Quali implicazioni potrebbe avere il rialzo dei tassi da parte della Fed?

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di Finanza Operativa 11 Maggio 2015 | 14:00

L’aumento dei tassi di interesse previsto per il 2015 da parte della Fed statunitense ha rappresentato un forte catalizzatore per i vari picchi di volatilità registrati sui mercati. Si tratta forse di reazioni eccessive nei confronti del piano statunitense di normalizzazione dei tassi d’interesse oppure è bene che gli investitori in tutto il mondo mantengano alta la guardia? Vari esperti di investimenti obbligazionari, valutari, alternativi e azionari con copertura illustrano come la Fed potrebbe implementare la prima mossa, quali saranno i mercati ad esserne più e meno condizionati e come preparare i portafogli a tale evento.

“Dopo un lungo periodo di tassi bassi, diversi nostri esperti degli investimenti stimano che un rialzo dei tassi da parte della Fed possa avvenire entro la fine dell’anno, anche se in maniera cauta” – sottolinea Antonio Bottillo, Country Head ed Executive Managing Director per l’Italia di Natixis Global Asset Management. “Tale aumento potrà portare con sé delle opportunità su diversi segmenti del mercato obbligazionario, ma anche dei rischi legati all’aumento della volatilità. L’attenta selezione delle singole opportunità di investimento, unita all’utilizzo di tecniche di gestione della volatilità e all’inserimento di strategie non tradizionali o alternative, possono contribuire alla costruzione di portafogli più robusti in grado di affrontare tale rinnovato contesto di mercato”.

Rick Harrell, Senior Sovereign Analyst Loomis, Sayles & Company: “È probabile che la Fed dia inizio alla politica di normalizzazione a settembre di quest’anno. Sebbene l’economia statunitense sia solida, l’apprezzamento del dollaro e la debole crescita di molte economie emergenti stanno determinando un rallentamento. Tale situazione, unitamente al crollo dei prezzi dell’energia, ha raffreddato il quadro inflazionistico e probabilmente indurrà la Fed a muoversi con cautela. Riteniamo che il ritmo della stretta monetaria sarà piuttosto debole in tale scenario. Con l’avvicinarsi di un aumento dei tassi sui federal funds, potrebbero presentarsi molte opportunità sui mercati obbligazionari. La Fed prevede di aumentare i tassi di interesse a breve poiché l’economia è finalmente uscita dalla Grande Crisi ed i consumatori sono pronti a trainare la crescita nei trimestri a venire. Pensiamo che ciò continuerà a costituire uno scenario di supporto per i prodotti a spread, specialmente le obbligazioni high yield. Gli asset cartolarizzati, compresi i titoli garantiti da ipoteche residenziali (RMBS) dovrebbero beneficiare del miglioramento dei bilanci dei consumatori e del rafforzamento del settore immobiliare negli Stati Uniti. E sebbene i mercati emergenti (EM) abbiano subito forti correzioni, individuiamo valore in obbligazioni societarie high-yield (denominate in USD) in alcune aree e settori degli EM. Molti mercati dei titoli di stato non appaiono interessanti al momento, specialmente in Europa dove grande parte dell’asset class ha un rendimento negativo. Inoltre, il tratto a breve della curva dei rendimenti governativi statunitensi sembra davvero poco attraente a causa del rischio di riprezzamento a fronte di una Fed più restrittiva”.

Cosa comporta un aumento dei tassi d’interesse? “Le conseguenze – afferma Scott Schweighauser, President, Portfolio Manager di Aurora Investment Management – di un contesto di tassi di interesse in aumento potrebbero essere diverse. Negli Stati Uniti, l’aumento dei tassi sarà sicuramente avvertito da coloro che richiederanno un prestito per acquistare un’auto, un prestito per studenti, una carta di credito o un mutuo casa. L’aumento dei tassi condizionerà anche coloro che hanno un conto di risparmio, denaro investito in titoli, obbligazioni o hedge fund. Per anni, le obbligazioni sono state un’ancora di salvezza nei portafogli di molti investitori. Tuttavia, in un contesto di rialzo dei tassi, è meno probabile che le obbligazioni possano giocare tale ruolo. Gli investitori potrebbero iniziare a prendere in considerazione altre asset class per conseguire una maggiore diversificazione del proprio portafoglio. Un’opzione potrebbe essere quella di fare ricorso a tecniche di gestione alternative basate sulla ricerca dell’alfa che abbiano una bassa correlazione con i mercati obbligazionari tradizionali ed utilizzare tecniche di investimento che possano contribuire a mitigare l’effetto dell’aumento dei tassi così come la volatilità di mercato.

Tecniche di gestione alternative per affrontare l’aumento dei tassi (Scott Schweighauser) L’aumento dei tassi di interesse rappresenta tipicamente una grande sfida per le strategie obbligazionarie direzionali duration lunghe. Ritengo piuttosto che sia i gestori orientati a strategie macro che quelli orientati a strategie più “bottom-up” siano pronti a beneficiare di un contesto di rialzo dei tassi. Ecco alcune delle tecniche di gestione alternative e non tradizionali che potrebbero essere messe in atto dai gestori per riposizionare i portafogli a fronte dell’aumento dei tassi: • Il trading direzionale potrebbe aiutare i gestori a spostare il proprio focus di acquisto verso le società che si prevede faranno bene in un ambiente di aumento dei tassi, vendendo allo scoperto i titoli di società che potrebbero essere negativamente condizionate dallo stesso. • I senior loan o gli strumenti di debito garantiti a tasso variabile tipicamente beneficiano dell’aumento dei tassi, poiché il tasso di tali titoli tende a muoversi nella stessa direzione del tasso di riferimento. • La vendita allo scoperto di obbligazioni può essere espressione di una visione ribassista del mercato o di un dato segmento del mercato • A ciò è consigliabile aggiungere l’esposizione a commodity, metalli e altri “hard asset” che tendono ad apprezzarsi durante periodi di rialzo dei tassi. Con l’avvicinarsi di un rialzo dei tassi, molti gestori di strategie non tradizionali attueranno probabilmente operazioni tattiche per meglio posizionare i portafogli e beneficiare di tale rialzo. In particolare, penso che i gestori azionari long/short ed event-driven avranno ampie possibilità di generare interessanti rendimenti ponderati per il rischio poiché la normalizzazione dei tassi negli Stati Uniti causerà una maggiore volatilità dei mercati e maggiori opportunità di selezione di titoli per posizionamenti long e short.

Impatto sulle valute a livello mondiale (Brigitte Le Bris, Head of Emerging Markets & Currency Natixis Asset Management): “Un aumento dei tassi di interesse statunitensi dovrebbe influenzare positivamente il dollaro statunitense e condizionare negativamente le valute con fondamentali deboli o rendimenti molto bassi. A fronte dei differenziali di rendimento causati dalla divergenza tra la politica monetaria statunitense e quella di altri paesi sviluppati, l’euro e lo yen dovrebbero essere le prime valute ad assistere ad un ulteriore deprezzamento. L’impatto sulle valute dei mercati emergenti (EM) non è invece così chiaro. Dopo l’ampio sell-off a breve termine delle valute EM nei primi mesi del 2015, dovrebbe emergere qualche tipo di differenziazione. Ad esempio, la rupia indiana e la rupia indonesiana sono in una situazione migliore rispetto a quella dell’estate del 2013. Questo perché si prevede che il disavanzo delle partite correnti in India sarà pari allo 0% nel 2015 rispetto a -5% nel 2012. Tali due monete dovrebbero essere piuttosto resistenti, a differenza della lira turca che soffre delle tensioni a livello politico e di un’elevata inflazione strutturale. Il rand sudafricano potrebbe anch’esso essere colpito più duramente a causa della debole crescita e dell’assenza di riforme strutturali. Prevedo inoltre che le valute dell’Est Europa beneficeranno della ripresa europea, con il proseguimento della tendenza al rialzo rispetto all’euro.

Le implicazioni del debito dei mercati emergenti (Le Bris): Nell’ambito del debito sovrano dei paesi emergenti, i bassi rendimenti nei principali paesi sviluppati hanno spinto gli investitori globali ad acquistare emissioni investment-grade. In questi primi mesi del 2015, tale segmento del J.P. Morgan Emerging Bond Index (EMBI) ha ampiamente sovraperformato rispetto al segmento high-yield, che ha subito i rischi geopolitici presenti in Russia e Venezuela così come il crollo dei prezzi del petrolio (il segmento high-yield comprende molti esportatori di petrolio). Ciò detto, l’universo high-yield inizia ora a sembrare maggiormente interessante. Credo che gran parte dei rischi sottostanti nel settore high-yield sia in corso di ridimensionamento, mentre uno spread più elevato dovrebbe agire da tampone nei confronti di un eventuale aumento dei rendimenti dei titoli di stato statunitensi. Alcuni mercati locali, tra cui il mercato valutario, offrono valore – compresa l’India e l’Indonesia. Questi due paesi stanno attuando numerose riforme e le loro economie sono piuttosto promettenti. Un altro esempio è il Brasile. Sebbene il paese stia attraversando un pesante adeguamento economico, il comportamento proattivo della banca centrale brasiliana e il risanamento di bilancio in corso stanno riassicurando gli investitori; personalmente, sono propensa ad acquistare titoli in questo mercato. Nel complesso, nonostante le prospettive di crescita appaiano più modeste nei paesi emergenti e nonostante i rischi associati all’aumento dei tassi di interesse statunitensi, i mercati del credito Emergenti offrono ancora interessanti opportunità. Tale settore è appena divenuto maturo. Nell’attuale contesto, occorre unicamente che gli investitori operino una selezione molto attenta.

Continuare a preferire le azioni rispetto alle obbligazioni (David Jilek, Chief Investment Strategist Gateway Investment Advisers): La normalizzazione della politica monetaria è un segno di miglioramento economico – il proseguimento dello scenario economico positivo che ha contribuito a spingere il mercato verso l’alto negli ultimi anni. Di conseguenza, gli investitori a lungo termine dovrebbero sentirsi a proprio agio nell’affrontare l’eventuale calo di prezzi azionari derivante dalle azioni della Fed.

Non avere timori sul mercato obbligazionario, ma evitare di accorciare le scadenze: La politica della Fed di procedere in modo divergente rispetto alle altre banche centrali principali ha creato una forte domanda di obbligazioni di alta qualità denominate in dollari statunitensi che diano rendimenti maggiori rispetto ad obbligazioni di analoga qualità emesse in Europa e Asia. Tale domanda dovrebbe esercitare una pressione al ribasso sul tratto lungo della curva dei rendimenti statunitensi anche laddove la Fed eventualmente aumenti i tassi a breve. Gli investitori che si preparano all’aumento dei tassi di interesse accorciando le scadenze, potrebbero restare scottati a seguito dell’aumento dei tassi a breve termine e dell’appiattimento della curva dei rendimenti.

Trarre vantaggio dalla volatilità sui mercati azionari con attenzione alla gestione del rischio: Gli investitori che intendono ridurre la propria esposizione alle obbligazioni sensibili ai tassi senza assumersi interamente il rischio legato ai mercati azionari, possono potenzialmente beneficiare della volatilità azionaria tramite l’utilizzo di strategie di copertura. Le preoccupazioni sulla politica della Fed hanno contribuito ad un aumento della volatilità implicita, così come misurata dal Chicago Board Options Exchange (CBOE) Volatility Index, che ha avuto inizio nel quarto trimestre del 2014 ed è proseguita nel 2015.

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