Relazione sul Giappone: inflazione, Abenomics e robot simpatici

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di Finanza Operativa 20 Gennaio 2016 | 15:30

A cura di Jim Leaviss, Head of Retail Fixed Interest M&G Investments
Quando ho visitato il Giappone per la prima volta negli anni ’90 mi è parso che tutto fosse incredibilmente costoso e ho avuto la percezione che i prezzi fossero più alti rispetto al resto del mondo. Ciò non è più vero: guardando il Big Mac Index dell’Economist, possiamo notare come lo Yen giapponese si sia svalutato di circa il 35%. Abbiamo visto lo Yen svalutarsi del 40% a partire dal 2012 e, su base ponderata, lo Yen si trova adesso ai minimi storici da 30 anni a questa parte. Di conseguenza, a chi si aspetta un ulteriore deprezzamento dello Yen, diremo che dal nostro punto di vista siamo alla fine di questo processo, piuttosto che all’inizio. Inoltre, non ci aspettiamo di vedere ulteriore debolezza quest’anno. Infatti, Haruhiko Kuroda, il governatore della Banca del Giappone, ha dichiarato che stare al 125 e mezzo sul dollaro USA è un livello ragionevole per lo Yen.
C’è un’altra ragione per cui i politici potrebbero non gradire un’ulteriore svalutazione dello Yen: le esportazioni in Giappone sono solo il 16% del PIL che, per un paese industrializzato, è effettivamente poco. Di conseguenza, se un paese esportatore trae i suoi vantaggi da una moneta debole, per un Giappone costretto a confrontarsi con un invecchiamento della popolazione e con prezzi più alti per le importazioni che si ripercuotono sui consumi, non è proprio il massimo.  Di conseguenza, è possibile che stiamo probabilmente assistendo al livello di svalutazione più basso dello Yen, e potrebbe essere il momento giusto per iniziare a prendere delle posizioni sullo Yen.
Riflettori sui salari
Durante la nostra visita in Giappone, abbiamo incontrato una serie di economisti ed inevitabilmente si è parlato di ‘Abenomics’. Un elemento dell’Abenomics su cui si è focalizzato il Primo Ministro è stato quello relativo ai salari. Si tratta di un fenomeno che abbiamo osservato in tutto il mondo sviluppato. La Germania ha introdotto il salario minimo, Barak Obama è alla ricerca di salari più alti e così David Cameron nel Regno Unito.
Il Primo Ministro Abe ha imposto un aumento del 3% sul salario minimo. Questo si rivelerà particolarmente importante quando arriveremo alle trattative salariali nella primavera di quest’anno. Tuttavia, l’ironia della sorte ha voluto che i sindacati abbiano effettivamente frenato le loro aspettative circa l’aumento dei salari viste le loro preoccupazioni sulle prospettive mondiali e, soprattutto, relative alla crescita economica giapponese.
Guardando al futuro, ovviamente i salari giocheranno un ruolo importante nel tentativo di raggiungere l’obiettivo di inflazione al 2%, ma resta da verificare se le aziende potranno realmente applicare l’aumento del 3% che vorrebbe Abe.
Lascesa dei robot
Quando si tratta di robot, il Giappone è tra i primi in classifica per concentrazione di robot a livello globale ed è secondo solo alla Corea. A lungo andare, questo aspetto potrebbe rivelarsi interessante in quanto l’ascesa dei robot potrebbe potenzialmente fornire una soluzione parziale ad alcuni problemi del Giappone, come la sua demografia e la sua popolazione in età lavorativa in calo. La gente potrebbe pensare che l’automazione possa mettere a rischio quei posti di lavoro poco qualificati, ma una recente ricerca di McKinsey ha rivelato che, approssimativamente, solo il 5% dei mestieri potrebbero venire totalmente sostituiti da robot. Infatti, i lavori che richiedono personale altamente qualificato sono i più propensi a cedere all’automazione. Di conseguenza, se i lavoratori fossero in grado di focalizzare il loro tempo sulle loro specializzazioni, ciò potrebbe avere importanti ripercussioni su vari settori quali salari, tempo libero e produttività.
Le tre frecce dellAbenomics 
Lasciamo Tokyo con una consapevolezza maggiore di come la Abenomics si sia sviluppata da quando è stata implementata nel 2012.
frecce abe

  • La prima freccia del grafico indica la politica di allentamento monetario adottata dalla Banca del Giappone, ormai già fatta e finita. Non c’è molto altro che la BoJ possa fare per mettere le mani su tutti i titoli di stato giapponesi (JGB), attività che sta diventando sempre più difficile.
  • La seconda freccia del grafico riguarda le restrizioni fiscali: ancora una volta, crediamo che non ci sia più molto che il Governo giapponese possa fare in questo campo. Per questo motivo, è probabile che assisteremo a uno stanziamento piuttosto neutro da parte del governo giapponese per il futuro, in particolare visto il livello molto elevato del debito/PIL.
  • Infine, la terza freccia del grafico indica la riforma strutturale: ovvero, l’ambito nel quale si può lavorare di più.  Sfortunatamente, è l’aspetto più difficile da implementare e probabilmente quello che richiederà più tempo. In questo caso, ci troviamo di fronte a una riduzione della tassazione sui redditi delle società (probabilmente al fine di provare a stimolare gli investimenti da parte delle imprese), un aumento della tassa dei consumi e alcune riforme del mercato del lavoro per cercare di incoraggiare e favorire la crescita del lavoro femminile che sta già iniziando a dare i suoi frutti.

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