Ripresa per euro e tassi: la view di Ethenea

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di Finanza Operativa 2 Febbraio 2016 | 15:30

“Il nostro scenario principale per il 2016 si fonda sulla permanenza del volano della crescita nell’area euro e negli Stati Uniti, poiché saranno probabilmente i consumi privati a crescere ancora, in linea con le condizioni del mercato del lavoro, mentre la Cina dovrebbe rallentare ulteriormente”. Sono queste le previsioni di Yves Longchamp, Head of Research di Ethenea per i prossimi 11 mesi del 2016.
Secondo Longchamp, il mercato del lavoro americano resterà dinamico, anche se, con la disoccupazione intorno all’equilibrio, sarà più difficile assumere dipendenti e i salari dovrebbero iniziare a crescere progressivamente, tanto che un certo livello di inflazione salariale è già visibile nelle statistiche. Questo comporta che la creazione di posti di lavoro e i consumi hanno raggiunto la velocità massima e nel corso dell’anno probabilmente andranno incontro a una lenta decelerazione.
La Fed seguirà attentamente tali sviluppi, poiché salari in aumento e consumi forti che supportano un’ulteriore crescita moderata sarebbero gli ingredienti ideali per stimolare la sua «aggressività». La transizione dovrebbe aver luogo gradatamente e, allo stesso modo, la Fed dovrebbe innalzare i tassi in due occasioni nel 2016.
Nell’area euro la situazione è diversa, dato che il ciclo economico è indietro di un paio d’anni rispetto agli Stati Uniti, con il PIL e l’occupazione che ancora non hanno superato i livelli pre-crisi, come è avvenuto invece negli Usa. L’Eurozona è un puzzle di economie eterogenee. In Francia la disoccupazione cresce senza interruzione, mentre in Germania si trova al punto più basso dalla riunificazione. In Italia e ancor di più in Spagna resta alta, ma in fase di declino.
Come per gli Stati Uniti, il nostro scenario si fonda su ulteriori miglioramenti nel mercato del lavoro e nei consumi, mentre una sorpresa positiva potrebbe giungere dagli investimenti, praticamente inesistenti lo scorso anno: gli indicatori della domanda di credito mostrano già segni di recupero per gli ultimi due mesi. Restano i rischi politici: la Grecia resta palesemente fragile, mentre il rischio Brexit, la crisi dei rifugiati ed eventuali nuovi atti di terrorismo sono rischi reali che potrebbero minare la fragile ripresa. Non vediamo tuttavia la necessità di allentare ulteriormente la politica monetaria europea nel prossimo futuro: abbiamo raggiunto il Momento Draghi, ossia il contesto di massimo allentamento.
Quanto al dollaro, ai valori attuali potrebbe non essere troppo forte per l’economia statunitense, considerato che la Fed è in grado di inasprire la sua politica monetaria, ma è sicuramente troppo forte per il resto del mondo, in modo particolare per quei paesi la cui divisa si è apprezzata rispetto al biglietto verde, come ad esempio il renminbi cinese. Questo genera pressioni deflazionistiche di portata mondiale, rallentando la crescita. A prescindere dal valore reputato equo, il dollaro è sopravvalutato. In questo contesto, riteniamo che l’euro acquisterà vigore nell’anno.
Un elemento di rischio per il nostro scenario è la Cina, non tanto per il rallentamento in corso, bensì soprattutto per la repentina crescita del credito che si osserva nel Paese negli ultimi anni. Il rallentamento dovrebbe continuare, poiché la Cina si trova in una fase di transizione verso un nuovo modello di crescita, su un percorso già seguito da altri mercati emergenti asiatici. Ma anche il resto dell’Asia sta rallentando, sotto l’influsso del declino del commercio globale, e deve fare i conti con i limiti di una crescita finanziata dal debito, mentre sta probabilmente arrivando al termine di un boom del ciclo creditizio.

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