Usa: l’economia cancella i precedenti dubbi sulla ripresa

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 2 Luglio 2015 | 12:00

di Hans Bevers, Senior Economist di Petercam

Nonostante un inizio anno deludente, l’economia statunitense continua a riprendersi. Gli indicatori anticipatori suggeriscono che l’attività economica rimarrà solida abbastanza da trasformarsi in un ulteriore rafforzamento del mercato del lavoro. Ciò, a sua volta, dovrebbe portare a una maggiore crescita della pressione salariale e a un movimento dell’inflazione verso il target della Federal Reserve. Tutto ciò significa che la Fed resta saldamente sulla strada del rialzo dei tassi entro fine anno.

Lo stallo completo della crescita nel primo trimestre non è rappresentativo del vero stato dell’economia. Anche se gran parte degli indicatori sulla fiducia si sono indeboliti e lo slancio è diminuito rispetto ai livelli di crescita eccezionali visti tra la primavera e l’estate del 2014 (circa il 5% annualizzato), quasi tutti gli indicatori tracciano un quadro di ripresa costante. Infatti, ci sono valide ragioni per credere che a inizio anno l’attività economica sia stata ampiamente frenata da fattori temporanei.

L’inverno insolitamente rigido, il ridimensionamento degli investimenti nel settore del petrolio di scisto a seguito del crollo dei prezzi, gli scioperi portuali nella West Coast e il dollaro più forte, infatti, hanno pesato sull’attività economica. Tuttavia, mentre l’effetto negativo dei primi tre fattori è in gran parte scomparso, è improbabile che il recente apprezzamento del dollaro potrà portare fuori strada l’economia statunitense, abbastanza chiusa. Nel complesso, in contrasto con la totale assenza di crescita nei primi tre mesi dell’anno, la maggior parte dei recenti indicatori di fiducia è coerente con una crescita tra il 2 e il 2,5%, una previsione non troppo distante dalla maggior parte delle stime di crescita potenziale di lungo termine negli Stati Uniti.

L’inflazione headline, attualmente allo 0%, aumenterà in maniera significativa nei prossimi mesi, poiché il calo dei prezzi dell’energia visti in precedenza inizia ad avere un impatto meno negativo. Tuttavia, data la recente volatilità nei prezzi dell’energia, al momento è più utile guardare alle misure di dettaglio dell’inflazione. Con un’inflazione core e un PCE (Personal consumption expenditure) core, rispettivamente, all’1,7% e all’1,2%, l’inflazione di base, nel medio periodo, resta al di sotto dell’obiettivo del 2% della Fed. Infatti, nel corso degli ultimi cinque anni, la Fed ha fallito su questo fronte.

Guardando al futuro, tuttavia, l’inflazione sottostante dovrebbe riprendersi dai livelli attuali. In particolare, gli indicatori anticipatori suggeriscono che la crescita dei salari aumenterà ulteriormente. In mancanza di una contemporanea accelerazione della crescita della produttività (un’ipotesi che resta da testare), questo si tradurrà in un’inflazione più elevata.

In un quadro di ripresa costante e di pressioni al rialzo sull’inflazione, la Fed è ancora sulla strada verso un rialzo dei tassi d’interesse prima della fine del 2015. Allo stato attuale, ci si può aspettare una posizione di politica monetaria sempre più rigida nei prossimi anni. Inoltre, è probabile che la Fed proceda gradualmente in questo senso, e solo se lo slancio dell’economia rimarrà abbastanza forte.

 
 

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