L’asset allocation di Columbia Threadneedle alla luce della crisi greca

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di Finanza Operativa 17 Giugno 2015 | 16:30

di Mark Burgess, Chief Investment Officer EMEA e Responsabile azionario globale di Columbia Threadneedle Investments

I negoziati sul debito greco, che sembrano protrarsi tanto quanto il tortuoso viaggio di ritorno di Ulisse dalla guerra di Troia, continuano a gravare sui mercati azionari globali. I dati economici deludenti hanno inoltre suscitato il nervosismo degli investitori nelle ultime settimane. La turbolenza dei mercati cinesi a fine mese ha fornito un’ulteriore ragione di cautela. Tuttavia, le piazze azionarie giapponesi hanno registrato nuovamente un ottimo andamento mensile; l’indebolimento dello yen ha alimentato la fiducia nei confronti degli esportatori nipponici, riducendo al contempo le performance di mercato in termini di dollari e sterline. Un sostegno è giunto anche dalla speranza di un aumento dei riacquisti di azioni proprie da parte delle imprese giapponesi e dagli utili societari superiori alle attese, come pure dai dati sulla crescita del PIL del primo trimestre, che allo 0,6% (poi rivisto al rialzo all’1%) ha superato le previsioni e spinto il Nikkei ai massimi degli ultimi 15 anni.

Abbiamo recentemente ridimensionato il sovrappeso sulle azioni nei nostri portafogli multi-asset; nello specifico, abbiamo ridotto sia la componente delle azioni europee (Regno Unito escluso) che quella delle azioni britanniche, ma continuiamo a sovraponderare entrambe le regioni. I proventi sono stati reinvestiti in liquidità. Abbiamo lasciato invariate le altre posizioni, continuando a sovrappesare le azioni nel loro complesso. Tali modifiche rispecchiano il nostro giudizio circa un peggioramento delle prospettive di crescita degli utili a livello globale.

Nello specifico, riteniamo che le valutazioni e i profitti in Europa siano nel complesso meno allettanti che in passato, dopo l’eccellente performance messa a segno quest’anno dalle azioni europee. Abbiamo inoltre rilevato l’inversione di alcune tendenze, tra cui le quotazioni petrolifere estremamente basse e il posizionamento degli investitori professionali, che ci avevano inizialmente indotto a sovraponderare il Vecchio Continente. Anche il tasso di cambio è diventato un fattore meno positivo.

Al contempo, il Regno Unito ha sottoperformato l’Europa continentale nel 2015, ma a differenza di quanto è avvenuto in quest’ultima regione le aspettative a termine per gli utili britannici hanno subito un deterioramento nell’ultimo anno. Negli ultimi 12 mesi il Regno Unito ha registrato una revisione delle valutazioni, ma questa dinamica non può durare indefinitamente se la crescita degli utili non si manifesta. Non sembrano attenuarsi neppure le difficoltà per il paese derivanti dal rallentamento economico in Cina, che hanno influito negativamente sulle prospettive degli utili delle imprese minerarie e del settore delle materie prime.

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