Tra Spagna, Italia e Usa, i temi macro non mancano

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di Finanza Operativa 4 Giugno 2015 | 14:00

A cura di Deawm
Una delle domande di più difficile risposta nell’attualità economico-finanziaria è legata alle sorti della Grecia: anche se le condizioni di salute greche si stanno innegabilmente deteriorando, permane un certo attendismo da parte dei mercati, come se ritenessero che una Grexit non sia probabile o – in ogni caso – non abbia particolari ripercussioni. Eppure, così non sembra a vedere la reazione violentemente positiva dei mercati azionari lo scorso mercoledì alla notizia non confermata della preparazione di un accordo tra Grecia e creditori, oppure alle parole allarmate del Segretario al Tesoro USA Jack Lew al G7 finanziario.
Per chi suona la campana. La storia greca, purtroppo, è tutta da scrivere e, sebbene manchino pochi giorni alla scadenza del pagamento al FMI del 5 giugno, lo stesso Fondo ha dato la possibilità alla Grecia di raggruppare tutte le scadenze a fine giugno. Questa concessione è stata utilizzata soltanto negli anni Settanta per paesi in crisi di liquidità ma non insolventi, e dimostra quanto sia grave la situazione greca. La banca centrale greca ha dichiarato che sono stati ritirati 5,6 mld dai depositi delle banche elleniche ad aprile (su 139,4 rimanenti), mentre la recessione del primo trimestre deteriora inaspettatamente tutte le previsioni di deficit e debito delle finanze pubbliche greche. La fiducia economica è calata di 11,4 punti da novembre scorso, e crescono i report di un taglio drastico nelle spese correnti dei greci.
Nel weekend la situazione si è ulteriormente complicata con la protesta interna a Syriza sulla scelta da parte del ministro Varoufakis di Elena Panaritis come rappresentante greca al FMI. La fronda sinistra di Syriza non ha apprezzato la scelta, visto che Panaritis apparteneva al governo Papandreou che ha firmato il primo memorandum con la Troika: circa 40 deputati del partito hanno protestato con una lettera scritta, e ricordiamo che solo una settimana fa la “Piattaforma di sinistra” ha ottenuto 75 voti su 170 al Comitato centrale di Syriza per cancellare ogni pagamento, ritornare alla dracma e nazionalizzare le banche. Domenica sera è stato pubblicato un lungo intervento di Tsipras su Le Monde, dove il Premier sottolinea che la Grecia è pronta ad un accordo anche sui punti più delicati come l’IVA (“la distanza con i creditori si è molto ristretta”), e che “ripagherà ogni debito”. Sempre di domenica si è tenuta una conference call tra Tsipras, Merkel e Hollande: sullo sfondo, evocato dallo stesso Tsipras, si sussurra la situazione cruda del libro di Hemingway dedicato alla Guerra civile spagnola, se qualcosa dovesse andare “storto”.
A parte le notizie convulse sul fronte greco, la settimana ha fornito una serie di conferme sullo stato di salute dell’Eurozona. Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un miglioramento sia assoluto che relativo dell’Area euro contro Stati Uniti e contro alcune realtà emergenti come la Cina: anche nella scorsa settimana abbiamo avuto la conferma dei dati di crescita PIL del primo trimestre, nonché buoni dati sulle vendite al dettaglio di Aprile in Germania (+1,7%/mese) ed in Spagna (+1,3%/mese), mentre la fiducia economica resta coerente con una crescita PIL aggregata pari a +0,5% nel secondo trimestre, con conferme positive anche dai paesi più “deboli” come la Francia. Anche l’inflazione di Maggio mostra un’inversione per effetto del recupero del prezzo del petrolio. Questa settimana abbiamo la riunione semestrale OPEC a Vienna e la riunione BCE.
La reazione dei mercati ha penalizzato l’esito elettorale spagnolo: in nessuna delle 13 Comunidades Autónomas si è raggiunta una maggioranza, ma l’ascesa di Podemos è stata ostacolata dal fenomeno Ciudadanos. La Spagna si avvicina così al caso italiano più che al caso greco, ed in definitiva avere quattro partiti può indebolire Podemos ed i partiti regionali (anche indipendentisti) come dimostra anche la vittoria municipale a Barcellona. È molto probabile che il Primo ministro catalano Mas chiami alle urne già a fine settembre l’elettorato catalano, dove comunque l’esito è assolutamente incerto. Seguiranno a dicembre le elezioni politiche.
Anche nel nostro Paese il test amministrativo-regionale di questa domenica segnala una nuova crescita dell’astensione e un incremento nei voti di M5S e Lega. In termini macro, l’Italia conferma l’uscita dalla recessione dopo ben 14 trimestri, sospinta dagli investimenti e dalla spesa per costruzioni, mentre assistiamo ad un declino dei consumi delle famiglie (primo arretramento in sei trimestri) con l’eccezione delle auto e trasporti, che contribuiscono molto positivamente alla crescita PIL. Per quanto paradossale possa sembrare, le esportazioni non aiutano il PIL, anzi lo danneggiano perché le importazioni (+5,7% annualizzato) superano le esportazioni (+0,1%). Ricordiamo che il primo trimestre ha avuto un cambio euro-dollaro medio significativamente più basso del quarto trimestre del 2014, eppure le imprese esportatrici italiane non sembrano averne beneficiato: la Banca d’Italia ha stimato un effetto positivo dello 0,5% nel 2015 grazie al QE, ancora non registrato. Ricordiamo anche che le esportazioni non sono mai cresciute dal 2008 (in Spagna sono cresciute del 15%): i problemi italiani sono fortemente strutturali, e vanno anche più lontano della crisi del 2008, se consideriamo che dal 1992 non c’è mai stato un anno in cui la crescita italiana ha superato la media dell’Eurozona.
Per gli Stati Uniti, l’attenzione è tutta rivolta all’attuale trimestre. In USA continua la pubblicazione di dati discordanti che sembrano dare ragione a ottimisti e pessimisti. Gli acquisti di beni durevoli sono calati dello 0,5% ad aprile, ma tornano in territorio positivo escludendo aviazione e difesa. L’immobiliare mantiene una stabilità sia in termini di prezzi che di compravendite, mentre i dati del mercato del lavoro ci lasciano ipotizzare per maggio 275.000 nuovi impieghi e un abbassamento a 5,3% del tasso di disoccupazione questa settimana. La fiducia dei consumatori resta buona, con i dati dell’Università del Michigan interessanti anche nei dettagli – pur in calo da aprile – e quelli del Conference Board stabili – probabilmente perché danno maggiore peso alla componente lavoro. Il dato di crescita PIL del primo trimestre è stato rivisto, come da nostre attese, in territorio negativo, a -0,7% annualizzato.
È alquanto strano che in una fase di crescita si materializzino tre trimestri non consecutivi con il segno meno: in questa espansione è avvenuto, oltre che a inizio 2015, anche nel 2011 e nel 2014. Colpisce l’impatto negativo delle esportazioni nette, che sottraggono ben 1,9% punti percentuali annualizzati al PIL. Cominciano a farsi sentire gli effetti del dollaro forte, anche nel dato dei profitti aziendali, a -5,9% mese su mese (-1,4% nel precedente trimestre, +3,7% rispetto al primo trimestre 2014). Questa settimana avremo anche il dato ISM manifatturiero, che potrebbe subire un rallentamento se diamo retta al PMI di Chicago, solitamente un buon indicatore prospettico. Gran parte degli analisti vedono questo arretramento statunitense come temporaneo (e soggetto a distorsioni statistiche). Eppure l’effetto del dollaro forte comincia a farsi vedere, pur in una economia che punta molto sui consumi interni: sarà importante vedere quanto sarà forte il rimbalzo nell’attuale trimestre
Weekly Corner: Speciale G7. Crescita, Grecia, Regolamentazione finanziaria e non solo: i Grandi 7 hanno tante questioni da affrontare. Certamente, in un mondo sempre più legato alle sorti delle banche centrali, l’attenzione agli aspetti definiti “macroprudenziali” – o di stabilità finanziaria – diventano topici, ma come ignorare quanto sta avvenendo (o meglio non sta avvenendo) in Grecia?
Kein Angst…? Negli ultimi giorni, abbiamo assistito ad una serie prolungata di incontri per cercare di sbrogliare la matassa della crisi greca. Approfondiamo qui il G7 finanziario, il quale, tipicamente, precede il G7 vero e proprio. Nella lingua tedesca ” angst” significa “paura” e gli inglesi amano usarla in riferimento a quelle che reputano paranoie tipiche della Germania – la fobia dei debiti, dell’inflazione, della finanza troppo aggressiva. Wolfgang Schaeuble, che più di ogni altro incarna quella mentalità, che più di ogni altro ha propugnato durante la Grande crisi l’austerità come rimedio, ha cercato di far sì che il tema non finisse troppo sotto i riflettori, ma nonostante gli sforzi del ministro delle Finanze tedesco di metterla in agenda soltanto venerdì, la Grecia ha fatto irruzione sul palcoscenico dei responsabili delle Finanze dei Sette grandi dal primo minuto. E i padroni di casa, nei colloqui on e off the record, non nascondono il fastidio per un tema che volevano tenuto a margine, almeno fino a fine weekend.
Un tema tenuto fuori dall’agenda per consentire ai ministri e ai banchieri centrali di concentrarsi almeno nelle prime trentasei ore su argomenti come la crescita, la regolamentazione finanziaria, i programmi internazionali contro l’evasione fiscale come il Beps, persino una riflessione sull’introduzione di un “codice etico” per i banchieri. L’idea, spiega una fonte tedesca, è che “la base di un mercato finanziario funzionante è la fiducia”. E non c’è dubbio che quella nei confronti dei banchieri, ritenuti corresponsabili delle cause che hanno scatenato la Grande crisi, è da ricostruire.
Tuttavia, nonostante gli sforzi degli ospiti, di Schaeuble e Weidmann, l’ombra della crisi greca, ma anche le preoccupazioni per il rallentamento della Cina, hanno tenuto banco sin da subito al summit. I due grandi assenti sono stati finora, i due veri convitati di pietra della riunione. Anche se fonti tedesche frenavano stamane sulla possibilità che il renminbi, la valuta cinese, possa entrare già in autunno nel paniere SDR (valuta di riserva) del Fondo monetario internazionale: “sulla convertibilità vanno fatti ancora dei progressi, inoltre la circolazione è ancora limitata”, ha puntualizzato il segretario al Tesoro americano Jack Lew che sul tema Grecia ha annunciato, ancora prima di approdare nel capoluogo sassone, di voler spingere i suoi omologhi europei a stringere su Atene “raddoppiando gli sforzi”.
Per ciò che riguarda il vertice del prossimo fine settimana, gli obiettivi del Cancelliere tedesco Angela Merkel, padrona di casa, saranno incentrati sulle politiche del clima e il contrasto alle epidemie, quali Ebola. Alla “Sueddeutsche Zeitung ” ha dichiarato ” tutti i temi sono molto importanti per me, ma ne voglio citare in particolare due: noi prepariamo il vertice sul clima di Parigi e le trattative non saranno più semplici che ad Heligendamm. Il secondo tema è la salute:si tratta di capire quali insegnamenti dobbiamo trarre da Ebola.”

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