La scure di S&P sulle banche europee. E su Unicredit

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di Finanza Operativa 10 Giugno 2015 | 12:00

L’agenzia di rating internazionale Standard & Poor’s ha tagliato il credit rating di alcune banche europee in vista degli aiuti straordinari che i governi dei rispettivi paesi potrebbero non essere in grado di adottare in futuro in caso di possibile nuova crisi.

La lista nera Le vittime del taglio sono Deutsche Bank, RBS e Commerzbank a BBB+, con le prime due che possono almeno guardare a un outlook stabile, anche se nel caso della tedesca Deutsche Bank il taglio è stato di due livelli. Relativamente meglio se la può passare Barclays la quale pur essendo stata declassata a un rating A- si trova pur sempre di un gradino sopra le altre, una situazione agevolata anche grazie ad un outlook stabile. Diversa la situazione di Unicredit, anch’essa caduta sotto la scure della società di rating e che deve subire un giudizio che taglia due notch e la pone a BBB, con outlook negativo, cosa che la accomuna a Commerzbank.

Ma l’onda d’urto appare pessimista su molti altri nomi del credito europeo come Credit Suisse e Ubs, il cui outlook è passato a negativo dal precedente stabile mentre per altre si è deciso di sospendere il giudizio in attesa di un’evoluzione che da S&P anticipano come già orientata al downgrade. Come detto il motivo di una scelta del genere è stato dettato dalla possibile incapacità dei governi a reggere eventuali nuovi aiuti di stato in caso di futura crisi.

Forse non si è più così ottimisti? Evidentemente lo spettro di una nuova crisi rientra tra le opzioni e quindi l’ottimismo che aleggiava sull’Europa sembra essere ulteriormente smorzato A quanto pare ci sono sempre più dubbi anche sulla capacità dei governi di riuscire a reggere un periodo negativo, qualora questo si presentasse. Intanto il settore del credito continua ad essere un punto debole del sistema economico europeo e, in contemporanea, anche italiano.
Nello specifico, sul panorama italiano, si parla di un aumento (ulteriore) delle sofferenze con il valore dei non-performing loans che ad aprile arrivano a superare i 191.500 miliardi di euro (per la precisione 191.577) in rialzo rispetto ai precedenti 189,519 di marzo.

Il QE: a cosa è servito? In parallelo, dati di Bankitalia evidenziano come sia tornata a contrarsi il flusso di credito alle imprese: sempre su aprile il dato per le imprese registra un -2,2%.
Numeri che fanno riflettere se si pensa che in parallelo al calo dei prestiti alle imprese, si era avviato a marzo l’operazione di Quantitative Easing e lo stimolo monetario che Francoforte aveva adattato alle esigenze (e alle debolezze) del sistema bancocentrico europeo, con lo scopo, evidentemente non raggiunto, di sbloccare i capitali in mano alle banche e di permettere il loro fluire verso l’economia.

a cura di Trend Online

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