Antifragile

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di Finanza Operativa 1 Luglio 2015 | 15:00

A cura di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas
La settimana scorsa ho finito di leggere “Antifragile: prosperare nel disordine”, un successo di Nassim Taleb del 2012. Il libro spiega l’interessante concetto di “antifragilità”, una qualità che caratterizza i sistemi che diventano più forti in situazioni di maggiore volatilità. Il sistema immunitario, ad esempio, all’aumentare degli shock subiti si irrobustisce.
L’Eurozona è evidentemente lontana dall’essere “antifragile” poiché non gode di una struttura al contempo integrata e flessibile. La relazione della Commissione Europea detta dei Cinque Presidenti (“Completare l’Unione economica e monetaria dell’Europa”) pubblicata lo scorso lunedì evidenzia chiaramente che serviranno decenni affinché l’Eurozona sviluppi una struttura efficace e coerente. Inoltre, con il referendum nel Regno Unito, siamo lontani dall’idea di Tony Blair del 1998 di dividere il primo mandato del Presidente della BCE tra Duisenberg e Trichet, con l’intento di avere in futuro una figura inglese alla guida dell’Istituto!
La maggior parte degli investitori sta attualmente focalizzando la propria attenzione sulla Grecia, uno dei “sottosistemi malati” (per usare la terminologia di Taleb). Chiaramente nessuno penserebbe che la Grecia abbia bisogno di ulteriori shock! Ma dopo le sempre maggiori speranze sul raggiungimento di un accordo tra la Grecia ed i suoi creditori la scorsa settimana, Tsipras ha stupito tutti annunciando un referendum previsto domenica 5 luglio. Dato che i creditori non intendono prolungare l’attuale bailout oltre martedì prossimo, sono due gli scenari plausibili per questa settimana.
Il primo scenario è il raggiungimento di un accordo last minute martedì, quando i Ministri della Finanza si incontreranno nuovamente.  Sarebbe un remake del 2011 quando Papandreou annunciò un referendum che non ebbe mai luogo. La notizia (parzialmente) positiva è che le consistenze del programma di acquisti SMP della BCE di EUR 1,5Mld ed ulteriori EUR 10,9Mld in obbligazioni già detenuti dal fondo salva-stati EFSF possono essere stanziati rapidamente. Il Parlamento Europeo avrebbe, dunque, tempo per votare un accordo.
Il secondo scenario consiste nel dover attendere l’esito del referendum greco. Già la scorsa settimana ero preoccupato per la corsa agli sportelli in atto in Grecia, ma diversi bancomat sono già vuoti in quanto i greci si affrettano a prelevare i propri risparmi! È ormai inevitabile che il governo ellenico metta in atto dei controlli sui capitali, riducendo i prelievi dai bancomat nei prossimi giorni. A tutti gli effetti, ciò sta già succedendo presso alcune banche. La scadenza del programma di bailout prevista per martedì potrebbe, inoltre, indurre la BCE ad innalzare gli haircuts sui collaterali depositati dalle banche greche per usufruire dei finanziamenti del programma ELA. In sintesi, siamo giunti ad un punto in cui la situazione potrebbe rapidamente degenerare: il sistema bancario greco è sull’orlo del collasso. Mi sto ancora chiedendo per quale motivo Tsipras non abbia proposto un referendum in anticipo, senza correre il rischio di una crisi sistemica del  sistema  bancario …
E’ impressionante come il governo greco sia stato in grado di spingere la Grecia così vicina al collasso. L’incertezza sta raggiungendo l’apice e potrei scrivere una e-mail al giorno in una settimana che si prospetta piena di colpi di scena. Più del 50% dei greci è favorevole alla permanenza della Grecia nell’Eurozona “ad ogni costo”. Se il referendum dovesse avere luogo ed i greci votassero in questa direzione, il governo in carica sarebbe costretto ad accettare l’ultima proposta dei suoi creditori e Tsipras si dimetterebbe sicuramente, aprendo la strada ad un altro periodo di instabilità politica in Grecia.
Per concludere, la fragilità della struttura dell’Eurozona è stata un costo in quanto ha ritardato la ripresa economica della zone Euro di diversi anni. Per il momento, la BCE ha scongiurato il rischio sistemico di break-up dell’Eurozona o del default sovrano nel breve termine. Inoltre, la Banca Centrale ha limitato gli effetti di contagio: i tassi di interesse reale non hanno risentito molto della situazione greca recentemente. Tuttavia, fin a quando l’Eurozona non diventerà significativamente più “antifragile”,  i rischi sistemici di natura politica, sociale ed economica resteranno elevati.

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