Missione Cuba per Sace: fino a 220 milioni di nuovo export entro il 2019

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di Finanza Operativa 3 Luglio 2015 | 14:49

Prosegue il processo di riavvicinamento di Cuba nei confronti della comunità internazionale. Sono riprese le relazioni diplomatiche tra Cuba e gli Stati Uniti oltre ai colloqui con il Club di Parigi per rinegoziare il debito a medio-lungo termine in ambito multilaterale. La recente approvazione della riforma alla Ley de Inversión Extranjera permetterà di accelerare lo sviluppo economico del Paese e l’apertura ai capitali stranieri. L’obiettivo è quello di incrementare le esportazioni, l’import substitution, lo sviluppo delle infrastrutture e del know-how tecnologico. Sono previsti benefici fiscali sui profitti.

Sace stima un export aggiuntivo di beni italiani tra il 2015 e il 2019 di circa 220 milioni di euro. Le principali opportunità sono concentrate nei settori della meccanica strumentale, chimico a supporto delle biotecnologie e delle apparecchiature medico-sanitarie. Nonostante l’elevato potenziale per le imprese esportatrici italiane il contesto operativo rimane però difficile. Tra i principali vincoli per gli operatori esteri: il forte controllo dello Stato sulle importazioni attraverso il sistema delle licenze, i limiti alla disponibilità di valuta estera, i ritardi nei pagamenti.

La fine dell’embargo favorirebbe l’afflusso di dollari verso l’isola, che attualmente possiede riserve valutarie limitate. Tale afflusso sarebbe determinato dall’aumento dell’export turistico e commerciale, dalle rimesse dei familiari residenti negli Stati Uniti e dagli investimenti statunitensi sull’isola. Si stima che, nel caso di normalizzazione delle relazioni, l’export statunitense verso Cuba potrebbe raggiungere i 4,3 miliardi di dollari l’anno (nel 2013 è stato di poco inferiore ai 402 milioni di dollari) mentre quello cubano verso gli USA circa 5,8 miliardi annui. La volontà del Paese di aprirsi all’esterno è altresì confermata dalla riapertura dei colloqui con il Club di Parigi per rinegoziare il debito a medio-lungo termine in ambito multilaterale06. Un eventuale accordo con i membri del Club permetterebbe al governo cubano di migliorare la sua reputazione e finalmente accedere ai mercati finanziari internazionali.

L’assetto politico è stabile e il presidente Castro continua il lento processo di riforme mirate alla graduale e controllata apertura dell’economia al settore privato e agli investimenti esteri. La pianificazione economica continua comunque a essere preponderante. Elementi di criticità, a livello sociale, sono legati alle condizioni di vita della popolazione, alle restrizioni ai diritti civili e politici e all’assenza di figure per gestire la futura transizione politica. Inoltre, la mancanza di dati economico- finanziari aggiornati e credibili rende difficile la valutazione del Paese.

Nel periodo 2008-13 l’attività economica è cresciuta a un tasso medio annuo del 2,7%07, mentre le stime per il biennio 2014-15 indicano un rallentamento (+1% medio), su cui pesano la bassa produttività del settore manifatturiero, il peggioramento delle ragioni di scambio e l’aumento dell’instabilità politico-economica in Venezuela (principale partner commerciale di Cuba), con possibili impatti sull’accordo Petrocaribe.

A livello settoriale, il governo prevede un contributo positivo dall’industria dello zucchero, dalla produzione agricola e dal comparto degli hotel e ristoranti. Il settore turistico è uno dei principali fornitori di valuta estera del Paese insieme a quelli minerario (cobalto e nickel) e dei servizi professionali (principalmente, personale sanitario). Le entrate di questi settori non sono comunque sufficienti a compensare il fabbisogno di valuta necessario per l’import di petrolio e di beni di base.

Per accelerare lo sviluppo economico e l’apertura ai capitali stranieri è stata, recentemente, approvata la riforma della Ley de Inversión Extranjera. L’obiettivo è di incrementare le esportazioni, l’import substitution, lo sviluppo delle infrastrutture e del know-how tecnologico nel Paese. La nuova legge apre la porta agli investitori stranieri in molti settori, dal turismo all’estrattivo, dal settore agricolo all’industria farmaceutica, dall’industria metallurgica al commercio all’ingrosso; rimangono esclusi alcuni comparti, tra cui sanità, istruzione e difesa.

Periodicamente il Ministerio del Comercio Exterior de Cuba (Mincex) predispone una lista aggiornata di opportunità di investimento (Cartera de Oportunidades de Inversion Extranjera), dove sono elencati i progetti varati dal governo cubano, con il dettaglio delle operazioni e l’indicazione della controparte cubana interessata ad avviare una partnership con investitori stranieri.

Il progetto di realizzazione della Zona Speciale di Sviluppo Mariel assume particolare rilevanza. L’obiettivo è attrarre investimenti esteri, sviluppare le infrastrutture e l’industria locale. L’area sorge in una zona geograficamente strategica (il porto più vicino agli Stati Uniti) e sarà in grado di accogliere le navi post-Panamax, oltre a essere una possibile base operativa per l’esplorazione di greggio offshore e per la produzione industriale leggera e legata al ramo delle biotecnologie, settore trainante della ricerca cubana. La nuova legge e lo sviluppo della Zona speciale offrono, insieme alle garanzie giuridiche sugli investimenti, una serie di benefici fiscali aggiuntivi rispetto a quanto previsto dal regime tributario ordinario.

Nonostante gli innegabili progressi sul fronte dell’apertura ai capitali stranieri, il flusso di investimenti in entrata rimarrà comunque sotto il potenziale a causa dell’ancora vigente embargo statunitense, dei regolamenti stringenti e di un difficile contesto operativo. Uno dei limiti maggiori segnalati dagli operatori esteri è il permanere dell’obbligo di contrattazione del personale attraverso agenzie dello Stato.

Nonostante i vincoli burocratici, secondo Sace, la nuova legge sugli investimenti stranieri – unitamente agli sforzi per accelerare lo sviluppo dell’industria locale, agevolare il trasferimento di tecnologie avanzate e know-how, sviluppare infrastrutture e servizi – possono offrire opportunità di crescita per il nostro export in diversi settori, tra cui la meccanica strumentale, i materiali in plastica e il settore chimico a supporto delle biotecnologie e dello sviluppo di farmaci. In uno scenario ottimistico, in cui gli effetti delle riforme produrranno risultati positivi in tempi brevi, SACE stima un export aggiuntivo di beni italiani tra il 2015 e il 2019 di circa 220 milioni di euro; in uno scenario più conservativo, di lento miglioramento del contesto operativo, il maggior export si attesterebbe sui 70 milioni.

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