Sell-off ingiustificato, ma non attendetevi un rimbalzo: la view di Gam

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 22 Gennaio 2016 | 17:00

A cura di Larry Hatheway, Capo Economista e Head of Multi-Asset Portfolio Strategy di GAM
I mercati azionari globali e gli altri principali mercati hanno subito l’influenza delle quotazioni del greggio. Tuttavia, la recente correlazione tra il prezzo del greggio e la performance del mercato azionario è anomala. La correlazione giornaliera tra i prezzi spot del WTI e l’indice S&P500 è quasi raddoppiata rispetto alla media di lungo periodo e al momento si attesta a livelli propri di una recessione.
Storicamente, tuttavia, il crollo del prezzo del greggio ha avuto un impatto positivo sull’economia globale, dato l’effetto redistributivo del potere d’acquisto dai Paesi produttori ai Paesi consumatori. Adesso, invece, i mercati hanno deciso di focalizzarsi sugl’immediati effetti negativi di un prezzo del greggio inferiore, senza guardare ai potenziali futuri risvolti positivi.
Trend ribassista senza un vero motivo. Con il sell-off sui mercati che continua a estendersi, diventa sempre più difficile trovare un riscontro sui fondamentali per i movimenti di mercato. Anche i settori che non sono influenzati dal prezzo del greggio e che subiscono solo marginalmente l’influenza della Cina come, ad esempio, l’Healthcare (-11% da inizio anno), si stanno muovendo all’unisono con il resto del mercato. Anche le correlazioni intra-market, trasversali ai diversi strumenti, alle diverse strategie e ai settori stanno aumentando significativamente, indicando così l’assenza di un qualche discrimine critico degli investitori.
Da un punto di vista macroeconomico, seppure le condizioni di crescita globali siano state deludenti rispetto alle aspettative del consenso, queste non si stanno deteriorando in maniera coerente con i movimenti di mercato. I settori più sensibili nell’economia mondiale come, ad esempio, il comparto manifatturiero, suggeriscono l’avvicinarsi di un periodo di stasi piuttosto che di una recessione. In aggiunta, il settore dei servizi, la spesa reale dei consumatori europei e americani, così come i tassi di disoccupazione nel Regno Unito, sono tutti fattori che si stanno espandendo in maniera migliore rispetto al trend, così come anche il reddito disponibile sia negli Stati Uniti sia nell’Eurozona.
In poche parole, dunque, la domanda finale nelle economie avanzate è sostenuta dalla solida formazione di reddito. Fondamentalmente, l’impostazione delle politiche economiche nelle economie avanzate rimane di supporto, in particolar modo in Europa e in Giappone. Secondo i sondaggi più recenti della Bce, il mercato dei prestiti e la domanda di credito continueranno a migliorare quest’anno. Nel 2016, la politica fiscale dell’Eurozona, per la prima volta in sei anni fornirà uno stimolo (anche se timido con un Pil stimato per la regione di appena lo 0,5%). E, malgrado il primo aumento dei tassi da parte della Fed, né la politica monetaria né la politica fiscale statunitense può essere giudicata restrittiva né a malapena più restrittiva di prima.
La preoccupazione principale, dunque, è che il deterioramento del sentiment di mercato impatti negativamente la spesa dei consumatori e delle aziende. Perciò gli investitori staranno particolarmente attenti ai prossimi dati fondamentali in uscita. Ma a questo punto, la nostra conclusione è che il sell-off al quale abbiamo assistito sui mercati non sia giustificato, ma piuttosto, spinto da un sentiment e da un’inerzia negativa.
La sfida principale, comunque, è identificare gli elementi per un rimbalzo del trend. Nell’era del dopo-crisi, episodi di debolezza del mercato sono nati da scelte politiche. Perciò un livello di supporto sarà probabilmente trovato grazie a una commistione di stabilità dei dati macroeconomici e la percezione di un mercato oversold. Fortunatamente, noi sospettiamo che i dati macro saranno di supporto, almeno per quanto riguarda i Paesi del G3 (Stati Uniti, Eurozona, Giappone), anche se restiamo cauti riguardo a possibili sorprese negative in Cina.
La volatilità continua. Per il momento, tuttavia, gli investitori devono prepararsi per una maggiore volatilità e una continua debolezza di mercato. Ci sono alcuni eventi in calendario per gli ultimi giorni di gennaio che possono fornire maggiori rassicurazioni e tamponare il momentum negativo. Come al solito, i dati macro americani giocheranno un ruolo cardine, con i due report sull’industria manifatturiera e il dato sulla disoccupazione a gennaio che sarà pubblicato i primi giorni di febbraio, che saranno cruciali. Bisogna ricordare, inoltre, che i sell-off dello scorso agosto, legati alla Cina e al settore delle commodity, sono durati quasi due mesi prima che il mercato si assestasse e recuperasse (quanto perso).
In termini di gestione del portafoglio, quindi, liquidare in questo momento i titoli azionari porterebbe solo all’effetto indesiderato di portare a bilancio le perdite perdendo, contestualmente, la possibilità di partecipare al rimbalzo tanto suggerito dai dati fondamentali. In quest’ottica, infatti, la nostra strategia si basa sul non prendere decisioni affrettate per limitare il rischio. Invece, siamo più inclini a ricollocarci nuovamente, in maniera tattica, sull’azionariato globale quando noteremo una diminuzione delle pressioni sul mercato.

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