2016: un anno per investimenti pazienti, tattici e relativi per Credit Suisse

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di Finanza Operativa 8 Gennaio 2016 | 17:37

a cura di Joe PrendergastHead of Financial Markets Analysis di  Credit Suisse

Quando un calo è un calo? Il classico «calo» dello S&P 500 è caratterizzato da una flessione temporanea del 5–7%, che si verifica due o tre volte all’anno. Ma c’è chiaramente un ampio grado di variabilità, con il 2015 ad esempio che ha registrato una battuta d’arresto decisamente più importante attorno al 12% ad agosto. Sulla base del nostro scenario di una ripresa economica moderata, nel quale riteniamo che le azioni possano sostenere le valutazioni attuali, cerchiamo i «cali» che offrano una valutazione più attraente per generare una performance significativa. Tuttavia implementare una tale tattica è sempre difficile, non da ultimo perché i cali si confermano tali solo a posteriori. L’analisi tecnica offre un input utile. Per ora, gli indicatori di tendenza e di momentum mettono in guardia dalla possibile vulnerabilità del supporto a 1950 (circa il 7% dai massimi di novembre/dicembre). Pertanto è necessario pazientare ulteriormente prima che questa correzione crei un punto di ingresso più convincente e attraente, a nostro avviso. Nel frattempo, restiamo concentrati su strategie relative regionali, settoriali e tematiche.

Speranza limitata per l’«effetto gennaio» Se mai vi è stato un effetto gennaio, per cui le azioni USA evidenziano una ripresa tendenziale a gennaio a seguito della debolezza di dicembre, non si è certamente visto in anni recenti. I cambiamenti nell’efficienza fiscale e negli standard contabili sono buoni motivi per la sua scomparsa. Senza menzionare il fatto che, in un mondo caratterizzato da frequenza elevata e negoziazione algoritmica, tutte le tracce di stagionalità prevedibile dovrebbero essere state cancellate da tempo. Abbiamo chiuso dicembre con l’S&P in calo di oltre il 2% nel mese e appena positivo in termini di rendimento assoluto dell’anno, ma sinora non vi sembra essere quasi alcun motivo per aspettarsi che il mese di gennaio porterà sollievo.

Prospettive leggermente migliori per il 2016 A livello annuale, possiamo essere un po’ più ottimisti. Sulla base dell’ipotesi degli economisti di una leggera accelerazione della crescita globale del PIL al 3,3% dal 3,0% del 2015 e con una stabilizzazione dei prezzi delle materie prime a livelli bassi, stimiamo una crescita degli utili globali attorno al 5% per l’anno in corso. Di conseguenza, siamo fortemente convinti che le azioni possano esprimere un’outperformance rispetto alle obbligazioni nel 2016; tuttavia, l’assenza di valore evidente nel mercato azionario globale, la traiettoria di inasprimento della Fed e l’attuale assenza di utili globali e dinamica delle vendite suggeriscono un anno modesto per i rendimenti in termini assoluti.

Pazientemente neutrali sulle azioni Quindi la nostra preferenza per le azioni rispetto alle obbligazioni si traduce ancora in una cauta valutazione neutrale sulle azioni globali in termini di rendimenti assoluti al momento. La nostra strategia per quest’anno favorisce un approccio tattico paziente, cercando di distribuire il capitale in azioni in caso di battute d’arresto significative e crescente volatilità, causate da notizie economiche, rialzo dei tassi d’interesse, illiquidità o questioni geopolitiche. I primi giorni ribassisti del 2016 potrebbero creare un tale scenario, con probabilmente tutti e quattro i fattori summenzionati che contribuiscono attualmente a una fase acuta di avversione al rischio.

Quando una flessione è una correzione? Vi sono molti motivi per cui una strategia «buy on the dips» è di difficile esecuzione. Non da ultimo, sappiamo solo in retrospettiva che una flessione è solo una correzione. E, in assenza di un’identificazione precoce di qualsiasi nuova innovazione positiva per catalizzare una ripresa, è difficile attenersi a un piano di acquisti sulle correzioni in un contesto di notizie e sentiment chiaramente ribassisti. Tuttavia, fintanto che considereremo il mercato azionario globale non sopravvalutato e manterremo il nostro scenario di crescita moderata della ripresa, possiamo seguire gli scenari elaborati dall’analisi tecnica per riuscire ad attenerci a un piano in tempi difficili.

In termini tecnici, ora non è il momento giusto Utilizzando l’S&P 500 come indice di riferimento, il nostro team di analisi tecnica osserva che l’indice permane complessivamente in un ampio modello di consolidamento triangolare, prossimo a un test del livello di supporto di breve termine a quota 1960/1950. Questo livello di supporto dovrebbe essere prossimo a una profondità del 5%–7% della «tipica» correzione interim nell’indice, offrendo un potenziale punto d’ingresso. Tuttavia, gli indicatori del momentum sia di breve sia di medio termine sono nel processo di topping e anche il trend tecnico è in fase di deterioramento, in quanto l’indice S&P 500 è ancora attestato al di sotto delle sue medie mobili di medio termine dei 55 giorni e di lungo termine dei 200 giorni. Mentre il livello di supporto di 1950 offre una potenziale opportunità d’acquisto, il quadro del momentum segnala che potrebbe essere troppo presto. Una rottura dei livelli di supporto summenzionati e un ulteriore deterioramento del quadro del momentum tecnico potrebbero portare invece a un test dei supporti di medio termine a quota 1870/1850, forniti dai minimi di agosto e settembre, considerati supporti cruciali su un orizzonte d’investimento di 3–6 mesi. Per il momento, rimaniamo neutrali in attesa di migliori evidenze tecniche di una depressione nella «flessione» ipotizzata.

Indice S&P 500 con indicatori di trend e momentum Il valore 1950 offre un supporto chiave immediato, ma gli indicatori di trend e momentum segnalano che una rapida svolta è improbabile al momento. I prossimi maggiori supporti sono attestati a quota 1870/1850.

Opportunità regionali, settoriali e tematiche Mentre è probabile che sarà necessaria una buona tempistica tattica per generare rendimenti positivi significativi dalle azioni complessivamente quest’anno, riteniamo che vi sarà ancora molto potenziale per un’outperformance tra le maggiori selezioni regionali, settoriali e tematiche. E qui preferiamo essere attivi in modo più immediato, favorendo le azioni di UEM, Svizzera e Australia, i settori sanità, IT e telecomunicazioni a livello globale e temi correlati ai flussi di cassa e all’attività M&A.

Azioni di UEM e Svizzera preferite sulla base delle prospettive sugli utili A livello regionale, è probabile che le azioni più interessate dall’allentamento non convenzionale della politica continueranno a esprimere un’outperformance, in particolare nell’Eurozona e in Svizzera. La ripresa economica lenta ma costante dell’Eurozona dimostra essere anche straordinariamente resistente, con l’effetto particolarmente positivo del calo del prezzo del petrolio sulla redditività attorno alla periferia. I più recenti dati dell’indicatore anticipatore dell’Eurozona hanno fornito una delle poche notizie sinora positive. del 2016. Stimiamo una crescita degli utili delle società dell’Eurozona più rapida di quella degli utili globali quest’anno, attualmente non riflessa nel consenso. Mentre si prevede attualmente che la crescita degli utili sarà particolarmente robusta nella periferia (al di sopra del 15% sia in Italia sia in Spagna), riteniamo che la Germania, sensibile alla crescita e orientata alle esportazioni, potrebbe anche sorprendere al rialzo.

Sanità, IT e telecomunicazioni sono i settori più favoriti La sanità rimane uno dei settori da noi maggiormente preferiti. A nostro avviso, offre un potenziale di crescita degli utili, un reddito da dividendi buono e stabile e valutazioni ragionevoli, nonché una stabilità superiore alla media rispetto ai rallentamenti del mercato. Favoriamo anche l’information technology e, in particolare, software e semiconduttori rispetto all’hardware, alla luce dei loro modelli di trend di spesa e momentum generalmente più favorevoli. Il settore IT nel suo complesso potrebbe continuare a beneficiare dell’attività di fusione e acquisizione. Le telecomunicazioni forniscono una combinazione interessante di elevato reddito da dividendi e costante crescita degli utili.

Temi trainati dai flussi di cassa A livello tematico, gli elevati saldi di cassa societari e gli indici di pagamento degli utili ancora relativamente bassi dovrebbero fornire un continuo sostegno per temi specifici correlati all’attività di fusione e acquisizione (M&A), ai riacquisti azionari e agli incrementi dei dividendi sospinti dai flussi di cassa.

Le materie prime appaiono convenienti, ma l’esposizione indiretta è ancora la migliore I prezzi del petrolio non hanno quasi reagito alle notizie su Arabia Saudita/Iran, suggerendo che gli operatori di mercato sono ancora concentrati sugli indicatori di domanda/offerta fisiche. Semmai le notizie sostengono la nostra valutazione che il petrolio toccherà presto il fondo, cosa indicata anche da un momentum tecnico di ipervenduto e da una profonda sottovalutazione. Per ora preferiamo comunque esprimere un po’ di ottimismo per la stabilizzazione delle materie prime in generale tramite l’esposizione agli attivi con economia di carry meno punitiva (il greggio ha un costo di carry attorno al 25% sull’arco di 12 mesi) e parametri di valutazione analogamente allettanti, quali le azioni australiane o la corona norvegese.

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