Selezione qualitativa per azioni growth: l’approccio di Mandarine Unique

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di Finanza Operativa 13 Maggio 2015 | 12:00

Approccio growth e selezione qualitativa dei titoli. È la strategia del Mandarine Unique small & mid caps Europe, fondo 5 stelle Morningstar con circa 450 milioni in gestione e una performance del 21% da inizio anno, che si aggiunge al +10% dello scorso anno e al +29% del 2013. L’asset manager Mandarine Gestion è un gruppo francese indipendente fondato da Marc Renaud nel 2008 e che ha ora oltre 2,3 miliardi di euro in gestione. FinanzaOperativa ha incontrato Marie Jeanne Missoffe, Senior portfolio manager del fondo, che ci ha delineato la view del fondo. “Vi sono tre key driver che stanno rilanciando l’economia europea, il dollaro forte, i tassi di interesse ai minimi e infine i bilanci ormai risanati delle società: tre elementi che ci rendono ottimisti sulla ripresa in Europa – spiega Marie Jeanne Missoffe – E le buone sorprese non sono ancora finite a nostro giudizio: l’impatto dei risultati di queste società daranno ulteriore spinta all’Eurozona e quindi alle small e mid cap del Vecchio Continente i cui destini sono legati a questa ripresa”.
Meglio le small e mid cap o le large in questo scenario?
In portafoglio abbiamo le varie categorie di azioni, ma con due vincoli: non più del 15% di large cap, quelle cioè sopra i 7 miliardi di market cap, e non più del 10% in micro cap, sotto cioè i 300 milioni. il resto è tutto in mid e small. Detto questo, crediamo molto nel comparto delle small e mid, dato che la crescita dei profitti di questa categoria quest’anno sarà superiore a quella delle large cap, inoltre hanno una vocazione più industriale e infine una leva operativa maggiore. Inoltre ci sono altri due aspetti storici e statistici…
Quali?
Questa categoria di titoli fa meglio delle large cap quando l’incertezza sui mercati diminuisce e in secondo luogo, abbiamo davanti a noi l’esempio degli Stati Uniti, nelle fasi di allentamento quantitativo si comportano meglio del mercato.
Qual è quindi il vostro approccio?
Abbiamo ribaltato le convenzioni che vogliono prima uno screening quantitativo dell’universo di partenza dei titoli e solo in seguito un’analisi quali quantitativa. Nel nostro caso, invece, i titoli di partenza vengono analizzati cercando qualcosa di unico in essi. Arriviamo quindi a un paniere di circa 350 titoli che poi analizziamo e svisceriamo fino a includerne circa 55 in portafoglio.
In cosa consiste l’unicità?
Sono quattro parametri e ogni titolo deve soddisfarne almeno uno. Non avere concorrenti quotati (è il caso ad esempio di Zodiac, Cts Eventim, Brembo), avere una quota di mercato globale del 25% almeno (esempi sono Viscofan,Ingenico, Duerr), essere leader di mercato con una tecnologia all’avangardia in grado di creare o distruggere un mercato (Yoox, Ams, Dialog) oppure avere esposizioni geografiche o di business specifiche o particolari: due esempi sono Berkeley o i portoghesi di Jeronimo Martins, leader di mercato nel retail in Polonia.
E questo basta a farne dei top pick?
In teoria basterebbe: negli ultimi cinque anni lo Stoxx Europe small 200 ha messo a segno un +185%, questo universo di 350 titoli così selezionati il 213 per cento. Tuttavia lo stock picking all’interno di questo paniere ha permesso performance ancora migliori: il fondo ha registrato infatti un +238 per cento.
E come avviene lo stock picking?
Anche qui sono quattro step: analisi di bilancio (mercato di riferimento, pricing power, crescita e sostenibilità dei ricavi e dei margini, cash flow, debito), potenziale di profitto (driver macro, momentum, posizione nel ciclo economico), incontri con le società e valutazione (redditività, crescita, confronti con i competitor).
Il risultato?
Un portafoglio ben diversificato in cui nessun titolo pesa più del 5%, con visibilità su profitti e liquidità dei titoli. Con una visione attiva e non legata al benchmark.
Qual è la distribuzione a livello di settori?
Gli industriali valgono il 31%, il retail l’11%, il tech il 9%, mentre dal punto di vista Paese, la Germania pesa per il 23%, la Gran Bretagna per il 20%, la Francia il 16% e l’Italia per il 5 per cento.
Né banche né utility?
No.
Titoli italiani in portafoglio?
Brembo e Moncler. Ma nel nostro paniere di titoli “unici” ci sono anche Danieli, Ima, Interpump, Landi Renzo, Luxottica.
Max Malandra

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