Chi ci guadagna dallo shifting della Cina nella catena del valore

A cura di Alex Wolf, EM Economist, Standard Life Investments
Il rallentamento degli scambi commerciali a livello globale sta spingendo le economie emergenti a ripensare il loro modello di crescita. I paesi emergenti, in particolare quelli i cui modelli di crescita si basano sulle esportazioni, devono adattarsi a una domanda esterna debole, al basso prezzo delle materie prime e al ribilanciamento della Cina. Di conseguenza le esportazioni dei paesi emergenti sono state molto deboli nella prima parte dell’anno, soprattutto a causa dei bassi prezzi delle materie e a un dollaro più forte, anche se, escludendo questi due fattori, è ancora evidente che sia la debolezza della domanda esterna a incidere maggiormente. I dati del CPB (World Trade Monitor) mostrano che nei paesi emergenti i volumi degli scambi sono notevolmente diminuiti rispetto alla prima parte dell’anno e i dati sui singoli paesi mostrano che le esportazioni sono rimaste deboli nel secondo trimestre. La debolezza della domanda interna cinese ha un certo peso – le esportazioni coreane sono diminuite del 6,8% nel secondo trimestre rispetto al 2,9% del primo, mentre a Taiwan le esportazioni sono in caduta del 9,8% contro il 4,1% del primo trimestre.
Detto questo, le esportazioni si sono leggermente riprese nel mese di giugno, con i dati più forti in Cina, Corea, Vietnam e Brasile suggerendo un rafforzamento dell’economia americana e ripresa in Europa potrebbe sostenere le esportazioni dei mercati emergenti nella seconda metà dell’anno. Negli ultimi dieci anni il ruolo della Cina come driver della domanda nei mercati emergenti si è notevolmente rafforzato. A causa di questo, con il ribilanciamento dell’economia cinese e con il cambiamento del suo ruolo nelle supply chain globali, i paesi emergenti che dipendevano dalla forte domanda cinese saranno obbligati ad adattarsi di conseguenza. L’integrazione della Cina nell’economia globale ha avuto un effetto enorme sia in termini di volume che di struttura del commercio mondiale. L’emergere della Cina è stato una delle ragioni della rapida crescita degli scambi internazionali nel corso degli anni 1990 e 2000, e il progresso nella gestione degli scambi commerciali ha assicurato una rapida crescita delle esportazioni anche a tutti quei paesi che fornivano componenti e materie prime alla Cina.
In Cina il cambiamento è duplice; le importazioni del paese si stanno riducendo da un lato a causa del rallentamento della crescita e del riequilibrio della Cina, e dall’altro a causa dei movimenti verso l’alto della catena del valore e della strategia di import substitution. Laddove nel 2000 i componenti importati costituivano quasi il 55% delle esportazioni cinesi, oggi le parti importate oggi corrispondono a circa il 35% delle merci esportate. La Cina, quindi, sta incrementando il suo valore aggiunto, così le supply chain globali perdono di rilevanza, mentre aumentano sempre più le reti di produzione locali. Questi cambiamenti hanno un effetto frenante sulla crescita complessiva del commercio globale, con la caduta dei flussi commerciali lordi, ma anche sulla crescita di quei paesi che hanno sempre esportato beni intermedi verso la Cina.
La Cina può anche essere un colosso delle esportazioni, ma spostandosi verso l’alto nella catena del valore aggiunto, sta cedendo quote di mercato, in particolare nel settore della piccola manifattura tradizionale, e questa è una buona notizia per i suoi vicini come Vietnam e Cambogia. Questi paesi hanno infatti rapidamente guadagnato quote di mercato e di conseguenza le loro economie sono cresciute di oltre il 6%. Forse può essere difficile per i singoli paesi replicare la rapida crescita trainata dalle esportazioni, sperimentata dalle tigri asiatiche negli ultimi quarant’anni, è importante ricordarsi che la geografia è ancora importante. La storia ha dimostrato che quando la capacità industriale ad alta intensità si sposta da un paese all’altro, tende a rimanere nella stessa regione e lungo le stesse tratte di spedizione e logistica.
I paesi che si trovano lungo le stesse rotte di navigazione come Cina, Giappone e le tigri asiatiche originali hanno un vantaggio naturale, così come i paesi che confinano direttamente con Europa sviluppata e Stati Uniti. D’altro canto India, Africa e Medio Oriente si trovano davanti una strada tutta in salita.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nella tua Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!