Cina, in attesa del dato sul Pil i Cds mettono in allarme sul rischio

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di Finanza Operativa 18 Gennaio 2016 | 12:30

a cura di Michael Paltiello, strategist di Wings Partners Sim

Un anno fa a Davos, nella conferenza annuale del World Economic Forum, il premier cinese Li Keqiang smentiva i pessimisti che prospettavano un crollo della crescita del suo Paese (detto “hard landing”), confermando un target per il 2015 di un PIL al 7%. Domani si avrà la conferma ufficiale con un attesissimo dato che con uno scarto di qualche decimo di punto dovrebbe rilevarsi all’altezza delle aspettative (la previsione mediana degli analisti si attesta al 6,8%), benché dubbi sull’affidabilità dell’agenzia di statistica siano all’ordine del giorno.

Anche per il 2016 molti esperti, del calibro del premio Nobel Stiglitz, non ritengono che ci sarà un drastico peggioramento della situazione, anche se le difficili condizioni a livello globale rischiano di rappresentare un freno anche per la principale economia asiatica. Tuttavia i mercati sembrano pensarla diversamente a giudicare dalla performance di un azionario che ha accumulato una perdita superiore al 20% nei primi 15 giorni dell’anno, entrando in un mercato ribassista (“bear market”) per la seconda volta in sette mesi.

Intanto anche il mercato del debito cinese inizia a diventare a rischio, almeno a giudicare dalla salita dei premi per i credit default swap (CDS), le assicurazioni contro le insolvenze, sono salite di 22 punti base (peggior inizio dal 2008). Si inizia a parlare di rischio per il sistema finanziario con un effetto domino qualora si iniziassero a registrare alcuni default, in un contesto in cui molte compagnie sono sovra-esposte al debito. Sono 339 le società quotate il cui debito sul mercato eccede il capitale, contro le 185 del 2007, in una situazione di rischio in caso di una salita degli interessi che renderebbe difficile rifinanziare le posizioni passive.

Non è migliore la situazione a Wall Street dove le compagnie del settore petrolifero (con il greggio sotto i $30 per la prima volta negli ultimi 12 anni) guidano al ribasso il mercato, seguite dai titoli del finanziario, portando l’S&P500 a perdere oltre il 2% solo lo scorso venerdì.

In fuga dal rischio gli investitori si rifugiano sui titoli di stato USA, con il rendimento del decennale tornato sotto il 2%. Oggi i mercati statunitensi rimarranno chiusi per la festività nazionale del Martin Luther King day.

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