Flash Boys

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 1 Febbraio 2016 | 16:00

a cura di DeAWM

Michael Lewis, autore del libro «The Big Short» che ha ispirato il film «La Grande Scommessa», ha recentemente pubblicato un libro dedicato ai Flash Boys, ovvero ai “Quant” che costruiscono strategie decisionali della durata di millesimi di secondo. I recenti movimenti di borse e petrolio, petrolio e Borse, hanno riportato agli onori di cronaca il trading ad alta frequenza. Volente o no, anche nel mondo della finanza le “macchine” lavorano a fianco degli uomini: tuttavia, senza discrezionalità e trasmettendo istruzioni di compravendita con meccanismi complessi, l’effetto dei Flash Boys non è sempre quello previsto.

HFT ovvero l’High Frequency Trading, balzato agli onori delle cronache nella drammatica giornata del 6 Maggio 2010, passata alla storia come il “flash crash” più straordinario di tutti i tempi (crollo del Dow Jones di 9% in pochi secondi), è una particolare tipologia di algoritmo indirizzato al trading sui mercati azionari basato su metodologie create allo scopo di negoziare in compravendita nello spazio di secondi o frazioni di secondo al fine di trarne un vantaggio competitivo rispetto agli altri investitori e con un Sharpe ratio (rapporto di extrarendimento su rischio corso) potenzialmente molto molto elevato, considerato che non consuma quantità rilevanti di capitale e non comporta posizioni overnight. Si stima che nel 2009, il 65/70% circa del trading su US equity sia avvenuto secondo tale metodologia; percentuale scesa al 50% nel 2012 e da allora è comunque sempre assai rilevante. L’inizio di tali metodologie di trading risalgono al 1999, dopo che la SEC statunitense concesse le prime autorizzazioni al trading elettronico, la cui evoluzione tecnologica ha fatto sì che la velocità di trasmissione si arrivata a qualche microsecondo. Nel nostro paese nel 2013 è stata introdotta una specifica tassa pari allo 0,02% a valere sulle transizioni con durata inferiore al mezzo secondo.

Ad oggi gli operarori HFT, rappresentano appena il 2% in termini numerici ma circa il 70% in termini di volume negli USA dove i nomi più noti sono Virtu Financial, ATD, GETFO, Tradebot e Citadel, mentre circa il 30% in Europa e soltanto il 5/10% in Asia. Secondo quanto sostiene Tabb Group, tali percentuali potrebbero oggi assestarsi a circa il 56% negli USA e il 38% in Europa; peraltro va segnalato che tali percentuali sono ancor più accertate sul mercato futures rispetto a quello spot, secondo l’analisi di Aite Group che ha anche sottolineato come la profittabilità di tali strategie sia andata diminuendo dai 5 mld USD del 2009 ai 1,25 mld del 2012.

Adesso gli organi di controllo vogliono vederci chiaro e il FINRA, ovvero il Financial Industry Regulator Authority, sottoporrà tali operatori a severi controlli secondo quanto pubblicato lo scorso martedì. In particolare, si cercherà di verificare se alcuni traders operanti presso tali società finanziarie abbiano o possano sfruttare tali algoritmi per manipolazioni di mercato, dopo che – in passato – più volte il regulator le ha sanzionato proprio per tali motivi. Come dichiarato dal Presidente del FINRA, Richard Ketchum, tali verifiche e controlli si sono resi necessari dopo aver scoperto che sono state messe a punto nuove tecniche di “spoofing”, ovvero la creazione di finti ordini di acquisto al fine di simulare un certo flusso di interesse su un determinato mercato, in realtà inesistente. Altro scopo dell’azione del FINRA sarà quello di appurare la “firm culture” e – quindi – quanto la singola società finanziaria è attenta al rispetto delle regole espresse nel code of conduct del FINRA e se esistono tutti i presidi del risk management.

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