Il mercato resta dollaro-centrico

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di Finanza Operativa 24 Giugno 2015 | 08:50

Ancora una volta, nel nostro comment ai mercati, non possiamo esimerci dal sottolineare l’estrema centralità del dollaro americano e come, in qualche modo, sia lui a “decider” le sorti del mercato valutario e più in generale del mercato nel suo complesso. Ogni giorno questo concetto, per quanto ormai sviscerato con ridondanza e maniacalità, ci fornisce lampanti ed incontrovertibili conferme. Lo abbiamo visto praticamente con costanza immancabile in questi mesi in cui è andato ad apprezzarsi significativamente, alterando talvolta perdite di terreno nei confronti delle altre valute in maniera univoca. In intraday, questo va detto, ciò è avvenuto spesso con movimenti non sempre sincronizzati, mentre in giornate come quella di ieri esso ha incarnato la parte del leone andando a mostrare considerevole forza senza alcuna eccezione di sorta.
Tutto, ad ogni modo, porta all’assunto per il quale il mercato è dollaro-centrico, non riferendoci naturalmente solo a alla struttura con la quale il valutario è stato concepito, ma ad un concetto più ampio che rimanda al ruolo catalizzatore di flussi di liquidità che il biglietto verde riveste in maniera univoca in vendita o in acquisto a seconda degli indicatori provenienti da news ed aspettative di politica monetaria. Questo è un assunto che, per quanto scritto e riscritto, ci teniamo a ribadire con veemenza ed una buona dose di convinzione. Al di là delle tecnicalità operative che stanno dietro a ciascun movimento, a contribuire ieri all’acquisto di greenback – particolarmente copioso peraltro nella mattinata e acuitosi nelle primissime ore del pomeriggio per poi ritracciare – ci hanno pensato le parole del membro del FOMC Powell il quale, ancora nei panni del falco, ha dichiarato che la Federal Reserve è pronta ad un primo rialzo dei tassi ( lasciando intendere che settembre potrebbe essere l’orizzonte temporale corretto) il quale potrebbe essere addirittura affiancato da un secondo ritocco in su addirittura entro la fine del 2015 (verosimilmente dicembre). Naturalmente questo non coccia con quanto, poco meno di una settimana fa, espresso dal Governatore Yellen, la quale pur essendo naturalmente meno esplicita ha fatto intendere che la stretta monetaria è vicina pur con prospettive di politiche monetarie ancora sostanzialmente di taglio accomodante per il 2016 e confermando ciò con un deciso taglio delle stime di crescita per quest’anno ed appunto per il 2016.
In breve, per quanto riguarda il fronte Grecia, nessuna novità è emersa sebbene continui persistere la fuga della liquidità dal paese ellenico, con la BCE ancora dunque impegnata ad incrementi dell’ELA (Emergency Liquidity Assistance) verso gli istituti di credito travolti dalla corsa agli sportelli dei cittadini greci ormai terrorizzati da potenziali scenari catastrofici per il paese. Ancora ieri di circa 1 miliardo l’immissione da parte di Francoforte alle banche, dopo i quasi 6 miliardi nell’ultima settimana. Continueremo a monitorare naturalmente la vicenda, restando però tecnici nelle nostre analisi grafiche e proteggendoci da improvvise fiammate di volatilità con l’uso di leve adeguate al nostro capitale e l’obbligatoria immissione dello stop loss. In ultimo, ricordiamo la pubblicazione del Pil degli Stati Uniti alle 14.30 che rappresenta forse il market mover più importante della settimana e che andrà seguito con estrema attenzione in virtù di quanto descritto sulle dinamiche dollaro-centriche di mercato.
Eur/Usd Il daily ci ha mostrato un forte segnale bearish nella giornata di ieri che è stata protagonista di un’escursione di prezzo di 200 pips, dunque ben significativa tenendo conto della volatilità media del cambio. Peraltro l’area di 1,12 risultava particolarmente rilevante in ottica di supporto, così come la sua violazione ci porta ora a considerarla un’area di resistenza in grado ora di far ripartire il prezzo al ribasso. Molto interessante infatti la configurazione sul grafico orario che mostra proprio come la confluenza grafica rappresentata dalla concomitanza tra il livello statico di 1,12 e l’ottima media mobile esponenziale a 21 periodi, ci indichi dei punti di vendita che si pongono l’obiettivo dei minimi in area 1,1135. Vendite rinviabili a violazione della flag correttiva e quindi della sequenza di minimi crescenti attorno a 1,1170, dopo un auspicabile primo strappo di volatilità al ribasso, o in violazione dei minimi relative con successive target a 1,1080 in prima istanza. Riterremo invece opportune il superamento dell’area 1,1200 – 1,1230 per posizioni di acquisto per obiettivi a 1,1290.
Usd/Jpy Come detto settimana scorsa, il daily ha mostrato precisione quasi millimetrica nel respingimento del prezzo in area 122,50, livello di demarcazione importante e che rappresentava il punto di maggiore resistenza poi violato a fine maggio verso i massimi relativi a 126. Da lì sono partiti discreti acquisti che hanno portato il prezzo al cospetto prima della resistenza a 123,80 e poi di 124,20, secondaria quest’ultima come importanza solo ad area 124,50. Il grafico orario, ancora una volta il migliore da seguire per quanto concerne i cambi originali, ci evidenzia proprio area 123,80 come quella utile per acquisti in direzione dei massimi visti ieri e dunque della successive area appena citata. Gli stop potranno essere ravvicinati e i reverse piuttosto tempestivi dal momento che il livello di 123,55 si pone come successive punto di supporto. Sotto questo punto infatti saranno più prudenti gli short con primo obiettivo a 123,20.
Gbp/Usd Dopo l’importante rally della settimana scorsa, stiamo assistendo ora a discreti ritracciamenti da parte del cable il quale sembra individuare area 1,5680/90 come area ideale per eventuali ripartenze al rialzo. Nel breve infatti, e guardiamo a tal proposito ancora il grafico H1, notiamo come l’area che va tra 1,5750 e 1,5760 rappresenti ancora zona di vendita con obiettivo dei mimini attorno a 1,5715 ed eventuali break dunque verso il livello citato di 1,5680. Ritorneremo invece “prematuramente” bullish sopra 1,5810 per obiettivi a 1,5850 in primo luogo.
Aud/Usd Ancora poco chiare le dinamiche daily del cambio che mostra una certa reticenza nel riportarsi sui supporti dopo il chiaro respingimento di area 0,78 avvenuto la settimana scorsa. La configurazione oraria mostra tuttavia ancora aree di resistenza presenti a 0,7735 e ancora a 0,7755, prima di salite decise in direzione 0,78. L’ottica dunque, per quanto tutt’altro che pulita, è di porsi ancora come venditori verosimilmente però con un buon segnale di break sotto 0,7710 in direzione 0,7680 e la possibilità di rivedere i minimi relativi a 0,7650 se dovessero partire decise fiammate di acquisto di dollaro Americano. Piuttosto sporco comunque ancora il quadro tecnico intraday.
A cura di Davide Marone, analista di Fxcm

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