Sace: “In Iran per l’Italia c’è potenziale 3 mld di euro di nuovo export entro il 2018

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di Finanza Operativa 16 Luglio 2015 | 15:30

Secondo Sace nuove opportunità potrebbero aprirsi per le aziende italiane interessate a fare business in Iran. Dopo mesi di trattative è stato raggiunto l’accordo tra Teheran e il gruppo dei “5+1” (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia + Germania). L’intesa prevede il congelamento di tutte le sanzioni entro l’anno. Il regime sanzionatorio in vigore contro Teheran ha contribuito a restringere gli scambi commerciali tra il paese e il resto del mondo, seppure in modo asimmetrico tra i vari partner.

L’intesa del 14 luglio arriva dopo il raggiungimento ad aprile 2015 di un accordo quadro tra i 5+1 e l’Iran che prevedeva la cancellazione graduale e monitorata delle sanzioni e la riduzione di due terzi della capacità di arricchimento dell’uranio, controllata dagli ispettori internazionali dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA). L’accordo, i cui dettagli non sono stati ancora ufficializzati, prevedrebbe il congelamento delle sanzioni entro l’anno, salva la possibilità di ripristinarle entro 65 giorni in caso di violazioni da parte iraniana. Per poter entrare in vigore, l’intesa necessiterà ora dell’approvazione del Congresso statunitense e dell’assemblea legislativa iraniana, nonché di una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU. La rimozione definitiva delle sanzioni sarà concordata durante la fase operativa dell’accordo. In cambio, Teheran avrebbe accettato la possibilità delle ispezioni ONU su tutti i siti nucleari iraniani, inclusi quelli militari.

Export Italia-Iran: una ripartenza possibile Sace ritiene verosimile una rimozione graduale delle sanzioni in vigore. La cessazione del quadro sanzionatorio potrebbe portare a un incremento dell’export italiano nel paese di quasi 3 €/mld nel quadriennio 2015-2018. Se l’export italiano riuscisse a riproporre una crescita simile a quella osservata nel periodo pre-sanzioni (2000-2005), si raggiungerebbe infatti un livello di esportazioni superiore a 2,5 €/mld nel 2018 , tornando a un livello appena superiore al picco pre-sanzioni raggiunto nel 2005. Peraltro, partendo da un livello artificialmente basso a causa del freno sanzionatorio, è verosimile che nello scenario di totale rimozione delle sanzioni le serie statistiche subiscano uno shock positivo, con significativi incrementi annuali in termini percentuali, potenzialmente anche superiori a quelli registrati nel “quinquennio d’oro” 2000-2005. I circa 3 €/mld di recupero potenziale nel breve periodo rimangono comunque una quota marginale rispetto a quanto perso dal sistema italiano negli anni di vigenza del regime sanzionatorio. In assenza di sanzioni infatti, l’Italia avrebbe potuto cumulare maggiori esportazioni per un valore di circa 17 €/mld nel periodo 2006-2018. L’impatto più rilevante si è avuto a fine 2011, quando l’inasprimento delle sanzioni ha fatto crollare gli scambi tra Italia e Iran, passati da 7,2 €/mld a 1,6 €/mld nel 2014. La composizione dell’export verso il Paese rimane stabile con la meccanica strumentale che resta il settore più rilevante, con un peso di circa il 58% nel 2014.

Proprio la meccanica strumentale è tra i settori più colpiti; il valore annuo dei beni venduti si è dimezzato da circa 1,3 €/mld del 2010 a meno di 700 €/mln di oggi. In ogni caso, tutti i principali settori dell’export italiano hanno registrato una forte contrazione nell’ultimo quinquennio (Grafico 4): mezzi di trasporto, prodotti agricoli e metallurgici sono quelli che hanno registrato la contrazione relativa più rilevante. Il settore degli alimenti ha invece bruscamente interrotto il trend di forte crescita registrato nel periodo pre-sanzioni.

Dove indirizzare gli sforzi di recupero
Dal 2006 l’Italia ha perso molte posizioni, pur rimanendo il nono Paese esportatore nei confronti dell’Iran. Riguadagnare le quote di mercato perse non sarà facile, considerando che concorrenti quali Cina, India, Russia e Brasile hanno subito molti meno vincoli negli ultimi anni guadagnandosi una posizione importante all’interno del Paese. La riapertura dei commerci con Teheran produrrebbe senz’altro un vantaggio immediato sul settore petrolifero, il più colpito dalle sanzioni internazionali nonché quello che necessita dei maggiori investimenti. Dal 2011 a oggi il petrolio esportato dall’Iran si è dimezzato (da 2,6 a 1,4 mln b/g). Dalla sola UE si è avuta una minore domanda per quasi 600 mila b/g. La contrazione dei volumi, dirottati sui mercati orientali per l’embargo dell’Occidente, e la necessità di preservare il consenso sociale con la spesa pubblica, hanno contribuito a mantenere il breakeven ben al di sopra dei 100 $ al barile. La riapertura degli scambi potrebbe pertanto ridare fiato alle finanze del Paese, ma la sovrabbondanza attuale di greggio sul pianeta non consente previsioni particolarmente incoraggianti in termini di offerta aggiuntiva. Per il medio-lungo termine, tuttavia, il Paese non potrà non dotarsi di un’industria e di infrastrutture adeguate: sarà pertanto fondamentale l’apporto di nuova tecnologia come valvole, raccordi e strutture per la lavorazione domestica del petrolio. Il secondo settore di opportunità, dopo quello petrolifero, è l’automotive. L’Iran era un mercato da 1,5 milioni di immatricolazioni di veicoli all’anno nel periodo pre-inasprimento sanzioni del 2011, ora ci si attende un ritorno sopra i 2 milioni di unità all’anno nel caso le sanzioni siano rimosse. Questo soprattutto per la necessità di rinnovare un parco circolante (14 milioni di unità) molto vecchio. In prima linea per il ritorno nel Paese ci sono le francesi PSA e Renault, già presenti con JV nel Paese. Un altro settore di punta sarà quello militare. L’esercito dispone di armamenti che risalgono ai tempi dell’Unione Sovietica e necessita di nuovi e più potenti mezzi, anche in considerazione del ruolo di potenza regionale che il Paese sta acquisendo. Qui la concorrenza di Russia e Cina sarà forte, considerati anche i limiti imposti alle potenze occidentali dai Paesi arabi, ad oggi tra i clienti più attivi del settore. Anche i trasporti offriranno buone prospettive di domanda. Le sanzioni che vietano al Paese di acquistare aerei occidentali fin dagli anni ’70 hanno contribuito a creare una flotta aerea antiquata e di scarsa qualità. L’Iran ha annunciato che una volta tolte le sanzioni comincerà il rinnovo della flotta con l’acquisto di 400 aerei. Stesso discorso vale per i treni e le ferrovie. Numerosi costruttori inglesi e francesi sono alla porta per l’ampliamento e il rinnovo della rete ferroviaria iraniana. La decisa crescita demografica (attualmente si contano in Iran 77 milioni di abitanti, ma si prevede raggiungeranno i 100 milioni entro il 2050) necessiterà di un’offerta abitativa adeguata, sia di alloggi popolari che di lusso, oltre che di strutture commerciali, alberghiere e uffici. I centri in forte sviluppo sono numerosi, alla capitale Teheran si aggiungono città quali Isfahan, Shiraz, Mashad, Tabriz, Yazd e Hamadan. In quest’ottica, ottime performance sono attese anche dal settore dei materiali da costruzione e dei macchinari per la lavorazione di marmo e granito, materie prime di cui il Paese è molto ricco. Oltre alla richiesta di alloggi vi è anche una crescente sensibilità verso le nuove tendenze di design, soprattutto da parte delle élite iraniane. Si delineano buone opportunità per il settore del mobile, per gli articoli di illuminazione, gli accessori per il bagno e la cucina, i laminati in legno, i rivestimenti in vetro, le scale, gli infissi per porte e finestre, i materiali antisismici e le caldaie.

Opportunità e rischi dell’investimento in Iran Oltre che meta appetibile per le merci italiane, l’Iran rappresenterà un’ottima opportunità per coloro che desidereranno investire nel Paese. I principali vantaggi per gli investitori risiedono: • Nella forza lavoro competitiva in termini di qualifiche e costo. Il livello medio di istruzione nel Paese è elevato (4 milioni di studenti universitari, 700 mila laureati ogni anno di cui circa la metà in discipline scientifico-ingegneristiche) a fronte di un salario medio di 330 $ al mese e normative di assunzione relativamente agevoli per il datore di lavoro. • Nelle importanti agevolazioni fiscali per gli investitori esteri. Il Paese ha 14 economic zone e 7 free trade zone, dove gli investitori stranieri godono di esenzioni fiscali per un periodo di 20 anni, della completa libertà di movimento di capitali e profitti e dell’assenza di dazi all’importazione. • Nelle potenzialità demografiche: il Paese è molto popoloso, con circa la metà della popolazione sotto i 30 anni e un PIL pro capite pari alla metà di quello italiano. Questo è un elemento importante sia dal punto di vista del mercato del lavoro, sia per le potenzialità commerciali di questa fascia della popolazione.

 

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