetaria nella misura programmata senza ulteriori bisogni aggiuntivi. Secondo quanto spiegato in occasione del suo viaggio negli Usa, Kuroda si sente confortato nella possibilità di raggiungimento dell’obiettivo di inflazione che decreterebbe la fine di un lungo periodo deflattivo. La convinzione deriverebbe dall’aumento delle retribuzioni dopo il periodo di negoziazione “Shunto” che ha visto aumenti del 2,59%, in rialzo rispetto al 2,34% dell’anno precedente. Nonostante la complessità della rilevazione salariale reale, che vede aumenti diversi in ordine all’anzianità e alle voci della busta paga, il governatore ha spiegato che il banco di prova del mercato del lavoro rimane un indicatore inflattivo importante in quanto non tiene conto solo delle serie storiche, ma contempla una visione prospettica ampiamente discussa tra le parti. Il mercato azionario giapponese continua a rispondere positivamente alle sollecitazioni monetarie e fiscali delle autorità. In sei mesi l’indice Nikkei 225 è passato da 15.000 punti agli attuali 20.000 dimostrando un momentum favorevole, trainato anche dalla positività dei mercati dell’Area Euro e dall’indice di Shanghai, quest’ultimo in continua crescita sotto la spinta monetaria della BPoC, la banca centrale cinese. Secondo gli analisti la resistenza psicologica dei 20.000 punti del Nikkei 225 non vede particolari problemi, anche se sarà proprio il Report semestrale della Bank of Japan a dare visibilità al mercato.

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