Rimborso da 3,5 mld alla Bce il 20 luglio: c’è tempo prima del Grexit

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di Finanza Operativa 9 Luglio 2015 | 16:00

A cura di Hans Bevers, Senior Economist di Petercam
Il popolo greco ha votato in gran maggioranza per il “no” al referendum. Sebbene tale risultato minacci di rendere più difficili i negoziati, non dovrebbe tradursi automaticamente in un’uscita della Grecia dall’Unione monetaria. Il ruolo della Banca centrale europea come creditore di ultima istanza rimane della massima importanza. Perfino ora, non è ancora troppo tardi per trovare una soluzione che vada bene per entrambe le parti. Allo stesso tempo, tuttavia, è ormai facile vedere come la Grecia potrebbe essere cacciata dall’Area Euro.
E’ probabile che entrambe le parti riprendano i negoziati. Ciò si rivelerà, ancora una volta, molto complicato. Il ruolo della Bce, nel frattempo, resta di gran lunga quello più importante. Se l’Eurotower decidesse di interrompere l’erogazione dei fondi ELA, un’uscita della Grecia dall’Unione monetaria diventerebbe realtà ancor prima dell’avvio delle trattative. Inoltre, non è del tutto chiaro se mantenere semplicemente i fondi ELA ai livelli attuali (attorno ai 90 miliardi) sarebbe sufficiente. Anche se sono in atto delle misure di controllo sui capitali, le banche elleniche potrebbero rapidamente rimanere senza denaro. Ad ogni modo, se la Bce decidesse di staccare la spina (quasi certamente con l’appoggio politico), ciò vorrebbe dire la fine dell’Area Euro così come la conosciamo.
Da un punto di vista costi-benefici, abbiamo detto più volte che sarebbe meglio che la Grecia rimanesse nell’Area Euro. Tuttavia, nel caso adesso i creditori continuassero a prescrivere/richiedere sempre più le stesse misure (cioè ampi avanzi primari, all’infinito), ciò non sarebbe più scontato. Il meglio che possiamo sperare per il momento è che alla Grecia sia concessa una posizione di bilancio un po’ più libera all’interno dell’Area Euro. A dire il vero, il voto a favore del “no” non costituisce assolutamente una garanzia che ora i creditori diventeranno più tolleranti al riguardo. Anzi, c’è un rischio evidente che i creditori continueranno a dare maggiore peso al tema dell’“azzardo morale”. Ciò significa che potrebbero continuare a credere che la Grecia dovrebbe impegnarsi con una rigorosa disciplina di bilancio affinché l’Area Euro possa, nel lungo periodo, sopravvivere.
Ci piace ancora credere che la Bce continuerà a giocare il suo ruolo in termini di supporto finanziario, mentre le trattative, ancora una volta, ripartiranno. Persino a questo punto, non è troppo tardi per trovare una soluzione che vada bene per ambo le parti. Il prossimo grande rimborso (3,5 miliardi di euro alla Bce) per la Grecia deve essere pagato tra due settimane (il 20 luglio), quindi c’è abbastanza tempo, in teoria. Sebbene sia ovvio che i creditori non possono cedere e non cederanno a tutte le richieste di Syriza, è impossibile ignorare il segnale inviato da Atene. Un accordo dell’ultimo minuto sembra ancora possibile. Allo stesso tempo, tuttavia, ora è fin troppo semplice vedere come la Grecia potrebbe finire fuori dall’Eurozona.

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