Tra Banche centrali, elezioni, referendum e tensioni geopolitiche: l’outlook 2016 di Ig

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di Finanza Operativa 6 Gennaio 2016 | 15:00

A cura di Ig
Si sta per chiudere il 2015, un anno che ha riservato molte sorprese. L’anno è iniziato con il ritorno al centro della scena dei mercati della crisi greca ed è terminato con la decisione della Federal Reserve di alzare il costo del denaro,  dopo 7 anni di tassi d’interesse fermi a zero. In mezzo ci sono stati: il lancio del Quantitative Easing della Bce, i timori  sul rallentamento della Cina e il continuo calo dei prezzi del greggio. Ma gli investitori hanno già l’attenzione rivolta  agli eventi che potrebbero influenzare i mercati il prossimo anno.
Tra gli altri spiccano:
– le manovre di politica monetaria delle Banche centrali, Fed e Bce in particolare;
– le elezioni presidenziali statunitensi;
– il rallentamento della crescita in Cina;
– la crisi delle economie dei Paesi Emergenti;
– il crollo delle quotazioni del greggio;
– le tensioni geopolitiche;
– il referendum sul BREXIT.
La politica monetaria delle principali Banche centrali continuerà a rimanere al centro dell’attenzione degli investitori. Mentre la Federal Reserve sarà impegnata ad alzare i tassi d’interesse (almeno 4 rialzi nel corso dell’anno), dalla Bce sono attese ulteriori misure espansive, che dovrebbero riguardare un’estensione degli acquisti mensili a 75/80 miliardi di euro, dai 60 attuali. Anche la Bank of Japan potrebbe rivedere decidere di espandere il ritmo di acquisti mensili a causa di un maggiore impatto derivante dal rallentamento della Cina.
Proprio il rallentamento della Cina e la crisi di altre economie Emergenti potrebbe rappresentare uno dei maggiori  downside risk della crescita globale. Lo spauracchio di una crisi simile a quella di fine anni ’90 rimane ancora  contenuto. Il deflusso di investimenti diretti potrebbe essere limitato rispetto al passato, grazie al miglioramento strutturale di queste economie.
Gli appuntamenti elettorali faranno da cornice ai mercati nel corso dell’anno. L’appuntamento clou saranno le elezioni
statunitensi, in agenda a novembre. Probabilmente i mercati potrebbero iniziare a scontare qualche effetto già subito dopo le primarie. In Europa, l’attenzione rimarrà rivolta al possibile referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea (cosiddetto BREXIT). Nonostante il rischio sia limitato al momento, un eventuale vittoria dei “SI” potrebbe avere ripercussioni anche fuori i confini europei. Da rilevare, anche le elezioni politiche in Russia, che potrebbero essere rilevanti per gli equilibri nell’Est Europa e in Medio Oriente.
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