Le cinque forze che plasmeranno il 2016

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di Finanza Operativa 8 Gennaio 2016 | 13:00

A cura di Jeremy Lawson, Capo Economista, Standard Life Investments
I mercati sono valutati in modo favorevole per il 2016. Molti operatori di mercato prevedono un miglioramento su vasta scala, anche se modesto, in termini di crescita globale reale, in considerazione di un indebolimento graduale delle pressioni disinflazionistiche che hanno dominato il 2015. La politica monetaria dovrebbe rimanere accomodante, anche se la Fed ha iniziato a normalizzare i tassi. Pochi analisti prevedono aumenti repentini dei corsi azionari, ma la maggior parte spera che il miglioramento degli utili top-line sostenga rendimenti più elevati rispetto al 2015. Nel frattempo, le curve dei tassi forward stanno prezzando rendimenti più elevati, ma non certo un crollo del mercato obbligazionario.
Anche se condividiamo molte di queste view, riconosciamo che le economie e i mercati raramente si sviluppano in modo tanto prevedibile (CHART 1). Per questa ragione abbiamo identificato le cinque forze chiave che influenzeranno i mercati nel 2016.
La prima ruota intorno alla Fed e al modo in cui l’economia USA e quelle dei mercati emergenti pesantemente influenzate dal dollaro saranno in grado di assorbire tassi di interesse più elevati. I primi segnali di un’evoluzione favorevole dovrebbero includere un sentiment domestico e condizioni di finanziamento resilienti, flussi di capitale stabili da e verso i mercati emergenti e un dollaro in leggera salita.
La seconda riguarda la possibilità che Europa e Giappone riescano infine a incrementare l’inflazione. L’innalzamento dell’inflazione sottostante rafforzerebbe la fiducia sulla validità del QE, favorirebbe tassi di interesse globali più elevati e limiterebbe la divergenza tra le politiche monetarie che ha sostenuto le posizioni lunghe sul dollaro.
La terza è incentrata sulla Cina. Una crescita fiacca ma in ribilanciamento in Cina è ormai prezzata dai mercati; la nostra view comunque non include un hard landing con conseguenti effetti su politica monetaria, flussi di capitale, materie prime e stabilità sociale.
La quarta riguarda i mercati emergenti più in generale. Molti sono analizzati principalmente attraverso i filtri di Cina e FED, ma come dimostra il malessere brasiliano, la politica interna e il quadro politico sono ugualmente importanti. Un maggiore impegno dei governi volto a ristabilire gli equilibri interni, sarebbe un toccasana per il sentiment sul rischio.
La quinta, infine, riguarda il progetto di integrazione europeo che nel corso dell’anno dovrà affrontare diverse sfide, tra cui il referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’UE, i flussi migratori dal Medio Oriente e i timori sulla sicurezza. La UE ha bisogno di riforme ma poche potrebbero essere positive in caso di Brexit o con un mercato interno più isolato.

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