Ricerca Blackrock: nel 2016 gli investitori si focalizzeranno su asset illiquidi e gestione attiva

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di Finanza Operativa 3 Febbraio 2016 | 12:00

Uno studio condotto da BlackRock rivela che nel 2016 i grandi investitori istituzionali punteranno sulla gestione attiva per contrastare i trend macroeconomici, la volatilità dei mercati e le politiche monetarie divergenti.
Nel mese di dicembre 2015 BlackRock ha intervistato oltre 170 importanti clienti istituzionali, per un valore di patrimonio gestito pari a 6,6 trilioni di dollari, in merito alle potenziali modifiche che intendono apportare alla propria asset allocation nel 2016. Il sondaggio ha rivelato che gli investitori punteranno sempre di più sulle attività illiquide, compresi gli strumenti del credito privato e gli asset reali, per far fronte alle passività a lungo termine.
“La recente volatilità dei mercati sta innescando un fenomeno di repricing a livello mondiale. A fronte degli ultimi eventi gli investitori vogliono gestire attivamente il rischio, cercando fonti di rendimento alternative”, ha commentato Mark McCombe, Senior Managing Director e Global Head dell’Institutional Client Business di BlackRock. “Gli investitori cercano di guardare oltre l’attuale contesto di mercato per trovare opportunità di alpha che soddisfino le loro esigenze di liability-matching”.
Strumenti illiquidi e strategie alternative continuano ad attrarre i clienti in cerca di fonti di rendimento aggiuntive. L’interesse degli investitori riguarda in particolar modo le strategie illiquide a lungo termine e i premi di rendimento offerti dagli asset illiquidi, a partire dal credito privato – verso cui oltre la metà dei rispondenti intende aumentare l’allocazione – seguito a breve distanza da asset reali (53% aumento / 4% diminuzione / netto +49%), real estate (47% aumento / 9% diminuzione / netto +38%) e private equity (39% aumento / 9% diminuzione / netto +30%).
Per gli investitori istituzionali statunitensi e canadesi il passaggio agli asset illiquidi corrisponde alla riduzione delle posizioni azionarie, mentre gli investitori dell’area Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA) stanno limitando l’esposizione alla liquidità e al reddito fisso per aumentare le posizioni nel settore immobiliare e in altri asset reali.
Nonostante i limitati rendimenti del 2015, gli investimenti in hedge fund rimangono piuttosto stabili a livello globale, anche se sussistono notevoli differenze in termini regionali. Nel complesso, i risultati indicano un leggero aumento delle allocazioni per le istituzioni in generale (20% aumento / 16% diminuzione / netto +4%) e un aumento per quelle statunitensi/canadesi (30% aumento / 19% diminuzione / netto +11%). Questo contrasta con le controparti dell’area EMEA, che intendono ridurre l’esposizione verso gli hedge fund (6% aumento / 15% diminuzione / netto -9%).
Ridurre la quota azionaria, scegliere investimenti attivi o indicizzati. Le allocazioni azionarie risultano globalmente in diminuzione, con alcune disparità in termini regionali. A livello mondiale i rispondenti prevedono di ridurre le allocazioni azionarie (18% aumento / 33% diminuzione / netto -15%), tuttavia il trend è molto più pronunciato tra gli investitori istituzionali statunitensi e canadesi, il 50% dei quali intende ridimensionare la propria esposizione azionaria. Nell’area EMEA le allocazioni azionarie degli investitori istituzionali subiranno invece una riduzione di minore entità (24% aumento / 28% diminuzione / netto -4%.)
Alla domanda su come intendono gestire le esposizioni azionarie, il 25% dei rispondenti ha affermato che prevede di aumentare l’esposizione verso i gestori attivi, rispetto al 16% che intende incrementare le posizioni indicizzate.
Nel reddito fisso si guarda oltre gli investimenti core/core plus. Nel reddito fisso le istituzioni prevedono modeste riduzioni dei portafogli obbligazionari (24% aumento / 30% diminuzione / netto -6%), che per la maggior parte andranno a incidere sulle allocazioni core (14% aumento / 32% diminuzione / netto -18%). Si registra un deflusso di attivi dalle allocazioni core verso settori che offrono un rendimento più elevato, tra i quali credito privato (55% aumento / 5% diminuzione / netto +50%), cartolarizzazioni (31% aumento / 7% diminuzione / netto +24%) e prestiti bancari statunitensi (27% aumento / 4% diminuzione / netto +23%).
Questo trend appare più pronunciato in Europa, dove una quota netta pari al 17% degli investitori istituzionali rispondenti prevede di ridurre le allocazioni obbligazionarie (19% aumento / 36% diminuzione / netto -17%). Nel segmento a reddito fisso, il 44% dei clienti EMEA intende ridurre l’allocazione core (il 13% vuole invece aumentarla) e il 58% prevede di aumentare gli investimenti nel credito privato (il 5% intende ridurli). Sempre nel reddito fisso, il 36% sta pianificando un aumento degli investimenti in prestiti bancari statunitensi (mentre nessun rispondente intende ridurli) e il 34% prevede di aumentare gli strumenti a reddito fisso unconstrained (il 3% intende ridurli).
Conclude McCombe: “Molti investitori puntano sugli asset illiquidi per proteggersi dalla volatilità dei mercati e incassare i premi di illiquidità”.

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