Petercam, aggiornata la classifica di sostenibilità dei Paesi Ocse

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 15 Maggio 2015 | 10:30

Petercam, società di asset management indipendente, ha pubblicato la propria classifica semestrale sulla sostenibilità dei 34 Paesi dell’OCSE. Dal 2007, con una metodologia proprietaria, Petercam analizza la natura sostenibile dei Paesi, in funzione di diversi criteri relativi a cinque pilastri: trasparenza delle istituzioni e valori democratici, tutela dell’ambiente, benessere della popolazione (sistema sanitario e distribuzione della ricchezza), efficacia dell’istruzione ed economia. Petercam, specializzata negli Investimenti Sostenibili e Socialmente Responsabili (SRI) sia nell’azionario sia nell’obbligazionario, utilizza tale classifica per definire l’ambito di idoneità per i titoli di Stato emessi dai Paesi considerati più sostenibili e socialmente responsabili.

Italia tra le ultime in classifica In termini di crescita, ci sono ancora motivi di preoccupazione, poiché i vincoli di bilancio conseguenti alla crisi pesano sullo sviluppo sostenibile dell’Italia. Le prime aree ad essere state colpite sono state istruzione e popolazione (sistema sanitario e distribuzione della ricchezza), che sono i primi ad essere colpiti da tali restrizioni. Per quanto riguarda l’istruzione, la situazione è stabile ma di livello molto basso. In particolare, il numero di persone che conseguono una laurea è in basso nella classifica. Tale elemento, in combinazione con scarsi investimenti in Ricerca & Sviluppo (sia in termini di capitale umano sia di fondi), offre scarso supporto alla crescita futura. Quanto alla popolazione, deve affrontare il problema della povertà salariale, un problema emerso dopo la crisi che riguarda quelle persone che, pur avendo un lavoro, sono a rischio di esclusione sociale e di grave povertà. Infine, l’Italia deve ancora fare i conti con molti problemi nell’ambito della corruzione e della libertà di stampa. Sebbene gli effetti positivi delle riforme debbano ancora realizzarsi, le autorità sono impegnate ad affrontare tali problematiche. Allo stesso tempo, le autorità sono anche consapevoli della mancanza di competitività del Paese e stanno quindi affrontando le priorità principali: funzionamento delle istituzioni, scarsa efficienza del Governo, ampio debito pubblico, mercato del lavoro molto rigido (anche con una scarsa utilizzazione di giovani talenti) e uno scarso accesso delle PMI al credito. Se l’Italia si trova nell’ultimo terzile per tutti i criteri presi in analisi, tranne per quello ambientale (in particolare grazie al rallentamento economico che ha portato a un livello di inquinamento più basso), si può sperare di vedere un miglioramento dei dati quando le riforme strutturali saranno pienamente attuate.

Norvegia al vertice della classifica La Norvegia resta in cima alla classifica. Come gli altri Paesi scandinavi, anch’essa dimostra una forte consapevolezza sui temi della sostenibilità, sui quali mostra un grande impegno. Costituisce un esempio in termini di libertà di stampa, la disuguaglianza del reddito poi è molto bassa e i norvegesi si dichiarano ampiamente soddisfatti del loro tenore di vita. La disoccupazione di lungo periodo è tra le più basse tra i Paesi membri dell’OCSE. Il Paese si occupa anche dell’ambiente. In vista del Climate Summit che si terrà a Parigi nel 2015 e con uno dei livelli più bassi di emissioni di gas serra nell’area OCSE, la Norvegia si sta impegnando a ridurre questo livello, entro il 2030, almeno del 40% rispetto a quanto registrato nel 1990. La popolazione ha una sensibilità culturale verso le questioni legate all’ambiente e alla sostenibilità. Pertanto, il fondo sovrano norvegese, che gestisce più di 800 miliardi di euro, anche se alimentato dalle entrate derivanti da petrolio e gas – principali risorse del Paese – è stato ideato per investire in maniera responsabile e sostenibile. Alla luce di ciò, il fondo è stato valutato per gli investimenti fatti tenendo conto del cambiamento climatico e ha dovuto disinvestire da diverse società ritenute responsabili di emissioni troppo elevate di gas serra, così come da aziende carbonifere e produttrici di sabbie bituminose, oltre che di cemento. Il Paese è anche stato ritenuto responsabile da diverse ONG per i permessi rilasciati per le attività di trivellazione nella regione artica. La Norvegia rappresenta chiaramente un esempio interessante di impegno climatico in un approccio pragmatico alla realtà economica. Oslo mostra, infatti, la volontà e la necessità di riconciliare le questioni relative alla crescita, alla competitività e alla sostenibilità. Stessa missione perseguita dal fondo sovrano norvegese.

La forza economica della Germania La Germania è invece salita al primo posto per quanto riguarda il pilastro economico. Il Paese segnala un elevato livello di competitività grazie agli investimenti in innovazione e in Ricerca & Sviluppo sostenuti essenzialmente dalle aziende private tedesche. Questo approccio rappresenta la chiave per assicurarsi una crescita costante. Gli ultimi dati raccolti dall’OCSE mostrano invece un rallentamento in Europa in questo campo. Mentre 10 anni fa gli Stati Membri dell’OCSE contavano per il 90% della spesa globale in R&S, oggi contano per non più del 70%. L’Europa sta perdendo terreno se confrontata con Paesi come Cina e Corea del Sud. Pechino, che nel 2013 ha speso più di 311 miliardi di dollari in R&S, per la prima volta ha superato il budget dei 28 Stati membri dell’Unione europea (292 miliardi di euro). Nel 2020 la Germania, al pari di altri Paesi come Austria e Danimarca, spenderà circa il 3% del Pil in R&S, mentre Portogallo, Spagna e Italia restano al di sotto del 2% e stanno rimanendo indietro al punto che sarà difficile che riescano a recuperare, vista la concorrenza estrema in particolare dai Paesi asiatici. Tuttavia, da un punto di vista ambientale, la chiusura di centrali nucleari, questione molto controversa in Germania, è stata ottenuta principalmente attraverso il ritorno al carbone, che produce molte emissioni di CO2: ciò spiega l’andamento negativo dal 2012 di Berlino nell’ambito del pilastro ambientale. Tale questione dovrebbe essere studiata più da vicino nell’ambito di una cornice politica per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

ocse

 

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