La Cina sta attuando un riorientamento della propria economia

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di Finanza Operativa 16 Giugno 2015 | 16:00

di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane Bnp Paribas

In una fase di mercato in cui l’attenzione è focalizzata sulla Grecia e sulle probabilità di raggiungere un accordo nel breve termine, la mia economista cinese Françoise Huang si è recentemente recata in Cina per analizzare l’andamento economico del paese. Sebbene ci siano oltre 30 milioni di Huang in Cina (Huang è il 7° cognome più diffuso), vi assicuro che la view di Francoise, che ha avuto l’occasione di incontrare funzionari e rappresenti di numerose società del Celeste Impero, è unica!

Françoise è tornata abbastanza rassicurata sulle prospettive economiche a breve termine. Sebbene l’economia cinese abbia rappresentato una fonte di preoccupazione da inizio anno, il recente e brusco rallentamento è principalmente dovuto alla rigidità di alcune politiche del governo. Le autorità cinesi hanno promosso diversi adeguamenti strutturali per creare una Cina più innovativa e meno corrotta. Il malcontento sociale sul livello di corruzione, di inquinamento e di disparità di reddito ha reso urgente l’implementazione da parte del governo di misure drastiche, che si sono rivelate costose in termini di crescita.

Queste misure strutturali, che porteranno ad una crescita inferiore ma più equilibrata, perdureranno nei prossimi anni. Per esempio, l’indice di percezione della corruzione in Cina non è ancora migliorato in maniera significativa e c’è la sensazione che la campagna anti-corruzione possa durare a lungo. Un altro esempio è il divieto per i governi locali di utilizzare dei Local Government Financing Vehicles (LGFVs), che hanno permesso la diffusione dello shadow banking system. L’epoca dei soldi facili è finita in Cina.

Ma dopo il forte rallentamento economico di inizio anno, i politici cinesi vogliono attutire l’impatto sulla crescita delle loro misure strutturali rendendo più accomodante il policy mix. Sul fronte monetario, ci aspettiamo un ulteriore sostegno da parte della PBOC con un taglio dei tassi di 50 punti base entro la fine dell’anno ed un’ulteriore espansione di bilancio, che nel corso degli ultimi 10 mesi ha registrato un aumento significativo. Le autorità hanno anche fatto una lieve marcia indietro riguardo al divieto di utilizzo dei LGFVs. Sul fronte fiscale, il lancio della strategia “One Belt, One Road” lascia ben sperare in un aumento degli investimenti ed in una diminuzione dell’eccesso di capacità attraverso una crescita delle esportazioni. Per questo motivo, alla luce di un contesto più accomodante, non siamo troppo preoccupati sull’andamento dell’economia cinese dei prossimi 18 mesi.

Tutto sommato, i politici cinesi hanno bisogno di raggiungere risultati nel corso dei prossimi anni. L’ammontare di alloggi invenduti è elevatissimo, i cattivi investimenti hanno portato ad una  fragilità finanziarie e la dipendenza dei governi locali dallo shadow banking system sarà un’abitudine difficile da cambiare. Per quanto riguarda questi rischi, riteniamo che il numero di case invendute possa decrescere nell’arco dei prossimi 2 anni mentre la dipendenza degli enti locali dallo shadow banking system dovrebbe scomparire in 3-5 anni. Il pieno sviluppo di nuovi fattori di crescita, come il settore dei servizi e l’industria manifatturiera avanzata, necessita ancora più tempo. La strada verso il sogno cinese è ancora lunga!

Per quanto riguarda l’impatto di queste decisioni sui singoli settori, Sylvain Brunet, Responsabile della Ricerca per il settore Metals & Mining, dopo esser tornato dal suo viaggio in Cina ha rivisto al ribasso le stime di crescita della domanda di acciaio al carbonio e minerale di ferro in quanto il mercato immobiliare sembra ancora saturo. La reflazione dovuta al settore delle infrastrutture dovrebbe in parte aiutare. Al contrario, le prospettive per gli altri metalli di base sembrano meno negative. Per questo motivo Sylvain ha deciso di tagliare l’ormai datato giudizio Outperform su Rio Tinto ed ha ribadito il suo Underperform su Arcelor Mittal. Per quanto riguarda il settore dei beni di lusso, i cinesi amano ancora il lusso, ma i ricchi hanno iniziato a comprare maggiormente all’estero, lasciando il campo ad una classe media, più attenta al valore degli acquisti. Le aziende hanno dedicato troppe risorse alla vendita al dettaglio ed ora hanno troppa merce in magazzino e pochi clienti di fascia alta. Un processo di adeguamento dei prezzi e della capacità sembra quindi inevitabile.

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