Che fine ha fatto la crescita asiatica?

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di Finanza Operativa 20 Maggio 2015 | 17:00

Dopo un prolungato periodo di repressione finanziaria, nei mercati maturi gli investitori sono alla disperata ricerca di rendimenti allettanti. I tassi e i rendimenti reali sono rimasti bassi più a lungo del previsto a causa del processo di deleveraging del settore privato in corso negli Stati Uniti e in Europa. Anche se i Paesi sviluppati evidenziano un’accelerazione della crescita più sostenuta rispetto ai mercati emergenti, gli investitori non dovrebbero perdere di vista i titoli asiatici.

Crescita globale prossima al livello potenziale “Per i prossimi trimestri confermiamo il nostro scenario centrale di una crescita globale prossima al livello potenziale, sostenuta nel 2015 dall’indebolimento dei prezzi del petrolio. Sugli asset rischiosi manteniamo una posizione di sovrappeso nonostante le nubi che si addensano all’orizzonte” afferma Andreas Utermann, Global CIO e Co-Head of AllianzG, che spiega: “i rialzi dei tassi della Federal Reserve, le valutazioni di alcune asset class, la bassa crescita degli utili e i rischi politici. In questo contesto è essenziale adottare un approccio di gestione attivo. Rispetto ai mercati emergenti, i Paesi sviluppati evidenziano un’accelerazione economica più marcata. Nonostante il rallentamento della crescita interna, gli Stati Uniti si confermano il principale volano dell’economia mondiale. Nei mercati emergenti abbiamo osservato di recente una stabilizzazione dei dati, ma nulla di più. L’Asia offre un outlook leggermente più positivo in quanto il contesto attuale sostiene gli importatori di materie prime, a scapito degli esportatori. Il nostro outlook a lungo termine per i mercati e le valute dei Paesi emergenti è positivo, ma nel breve periodo potrebbero soffiare venti contrari. Anche i dividendi e il debito dei mercati emergenti possono generare il rendimento tanto ambito dagli investitori”.

Per rilanciare la crescita asiatica sono essenziali le riforme strutturali Nonostante l’acceso dibattito sull’aumento dell’indebitamento nel settore privato, che in Cina avrebbe provocato una bolla speculativa alimentata dai segnali di surriscaldamento delle quotazioni azionarie e dal boom dell’edilizia abitativa, Raymond Chan, CIO of Asian Equities di AllianzGI, ha delineato un quadro positivo per la regione: “La chiave per la crescita asiatica è il processo di riforme strutturali avviato da molti Paesi, e il fatto che gli investitori ne sottostimano gli effetti potenziali sui mercati azionari. La transizione della Cina da un’economia basata sulle esportazioni a un modello orientato ai consumi interni è ormai avviata, mentre in altri Paesi asiatici sono state lanciate valide iniziative quali il cambio di politica del Fondo pensione pubblico giapponese, la maggiore trasparenza richiesta alle conglomerate sudcoreane e le riforme varate in Tailandia per combattere la corruzione e attirare investimenti diretti esteri. Nel complesso, le economie asiatiche saranno probabilmente avvantaggiate dalla flessione dei prezzi delle materie prime. Nei mercati di frontiera asiatici gli investitori possono trovare nuove fonti di rendimento e diversificazione.” Chan ha inoltre ricordato che in Asia l’incidenza dei dividendi distribuiti sui rendimenti azionari è in continuo aumento.

Obbligazioni asiatiche: un’asset class estesa ma ancora in crescita La regione ha molto da offrire agli investitori in strumenti a reddito fisso. “Nella maggior parte dei casi, le obbligazioni sovrane asiatiche sono di categoria investment grade e offrono rendimenti molto allettanti rispetto ai titoli governativi delle economie sviluppate. Il fattore valutario rappresenta inoltre una fonte potenziale di rendimenti extra”, ha commentato David Tan, CIO Asian Bonds di AllianzGI. Secondo Tan, è diminuita la vulnerabilità dell’asset class alle oscillazioni dei prezzi scatenate dai flussi di investimento dovuti al consolidamento dei fondamentali. Aggiunge Tan, “l’inserimento di obbligazioni asiatiche nei portafogli obbligazionari globali contribuisce a migliorarne il profilo rischio-rendimento”.

Non c’è solo la Cina “Dopo la crisi finanziaria globale, il mercato azionario cinese sta finalmente recuperando terreno a grandi passi. Sommando la capitalizzazione di mercato delle società quotate a Hong Kong, Shanghai e Shenzhen, la Cina rappresenta il secondo maggiore mercato azionario al mondo”, afferma Christina Chung, CIO China Equities di AllianzGI. Per Raymond Chan il rallentamento della crescita cinese rappresenta ancora una sfida, tuttavia “il tasso di crescita su base annua della Cina non deve diventare un’ossessione: è opportuno focalizzarsi invece sulle politiche di riforma varate dal governo per promuovere un percorso di crescita più equilibrato e sostenibile per la seconda maggiore economia al mondo”. Yuming Pan, Senior Portfolio Manager for pan-Asian equities di AllianzGI, sottolinea un altro aspetto: “In Asia sta nascendo una generazione di consumatori giovani e sempre più facoltosi che hanno esigenze assai diverse rispetto alle generazioni precedenti. Ciò che comprano, e come lo comprano, è decisamente diverso dal passato. Questa marcata tendenza è destinata a modificare radicalmente la struttura dei mercati azionari asiatici in questo decennio e nei successivi”.

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