Il Pil cinese cresce, ma su fondamenta instabili: la view di Schroders

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di Finanza Operativa 16 Luglio 2015 | 12:00

A cura di Craig Botham, Emerging Markets Economist, Schroders
La Cina ha superato le attese della City per la crescita del PIL nel secondo trimestre del 2015, con un +7% su base annuale, stesso dato registrato nei tre mesi precedenti. Lo slancio dell’espansione economica è migliorato, con un tasso di crescita dell’1,7% su base trimestrale (+1,3% t/t nei tre mesi precedenti). Tuttavia, a nostro avviso, questa ripresa non sembra poggiare su basi solide, come nella parabola dell’uomo che costruì la propria casa sulla sabbia.
Le attese per il PIL cinese nel secondo trimestre erano state ridotte a causa di una serie di dati deboli ad alta frequenza, sebbene a giugno si siano visti un paio di miglioramenti. La produzione industriale è cresciuta dell’1% a/a nel secondo trimestre. Gli investimenti sono aumentati a un tasso medio del 10,3%, anche se in ribasso rispetto al 13,5% precedente male vendite al dettaglio hanno frenato, al +10,2% dal +10,5%. Tenendo conto che lo scorso anno la lettura del PIL nel secondo trimestre è stata migliore di quella del primo, dando così un effetto base negativo, sembra strano che la crescita economica non abbia rallentato. Inoltre, il nostro modello di analisi indica un tasso di crescita di circa il 6,3%, rispetto al 6,9% del primo trimestre. Come spiegare la differenza?
Sarebbe semplice dire che si tratta del classico caso di “aggiustamento” dei numeri da parte delle autorità cinesi, ma resisteremo a questa tentazione. Il dato disaggregato del PIL mostra che il settore primario e quello terziario hanno accelerato, mentre il comparto manifatturiero ha rallentato. Non sono disponibili dati più dettagliati al momento, ma vale la pena sottolineare che nel primo trimestre l’ottimo andamento del settore finanziario ha contribuito per circa lo 0,5% alla crescita del PIL, grazie alla performance dei servizi di brokeraggio, legati al rally del mercato azionario. Sebbene tale rally si sia bruscamente interrotto a metà giugno, tale voce probabilmente ha sovraperformato per la maggior parte del secondo trimestre. A nostro avviso, una crescita del PIL basata su una bolla del mercato azionario non è sostenibile e, date le probabilità di una performance più debole dei listini nel terzo trimestre, non ci aspetteremmo un nuovo shock positivo del PIL nei prossimi mesi.
Come nel primo trimestre, probabilmente anche negli ultimi tre mesi le esportazioni nette hanno contribuito considerevolmente alla crescita del PIL. Ma, proprio come nel primo trimestre, ciò non è dovuto a un’ottima performance delle esportazioni (che sono diminuite su base annuale), ma al debole dato delle importazioni, grazie ai bassi prezzi delle materie prime. Anche in questo caso, non si tratta certo di una fonte sostenibile di crescita: un’economia più forte inizierà ad aver bisogno di maggiori importazioni e le commodity non saranno per sempre economiche.
Quindi, seppur la Cina abbia sconfitto gli scettici per il momento, non vediamo molti dati incoraggianti circa il futuro della sua economia. Sembra che la performance nel secondo trimestre sia stata costruita su fondamenta instabili, piuttosto che sulla “roccia” di una crescita sostenibile. Nella parabola biblica, la casa costruita sulla sabbia è crollata per il tempo avverso. La Cina potrebbe non dover incorrere nello stesso destino, ma alla fine, tutti i castelli di sabbia si disgregano.

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