Morningstar annuncia i risultati del Global Fund Investor Experience Report. Italia “C-“

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 10 Giugno 2015 | 15:30

Morningstar leader nella ricerca indipendente sugli strumenti di investimento, ha pubblicato i risultati della quarta edizione del Global Fund Investor Experience Report che valuta l’esperienza degli investitori in fondi comuni in 25 Paesi del Nord America, europei, asiatici e africani. L’Italia ha ottenuto “C-“. Gli analisti Morningstar hanno identificato la Corea e gli Stati Uniti quali migliori mercati a favore degli investitori nel mondo dei fondi e la Cina come peggiore in termini di pratiche a tutela dell’investitore.

Morningstar valuta i Paesi nelle seguenti quattro categorie per calcolare il giudizio complessivo: Regolamentazione e Tassazione, Trasparenza, Commissioni e Spese, Vendite e Media. La ricerca Morningstar favorisce una regolamentazione chiara e attiva dei fondi, una bassa pressione fiscale, un alto livello di trasparenza, moderate commissioni dei fondi, un sistema distributivo variegato e mezzi di comunicazione e informazioni (media locali) che aiutino a educare gli investitori nelle loro scelte. Morningstar assegna a ogni paese una lettera (voto) per ognuno dei quattro ambiti di analisi, la cui media porta a un giudizio complessivo della regione. Gli autori del report hanno raccolto le informazioni dai dati resi disponibili pubblicamente, da quelli del database Morningstar e dagli studi e verifiche dei nostri analisti dislocati in tutto il mondo.

“La nostra missione è quella di aiutare gli investitori nel raggiungimento dei loro obiettivi finanziari – ha affermato Francesco Paganelli, Fund Analyst di Morningstar Italy – l’intento del nostro Global Fund Investor Experience Report è di migliorare la loro esperienza esaminando il trattamento dei sottoscrittori in fondi comuni di investimento in diverse nazioni per attivare un dialogo e un confronto sulle migliori pratiche di investimento globali. Tutti i mercati da noi analizzati hanno aree con margini di miglioramento e ci auguriamo che questa nostra ricerca possa fungere da catalizzatore per un cambiamento positivo.”

Nel complesso l’Italia ha ottenuto un punteggio pari a C-.

  • In Regolamentazione e Tassazione il punteggio italiano è B-. Le recenti modifiche alla normativa consentono agli investitori di accedere alle classi ad accumulo con l’eliminazione della tassazione sui guadagni non realizzati. I redditi da capitale sono tassati a tassi diversi rispetto agli altri tipi di reddito e tassi più bassi sono previsti per la “white list” dei titoli governativi.
  • In termini di Trasparenza, l’Italia guadagna una C. Tutti i requisiti minimi paneuropei sono soddisfatti. Questi includono pubblicazione del documento informativo KIID (Key Investor Information Document) per tutti i fondi e l’aggiornamento semestrale della Relazione agli azionisti. Anche se non richiesto dalla legge, i fondi italiani rendono noti i nomi dei gestori nella quasi totalità dei casi, ma il dato sull’investimento dei manager nei fondi stessi ancora non è ancora fornito.
  • Sul fronte Spese e Commissioni, l’Italia si è aggiudicata ancora una C. Il punteggio riflette costi in media elevati per i fondi obbligazionari e azionari domiciliati. Il sistema italiano consente ai fondi di addebitare commissioni di performance senza prevedere una riduzione/compensazione in caso di sottoperformance. Allo stesso tempo però richiede trasparenza e trasmissione dei costi all’interno dei documenti del fondo.
  • C anche per l’ultima categoria d’analisi, Vendite e Media. L’Italia è in linea con tutte le normative previste dalla MifiD che aiutano a prevenire ed evitare abusi nella distribuzione. Gli investitori in Italia possono sottoscrivere un fondo da un ampio spettro di canali di vendita, ma rimangono rari gli acquisti diretti dalla società stessa di gestione e la presenza di consulenti finanziari non legati a grandi istituzioni finanziarie/bancarie. In termini di libertà di stampa e informazione l’Italia risulta in uno step inferiore alla media dei paesi europei, seppur i giornali locali mostrano di offrire quotidianamente articoli inerenti i fondi di investimento.

Di seguito i giudizi complessivi dei 25 Paesi analizzati, in ordine di punteggio (dal più alto al più basso e, in caso di àparità, in ordine alfabetico):

Corea: A
Stati Uniti: A
Paesi Bassi: A-
Taiwan: A-
Regno Unito: B+
Svezia: B
Australia: B-
Danimarca: B-
Finlandia: B-
Norvegia: B-
Svizzera: B-
Canada: C+
Germania: C+
India: C+
Nuova Zelanda: C+
Thailandia: C+
Belgio: C
Francia: C
Hong Kong: C
Singapore: C
Sud Africa: C
Spagna: C
Giappone: C-
Italia: C-
Cina: D+

Novità  L’edizione del Report 2015 ha introdotto alcune novità nella metodologia di analisi. Quest’anno Morningstar ha incluso i dati dell’Indice Global della Libertà di Stampa (World Press Freedom Index) che valuta i mezzi di comunicazione per l’analisi della categoria Vendite e Media. Reporter Senza Frontiere, un’organizzazione no profit internazionale, pubblica l’andamento dell’indice annualmente che misura la libertà di informazione in ben 180 paesi del mondo. Morningstar ha inoltre aggiunto un’analisi quantitativa sulla frequenza con cui vengono forniti i dati di portafoglio da parte delle società ai fini di una più coerente analisi della trasparenza. Infine, per la prima volta, entra nella rosa dei Paesi esaminati la Finlandia.

Punti chiave complessivi Di seguito i principali risultati dello studio:

  • la Corea ha ottenuto una A quest’anno per il miglioramento della distribuzione e vendita dei prodotti (nel 2013 era una B+) ed è l’unico paese, oltre agli Stati Uniti, a raggiungere il massimo del punteggio.
  • Gli Usa per la quarta volta si posizionano in testa con una A. La regione vanta spese relativamente basse e una forte trasparenza, mentre il valore relativo ai Media e alle Vendite si pone nella media.
  • I Paesi Bassi sono saliti ad A-, a fronte di un B nel 2013 grazie all’efficienza sul fronte dei costi e della distribuzione, rafforzato dal recente divieto imposto sulle commissioni dei consulenti finanziari.
  • La Finlandia ha ricevuto in media B. Il risultato riflette il suo allineamento con le pratiche sviluppate dai regolamenti pan-europei.
  • La Cina ha ottenuto il valore più basso in assoluto. La sua D+ deriva dalle alte commissioni, dai limiti imposti agli investimenti fuori confine e dalle restrizioni previste per i fondi domiciliati all’estero.
  • Rispetto al 2013, la Nuova Zelanda ha previsto la comunicazione e aggiornamento semestrale dei titoli in portafoglio (Trasparenza), mentre la Thailandia ha in previsione di passare da una disclosure semestrale a una trimestrale. L’Australia è l’unico paese che non prevede l’obbligo di rendere pubblici i dati di portafoglio. Nel complesso,l’industria dei fondi globale è piuttosto avanti in termini di trasparenza e requisiti normativi, con report mensili che stanno diventando una pratica comune.
  • Quasi tutti i mercati hanno messo a punto regolamenti nuovi e aggiornati, nell’arco degli ultimi due anni. Un fattore che dimostra un impegno proattivo da parte dei regolatori nelle sezioni valutate da Morningstar per il report.
  • In Australia, Paesi Bassi, Stati Uniti e Sud Africa le spese correnti dei fondi sono di solito calcolate in modo disaggregato, il che diminuisce il valore di costo riportato nel documento informativo. Tuttavia significa che nel caso di costi di consulenza finanziaria che si sommano a quelli amministrativi, ci si potrebbe imbattere in un aumento delle commissioni dell’1,5%.

In 22 dei 25 paesi esaminati, le banche e le compagnie assicurative rappresentano il canale distributivo principale. In seconda posizione (citato da ben sette nazioni) si pone la consulenza indipendente.

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