I movimenti sul mercato Forex in attesa del Pil Usa

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di Finanza Operativa 29 Maggio 2015 | 09:11

Azzardando un orizzonte temporale di quasi un anno ma anche semplicemente estrapolando l’ultimo mese, abbiamo quasi con noia reiterato sul ruolo cruciale del dollaro americano e su come sia sempre lui a “decider” le sorti del mercato valutario e più in generale del mercato nel suo complesso. Ogni giorno questo concetto, per quanto ormai sviscerato con ridondanza e maniacalità, ci fornisce lampanti ed incontrovertibili conferme. Lo abbiamo nelle settimane passate quando ha perso terreno nei confronti delle altre valute in maniera univoca, sebbene con movimenti non sempre sincronizzati, e lo abbiamo osservato quando durante tutta questa settimana ha invece incarnato la parte del leone andando a mostrare considerevole forza. E ancora, ieri quando è stata palese protagonista di vere e proprie prese di profitto nella seconda parte del giorno dopo I nuovi rally della mattinata. Ma tanto per essere chiari e inequivocabili, con il rischio di apparire stucchevoli, tutti gli elementi portano all’assunto per il quale “il mercato è dollaro-centrico, non riferendoci naturalmente solo a alla struttura con la quale il valutario è stato concepito, ma a un concetto più ampio che rimanda al ruolo catalizzatore di flussi di liquidità che il biglietto verde riveste in maniera univoca in vendita o in acquisto a seconda degli indicatori provenienti da news ed aspettative di politica monetaria”. Il virgolettato è d’obbligo nel momento in cui, autocitandoci, poniamo in evidenza un concetto che deve restare scolpito nella nostra mente quando ci approcciamo al trading dei mercati in questo momento storico.

I macrotemi, ormai è noto, restano due: Fed ed Europa. Per quello che concerne il primo fronte abbiamo già però osservato come il mercato accusi una certa difficoltà a prezzare alcune aspettative, in particolare quelle sulla Federal Reserve dal punto di vista del timing dell’eventuale rialzo dei tassi di interesse: a Washington (e crediamo volontariamente) si passa da toni hawkish come quelli adottati da Janet Yellen lo scorso venerdì sera in chiusura di mercati quando ha lasciato intendere che l’istituto centrale americano procederà entro il 2015 al rialzo dei tassi, a veri e propri colpi di freno che invece mettono in guardia dato che il quadro economico statunintense continua a confermare ancora la sua eccessiva altalenanza ormai da oltre 2 mesi a questa parte. Dunque il punto resta quello per il quale gli operatori, non riuscendo ancora a costruire precise aspettative, reagiscono in maniera violenta su base episodica quando si tratta di release di un certo peso dal punto di vista macro, restituendo comunque l’idea che i diversi tasselli possano verosimilmente andare a comporre il mosaico di aspettative di attesa per il rialzo tassi. In tal senso tuttavia ieri abbiamo assistito ad una singolarità legata al fatto che sulla release delle 14.30 relativa alle richieste dei sussidi di disoccupazione la reazione del mercato sia stata piuttosto regolare, dal momento in cui un dato appena negativo (+282K vs +270exp, ricordiamo che in questo caso un dato più elevato è negativo) ha portato a vendite di dollaro poi riassorbite piuttosto in fretta, mentre 1 ora e mezza più tardi i pur buoni dati sulle Abitazioni in Vendita che hanno mostrato un +3,4% contro un +0,9% atteso hanno condotto all’effetto esattamente opposto di veloci e potenti dismissioni di breve dal biglietto verde. Difficile dunque trovare una ratio a tale accadimento, se non ascriverlo alla logica di prese di profitto nel momento in cui il susseguirsi di pubblicazioni favorevoli al dollaro – e che quindi hanno consentito buoni buy sullo stesso – ha in qualche modo preparato il terreno per andare a chiudere quelle posizioni tanto più, e lo abbiamo ribadito spesso, in giorni in cui è la dinamica di brevissimo termine a dominare le scelte degli operatori senza dimenticare naturalmente le line guida di medio termine. Ottica di breve che è naturalmente sostenuta dalla “tragedia greca” sulla quale però non ce la sentiamo di approfondire in maniera particolare, dal momento che l’informazione “canonica” è già ampiamente attiva sul tema oltre al fatto che è perfino logorante rincorrere tutti i rumour che su susseguono circa accordi vicini, possibili risoluzioni, disclosure su dialoghi e così via. La sensazione è che un qualche accordo si troverà entro il 5 giugno, che verosimilmente però sarà preceduto da grande nervosismo sui mercati tanto più se si pensa anche mercoledì 3 vi sarà la comunicazione da parte di Draghi di eventuali decisioni prese all’interno del Governor Council della BCE, seguita 2 giorni dopo appunto dalla scadenza per il pagamento della Grecia al FMI e dai dati sul lavoro USA naturalmente. Per la giornata di oggi invece ricordiamo la pubblicazione dei dati sul Pil degli Stati Uniti alle 14.30 e del Canada alla medesima ora, con la possibilità dunque di assistere da subito a conferme del nostro impianto logico.

Eur/Usd Come annunciato lunedì, il grafico weekly ha mostrato un chiaro segnale short attivatosi in area 1,1050, confermato poi proprio dal daily. Venendo all’intraday abbiamo osservato come, nel momento in cui vi era forte volatilità al ribasso, fossero il grafico orario e quelli inferiori a fornirci le indicazioni migliori per rientrare sui pullback; il rallentamento del movimento ci ha invece permesso ieri di studiare ottimamente il time frame a 4 ore che in area 1,0950 ci ha consentito di leggere degli ottimi short che si ponevano il primo obiettivo a 1,0860, livello di target fallito davvero per una manciata di pips. L’ottica su questo time frame appare dunque quella di possibili nuovi rialzi dal momento che il mercato ha mostrato il fallimento del raggiungimento di nuovi minimi; possibili perciò gli approdi fino ad area 1,0990 prima di ripartenze down che può essere conservativo nuovamente tradare sotto il livello di 1,0950. Il grafico orario mostra tutto ciò chiaramente nel momento in cui evidenzia il prezzo all’interno di un canale rialzista con medie mobile da supporto perfino per ingress aggressivi in long in area 1,0960 verso 1,10 appunto. Eventuale superamento di tale area ci farebbe riguardare infatti a 1,1060. Sotto 1,0950 i livelli tornano i consueti: 1,0910, 1,0890 e 1,0860.

Usd/Jpy Il weekly e il daily sono stati da manuale su questo cambio e non c’è bisogno di andarlo a ribadire. Venendo alla strettissima attualità, appare da subito cruciale l’area di 123,50 sulla quale si appoggia l’impianto rialzista di breve e che, se cedesse, porterebbe a cedimenti verso 123,35 e più profondi in area 122,85/123. Tecnicamente le confluenze grafiche tuttavia ci suggeriscono ancora dei long che però divengono più verosimili sopra 124,10 verso i massimi che, se superati (e non siamo ad ora troppo favorevoli a nuovi breakout rialzisti) verso area 125.

Gbp/Usd Anche in tal caso ad inizio settimana abbiamo parlato di chiari segnali ribassisti sul daily ravvisabili sotto 1,5475 e 1,5440 soprattutto. Il 4 ore mette in evidenza l’area tra 1,5360 e 1,5385 come ideale zona di vendita e l’idea di attenderlo lì per poterlo rivendere appare piuttosto sensate. Più equivoco dal punto di vista delle confluenze grafiche il time frame a 1 ora che potrebbe farci “anticipare” i sell a cedimenti sotto 1,53 per rivedere 1,5250. Su long di rilievo ragioneremo proprio a superamento dell’area sopracitata in favore di 1,5460/70.

Aud/Usd Australiano debolissimo in questa fase di mercato, valuta che insieme allo yen è stata in assoluto il bersaglio di copiose vendite. Il grafico sul quale meglio seguirlo appare ancora una volta quello orario che ci mostra una correzione propedeutica a possibili vendite tra 0,7670 e 0,7690 per obiettivi sui minimi a 0,7620 e possibili estensioni a 0,7590. Sensati appaiono eventuali reverse in diorezione 0,7730.

di Davide Marone, analista di Fxcm

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