Un pozzo di petrolio senza fondo

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di Finanza Operativa 19 Gennaio 2016 | 10:30

di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane Bnp Paribas

Questa settimana ho continuato il road-show con gli investitori europei. Quest’ultimi erano focalizzati sull’assenza di visibilità nel medio termine e la voglia di utilizzare la loro liquidità in cerca di rendimento. Per questo motivo, non dovrebbero essere sorpresi dall’attuale volatilità in corso, situazione che potrebbe diventare la norma nel 2016. La questione principale è riuscire a capire se i mercati azionari saranno capaci di stabilizzarsi/ registrare un rimbalzo nelle prossime settimane.

Il nostro strategist Ian Richards continua a ritenere che le prospettive non siano particolarmente rosee nei prossimi trimestri per i mercati azionari. In particolare, il nostro strategist ritiene che gli scenari odierni mostrino un’importante asimmetria al ribasso, con i mercati azionari sempre più esposti ai rischi di sovra-valorizzazione. Tuttavia, nonostante la presenza di scenari negativi, alcuni indicatori tattici sembrano indicare che vi sia un punto d’ingresso interessante sui mercati azionari dopo il forte ribasso registrato da inizio anno. Per esempio, il nostro contrarian indicatore, l’OGRI, mostra che i mercati finanziari globali sono in una zona di eccessivo pessimismo. Alla luce di ciò, Ian, sebbene inviti gli investitori a restare prudenti, ritiene che sia possibile assiste ad un rimbalzo tattico.

Da un punto di vista macroeconomico, ritengo che l’andamento del prezzo del petrolio continuerà a giocare un ruolo fondamentale sui mercati. Nelle nostre recenti pubblicazioni abbiamo sottolineato che il 2016 potrebbe essere l’ultimo anno negativo per il petrolio. Difatti, anche se non si raggiungerà nuovamente un equilibrio sul mercato del petrolio prima del 2019, la differenza fra la crescita dell’offerta di greggio e la domanda dovrebbe raggiungere il suo massimo quest’anno. Questo punto è coerente con un minimo toccato dall’oro nero sull’anno in corso.

Ma di quanto potrà ancora scendere il prezzo del petrolio? Dopo un’opinione particolarmente bear lo scorso anno, riteniamo che i rischi sull’andamento del petrolio siano adesso più bilanciati. E anche il nostro team equity con coverage sul settore Oil, che ha una view particolarmente negativa, non ritiene che il petrolio possa stare per un lungo periodo di tempo al di sotto dei 20 USD a barile alla luce del crollo brutale della produzione di scisto che tale livello innescherebbe. I nostri analisti stimano che il livello del brent si attesterà su livelli pari a quelli attuali durante i prossimi mesi. Vi è, tuttavia, il rischio che il petrolio possa scendere ulteriormente nel breve periodo.

A prescindere dallo scenario, va, tuttavia, evidenziato che l’impatto positivo del calo del prezzo dell’oro nero sui consumi è ormai molto basso. L’impatto sui consumi dipende, infatti, dalla variazione assoluta del prezzo del petrolio, e non da quella relativa. Dopo aver perso 50 dollari nel 2014 e altri 30 lo scorso anno, un ulteriore calo di 10 dollari avrebbe un impatto solo marginale sui consumi. Il calo del petrolio registrato nel 2015 aumenterà, quindi, la spesa dei consumatori nel primo semestre ma, a partire dal secondo semestre, l’impatto dell’andamento del greggio sui consumi sarà limitato. Ormai un ulteriore calo del prezzo del petrolio rappresenta quindi solo una notizia negativa per l’economica mondiale dato che influenza negativamente l’High Yield degli Stati Uniti e penalizza i mercati emergenti aumentandone l’instabilità politica.

Per concludere, il prossimo dibattito sarà, dunque, capire se la correzione che ha interessato le materie prime, il mercato azionario e quello obbligazionario USA ad inizio anno possa innescare un peggioramento  dell’outlook economico. Sebbene la crescita del PIL USA nel Q4 potrebbe essere debole a causa dell’andamento delle scorte, il ciclo di riduzione dovrebbe calmarsi nei prossimi mesi; nell’Eurozona, gli indicatori economici sono solidi; mentre sui mercati emergenti, i dati cinesi sono stati più coerenti con il miglioramento dei leading indicators registrato nei paesi del Sud-Est asiatico questo mese.

Tutto sommato, per far deragliare il mini-ciclo corrente, avremmo bisogno di una correzione molto più severa sui mercati azionari, una correzione tale da produrre un effetto ricchezza negativo sull’economia americana. Sul credito USA, lo stress rimane limitato al segmento Oil Exploration mentre il deterioramento sugli altri settori è ancora molto graduale. Per tale motivo riteniamo che il recente stress abbia avuto un impatto limitato sull’economia globale fino ad ora. Tuttavia, è necessario monitorare attentamente il mercato azionario e obbligazionario. Il prezzo del petrolio fa parte dell’equazione visto che la stabilità dell’oro nero è necessaria per permettere ai mercati di essere più positivi. Le prossime due settimane saranno centrali nel determinare il giusto scenario.

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