Petrolio, secondo Ubp ora il rischio di ribasso ulteriore è molto limitato

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 22 Luglio 2015 | 15:00

di Karine Jesiolowski e Koon Chow, Emerging Market Fixed Income di Ubp

Recentemente i prezzi dell’energia e dei metalli si sono stabilizzati grazie alla ripresa dell’economia globale, che ha compensato le pressioni legate a un eccesso di offerta e a un rafforzamento del dollaro. Nei prossimi 12 mesi gli analisti prevedono modesti rincari sul fronte delle commodity, ma a nostro parere il miglior profilo di rischio è quello del settore petrolifero, le cui quotazioni (50-55 dollari al barile per il WTI) potrebbero essere prossime al minimo. La stabilizzazione dei prezzi delle materie prime dovrebbe placare i timori degli investitori circa i Mercati Emergenti, in particolare per i Paesi produttori di greggio che vantano bilanci solidi. Attualmente, i nostri fondi dedicati ai mercati obbligazionari emergenti sovrappesano petrolio e gas, mentre sottopesano metalli ed estrazione mineraria.

La stabilizzazione dei prezzi delle commodity, in atto da marzo, contribuisce a rassicurare gli investitori circa le prospettive dei Paesi Emergenti che producono materie prime. Pur essendo ancora soggette a qualche pressione, le economie con un settore pubblico forte, un buon bilancio con l’estero e politiche fiscali prudenti dovrebbero essere le prime a riguadagnare terreno. Le quotazioni delle commodity presentano oggi un profilo di rischio equilibrato e in alcuni casi (petrolio, zinco, piombo) il potenziale al rialzo supera quello al ribasso.

Le previsioni degli analisti circa un generale modesto rialzo dei prezzi delle commodity sembrano corrette, sebbene le prospettive di rischio cambino da una categoria all’altra.

Per il mercato del petrolio, i rischi di ribasso appaiono più limitati che per i metalli industriali. Uno dei motivi sta nella possibilità di tagliare rapidamente la produzione di greggio in caso di un crollo delle quotazioni. I produttori di scisto nordamericani possono rallentare velocemente l’attività, anche se l’Arabia Saudita scegliesse di agire diversamente per mantenere la propria quota di mercato. È la vita breve – circa 12 mesi – di molti pozzi nordamericani che conferisce tale agilità a livello decisionale ai produttori locali, che sostengono per un intero ciclo un costo medio di circa 50-55 dollari al barile di WTI. Ciò significa che, se il WTI scendesse del 7 15% rispetto ai livelli attuali, questi operatori sarebbero fortemente incentivati a ridurre la produzione e i risultati si vedrebbero nel giro di un anno. Il mercato dovrebbe quindi vedere in un prezzo simile una soglia resiliente.

Un altro elemento di supporto per il prezzo del petrolio è costituito dalle diverse fonti della domanda. La Cina, ad esempio, rappresenta appena l’11% della domanda globale, mentre USA ed Europa insieme contano per circa il 35%. Pertanto, una ripresa dell’attività economica internazionale al di fuori della Cina contribuirà certamente a sostenere i prezzi del petrolio al livello attuale o leggermente al di sopra.

L’effetto Cina La crescita dell’economia cinese costituisce un elemento importante nell’evoluzione dei prezzi delle commodity. La Cina rappresenta una vasta fetta della domanda globale di materie prime e addirittura metà di quella di metalli industriali. Per le quotazioni delle materie prime è quindi un bene che l’economia cinese stia reagendo positivamente alle misure di stimolo attuate dal Governo da inizio anno. Le imprese stanno dimostrando una maggiore fiducia e le transazioni sul mercato immobiliare, ad aprile e a maggio, hanno mostrato un’accelerazione, sia in termini di volumi, sia di prezzi. L’importazione di metalli, poi, sembra prossima a una ripresa, come pure la domanda di greggio. Nella seconda metà dell’anno, probabilmente, vedremo altre misure di stimolo in Cina e una ripresa evidente dell’economia, che dovrebbe sostenere ulteriormente i prezzi delle materie prime.

 Nel mercato dell’oro, al contrario, sembrano prevalere i rischi di ribasso a causa della probabile tendenza al rialzo del dollaro. Gli investitori si sono rifugiati nel metallo giallo quando il quantitative easing della Fed ha messo sotto pressione il dollaro, ma ormai questa fonte di domanda sembra essersi esaurita. Presumibilmente, poi, la domanda indiana – almeno quella parte legata ai timori sull’inflazione interna e sul valore della rupia – non crescerà allo stesso ritmo che in passato, privando così il metallo prezioso di un alto elemento di sostegno.

Posizionamento attuale In base alle nostre previsioni positive per l’energia e a un giudizio più prudente su alcuni metalli come rame e minerali ferrosi, al momento sovrappesiamo petrolio e gas, mentre sottopesiamo i metalli e l’estrazione mineraria. Gli emittenti metallurgico-minerari sono sottopesati in quasi tutti i Paesi. In particolare, abbiamo un’esposizione modesta sul rame, in quanto sottopesiamo una società mineraria che opera sia in Messico che in Perù e non abbiamo alcun investimento nel settore in Cile. Sono sottopesate anche le compagnie di estrazione di oro, specialmente in Sudafrica e Russia. Sovrappesiamo invece l’India, le cui acciaierie beneficiano degli investimenti del Paese nelle costruzioni e sono scarsamente dipendenti dal settore immobiliare cinese.

 

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