Banche centrali e mercato Forex, un connubio pericoloso

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di Finanza Operativa 12 Giugno 2015 | 09:00

Mercato in pausa ieri, senza riuscire a trovare una direzionalità precisa dopo le notizie arrivateci dal Giappone e dalla Nuova Zelanda. Qui leggiamo una differenza stratosferica d’approccio tra le due banche centrali, con la prima a rilasciare dichiarazioni non all’interno di appuntamenti ufficiali di politica monetaria (lo yen è molto debole ed è difficile che scenda ancora, deve scambiare all’interno di range che rispecchino i fondamentali macroeconomici) e con la seconda che, invece, continua a comportarsi da Banca Centrale responsabile e capace di fare il proprio mestiere. A onor del vero occorre puntualizzare che la Nuova Zelanda (così come l’Australia), si trovano al cospetto di congiunture che riescono a svilupparsi in maniera fisiologica, pur mostrando qualche rallentamento, dunque un approccio “rates oriented” è in grado ancora di funzionare. In Giappone invece si è fatto ricorso al così definito QQE (Quantitative e Qualitative Easing) con il fine implicito di svalutare lo yen. Una pratica pericolosa, quando la Banca Centrale è ritenuta ancora un’istituzione credibile, che può portare all’effettivo raggiungimento dell’obiettivo stabilito, che può, a volte, sfuggire di mano. Ed è proprio questo il caso, con lo spavento che ha attaccato la BoJ dopo la rottura rialzista di area 122.00 sul Usd/Jpy a cui si è cercato di donare sollievo trasmettendo al mercato un’idea semi-ufficiale da parte della Banca Centrale, “vogliamo lo yen più alto – sottinteso: le nostre piccole imprese ne hanno bisogno”. Anche la SNB avrebbe voluto un franco più basso, il mercato ha detto no…

Sul fronte dati macro l’America continua a rivelarsi un market mover, con le vendite al dettaglio in linea con le aspettative a 1.2% di variazione mensile che hanno portato ad aumenti di volatilità confusi, che hanno prima spinto il dollaro a rialzo, per poi tornare a venderlo e facendo così mantenere i prezzi all’interno della congestione che ha aperto il nostro aggiornamento mattutino. Borse pesanti sul finire di giornata tra prese di profitto e nuovi rumor su possibili mancati accordi in Grecia e S&P500 sui supporti di breve.

Eur/Usd Euro sporco tecnicamente se no su un grafico giornaliero dove abbiamo avuto la conferma di una tripla divergenza ribassista tra prezzi e stocastico, la quale ha cominciato a produrre i primi effetti e che cureremo insieme all’area di 1.1185, sotto la quale il mercato potrebbe tentare iniziali estensioni verso area 1.10 ¾. Sui time frame brevi abbiamo grafici sporchi, con le aree che si distribuiscono intorno a 1.1210 che potrebbero, in caso di loro superamento, risultare propedeutiche a tentativi di accelerazione verso 1.1185, area che se superata di almeno una quindicina di punti potrebbe lasciare spazio a target multiday. Soltanto in caso di ripartenza oltre le aree che si distribuiscono tra 1.1270 e 1.1285 potremmo valutare delle buone riprese di quota, con target oltre area 1.1300, sugli ultimi massimi precedenti.

Usd/Jpy ha iniziato a restituirci dei primi punti di irferimento dopo lo scossone di metà settimana. Rimmaniamo dell’idea che si possa decidere di lavorare sullo yen, mettendo a budget rischi potenzialmente maggiori rispetto a qualche altro strumento finanziario, seguendo le aree passanti per 123 ¼, oltre la quale i prezzi potrebbero tentare estensione verso i minimi post BoJ, così come la zona che si distribuisce intorno a 123 ¾, oltre la quale im mercato potrebbe tentare estensioni verso 124.25. Situazione tecnica non molto bella data la forte reazione dello yen su Kuroda & C.

Gbp/Usd Sterlina invece ben impostata tecnicamente, con orario e 4 ore in contrasto tra di loro. Possibile infatti valutare, sul time frame più basso, eventuali possibilità di vendita all’interno dell’area che si distribuisce tra 1.5525 e 1.5545, oppure in rottura diretta di area 1.54 ¾ per estensioni verso le aree di supporto che si estendono tra 1.5420 e 1.5440, dove, in caso di stocastico orario in ipervenduto o girato verso l’alto, potremmo considerare potenziali posizionamenti long di sterline per ritorni verso 1.5480, 1.5510 e 1.5540, tenendo conto che in caso di superamento a ribasso di area 1.5390 i prezzi potrebbero tentare delle accelerazioni verso 1.5360 e 1.5335. Su un 4 ore, i prezzi si trovano sopra la media a 21, che coincide con le aree di supporto analizzate. Questo può portare alle stesse considerazioni di potenziali acquisti appena viste, considerando anche la possibilità di assistere a rotture dirette a rialzo che, se dovessero avvenire, ci farebbero mettere nel mirino una potenziali divergenza ribassista a 4 ore, che potrebbe cominciare a delineare la propria validità quando le quotazioni dovessero raggiungere i primi target, posti tra 1.5590 ed 1.5610 (scenario difensivo per chi decidesse di percorrere la prima strada oraria vista, con trigger point intorno a 1.5565).

Aud/Usd Cambio ancora congestionato e difficile da tradare, con un grafico a 4 ore che a nostro parere dovrebbe guidare l’operatività e sul quale seguiremo potenziali accelerazioni ribassiste sulle quali diventa difficile individuare punti di ingresso interessanti, data la presenza di diversi livelli toccati nel recentissimo passato dai prezzi. In caso come questo, l’idea è di tentare (sempre che lo si voglia fare) di lavorare sulle prime rotture per migliorare i rapporti tra rischio e rendimento, studiando in questo caso l’area passante per 0.7685 oltre la quale troviamo potenziali accelerazioni verso 0.7665 e 0.7640, area sulla quale si potrebbe pensare di mantenere una parte di posizione per eventuali accelerazioni ulteriori verso i minimi di periodo. Rialzi da valutare a nostro avviso soltanto in caso di ripartenza oltre area 0.7770 (anche qui il ragionamento effettuato sul primo punto di rottura è valido).

di Matteo  Paganini, analista di Fxcm

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