Asia, riforme e nuovi leader fanno ben sperare: la view di T. Rowe Price

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di Finanza Operativa 28 Maggio 2015 | 12:00

A cura di Anh Lu, Portfolio Manager, Asia ex-Japan Strategy, T. Rowe Price
Dal 2012, le quattro più grandi economie asiatiche – Cina, Giappone, India e Indonesia – hanno assistito a un cambiamento nella leadership politica che, nel lungo periodo, dovrebbe portare benefici agli investitori. Al di là di questo, diversi paesi in Asia stanno perseguendo una serie di riforme economiche e strutturali che dovrebbero sostenere l’andamento del mercato e delle aziende. Nei prossimi anni, altri paesi, inclusi il Myanmar, le Filippine, Singapore e la Tailandia, potrebbero indire delle elezioni.
I nuovi leader asiatici sembrano intenzionati ad affrontare sfide di vecchia data, come ridurre la burocrazia ei colli di bottiglia, migliorare le infrastrutture, liberalizzare il sistema finanziario, implementare una maggiore flessibilità delle regole e del mercato del lavoro, rivedere la politica fiscale, combattere la corruzione, riformare l’acquisto dei terreni, rinnovare le imprese parastatali e incoraggiare gli investimenti esteri.
Certo, bisogna tenere a mente che tale movimento riformista in Asia è uno sforzo dalla durata pluriennale e molti cambiamenti deluderanno le attese o non saranno mai raggiunti. Una sana dose di scetticismo e pazienza è necessaria al fine di poter comprendere dove un cambiamento rilevante potrebbe effettivamente avere luogo.
Nonostante ciò, siamo ottimisti riguardo al potenziale delle riforme in Asia, in particolare in quei paesi che hanno una nuova leadership. Tra questi c’è la Cina, sebbene il suo governo sia più focalizzato a migliorare la qualità della crescita, dato che sta passando da un’economia basata sugli investimenti ad una trainata dai consumi.
Oltre alle diffuse riforme, ci sono altre ragioni per essere ottimisti sulle potenzialità d’investimento in Asia. La regione ha guidato i mercati emergenti negli ultimi anni, sia per quanto concerne le performance dell’azionario sia per la crescita degli utili, che crediamo essere su un trend positivo poiché sostenuti da una ripresa dei margini di profitto e da una migliore disciplina sulla spesa capitale. Le imprese sono molto più focalizzate sulle loro attività, sull’incremento dei margini e sulla spinta alla crescita dei ricavi. Inoltre, le valutazioni azionarie in Asia, in generale, sono ancora sotto i massimi precedentemente raggiunti, sebbene ciò possa variare, anche significativamente, da paese a paese.
Gli squilibri economici, come ad esempio il disavanzo delle partite correnti, sono migliorati in molti paesi che soltanto due anni fa erano in condizioni disastrose, come l’India e l’Indonesia, rendendoli meno vulnerabili ai deflussi di capitale, potenziale conseguenza dei più alti tassi d’interesse negli USA. In particolar modo, alcuni paesi in Asia hanno beneficiato dal basso costo delle materie prime e del greggio, il quale li ha aiutati a incrementare la bilancia commerciale. L’inflazione è scesa sensibilmente, e molti Paesi hanno tagliato i tassi d’interesse per spronare la crescita.
L’aumento del reddito disponibile e una classe media in crescita continuano a supportare molte opportunità d’investimento in un’ampia gamma di settori che beneficiano dall’aumento del consumo delle famiglie. Questi sono trend di lungo termine e secolari che non mostrano segnali di cedimento nel breve periodo.
E’ impossibile dire con certezza se il ventunesimo secolo sarà il secolo asiatico o no, come molti hanno previsto date le solide prestazioni economiche della regione negli ultimi trent’anni. Tuttavia, secondo alcune proiezioni, l’Asia potrebbe rappresentare circa il 50% della crescita dell’economia globale entro il 2050. Ad ogni modo, crediamo che gran parte dell’Asia sia all’inizio di una fase di fortissimo slancio delle riforme economiche, politiche e strutturali, che potrebbero rimodellare la regione nei prossimi dieci anni.

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