Secondo Schroders il crollo delle azioni in Cina può pesare sulla crescita

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 10 Luglio 2015 | 14:30

di Craig Botham, Emerging Markets Economist, Schroders

Quest’anno il mercato cinese, probabilmente, è stato quello più avvincente per gli investitori. L’indice composito è arrivato persino a guadagnare il 60% da inizio anno, superando con facilità gli altri Mercati Emergenti e anche il resto del mondo. Ma da allora le sue sorti sono cambiate.
La tempistica del rally – partito a marzo – suggeriva un allontanamento dai fondamentali macro. I dati relativi all’attività economica hanno avuto un inizio d’anno debole per poi dare delusioni straordinarie a marzo; certamente, non un contesto favorevole per un andamento positivo degli utili. Tuttavia, insieme ai dati deboli sono arrivate le aspettative – e le promesse – di un supporto da parte delle politiche del Governo. In particolare, le iniezioni di liquidità della People’s Bank of China (PBoC) hanno contribuito a rafforzare il sentiment e a dar vita a un approccio mentale secondo il quale, da quel momento in poi, tutti i dati deludenti erano un segnale per comprare di più. Seppur si trattasse sicuramente di una bolla, poiché l’aumento dei rapporti P/E era difficile da giustificare in una economia afflitta da un eccesso di produzione e una domanda debole, certamente gli investitori non si stavano comportando in una maniera del tutto irrazionale.

Le azioni dei policy maker Il rally ha goduto di un forte supporto da parte dei policy maker. Le autorità stanno cercando di ribilanciare l’insieme delle modalità di finanziamento delle imprese, per diminuire i livelli attualmente alti di dipendenza dal debito. Affinché ciò si verifichi, le imprese dovranno finanziarsi tramite azioni: un mercato azionario forte offre le condizioni migliori per una serie di IPO. Anche le banche stanno cercando di aumentare i finanziamenti tramite azioni con l’obiettivo di ricapitalizzarsi, fattore che contribuirà a creare, a sua volta, una domanda per le obbligazioni emesse dalle amministrazioni locali – un altro aspetto del ribilanciamento del Paese. Allo stesso modo, abbiamo assistito a forti crolli giornalieri dei listini, quando il regolatore ha agito per ridurre la volatilità. Ciò mostra quanto la bolla sia fragile. Purtroppo, per coloro che investono nell’azionario cinese, una mossa tale da parte del regolatore – introdurre delle restrizioni ai finanziamenti sul margine, che hanno stabilito i record storici a livello mondiale, raggiungendo il 3,4% del PIL – ha dato il via all’attuale sell-off.

Conseguenze macro Senza dubbio ci saranno problematiche finanziarie tra gli investitori con una forte leva, ma le conseguenze macroeconomiche sono meno facili da determinare. Mentre negli Stati Uniti questo tipo di rally di mercato sarebbe stato associato a un forte effetto-ricchezza, questo è stato meno evidente in Cina; le vendite al dettaglio hanno continuato a indebolirsi, anche quando l’azionario ha toccato nuovi massimi. Sfortunatamente per il gigante asiatico, non si tratta di un rapporto necessariamente simmetrico: un calo dei mercati potrebbe gravare sul sentiment dei consumatori e sulla spesa, anche se il rally non ha contribuito ad alimentarli.
Guardando ora allo spaccato del PIL del primo trimestre, tuttavia, quello che balza all’occhio è il forte rialzo del contributo del settore finanziario alla crescita del PIL, salito all’1,3% rispetto allo 0,7% precedente. Ciò riflette il boom del business del brokeraggio, che probabilmente non continuerà nelle attuali condizioni dei mercati. Di conseguenza, con tutta probabilità ciò peserà sulla crescita del terzo trimestre, soprattutto se gli sforzi volti a rafforzare il mercato si riveleranno inefficaci.

Atterraggio brusco? L’ultima domanda è se il crollo del mercato azionario possa dar vita a un atterraggio brusco dell’economia più in generale. Si può sostenere che se ciò accadesse, minerebbe la fiducia nella presunta onnipotenza del Governo nella gestione dell’economia, e il focus potenziale potrebbe essere il resto del sistema finanziario. Nel complesso però, a nostro avviso l’economia reale è sconnessa dal mercato azionario abbastanza da far sì che l’impatto sulla crescita si dovrebbe limitare agli effetti subiti dalle società finanziarie coinvolte e alle famiglie più ricche che hanno partecipato al rally dei listini e, di conseguenza, parteciperebbero al crollo.

La maggior parte delle imprese non dipende dal mercato azionario per finanziarsi e la PBoC è in grado di offrire ampia liquidità e mantenere in vita i mercati del credito. Ciò ostacolerà, però, gli sforzi per affrontare la sostenibilità del debito delle amministrazioni locali e delle società a controllo statale, oltre che per ricapitalizzare le banche.
Nel complesso, i mercati azionari in calo presentano un vero rischio per i tentativi di ribilanciamento e rifinanziamento dell’economia e un ostacolo concreto sulla strada verso l’obiettivo di crescita del PIL del 2015, al 7%, come si deduce dal sempre crescente intervento del Governo nell’economia.

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