Favoriti i paesi dell’Europa Centro Orientale: la view di Raiffeisen

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di Finanza Operativa 3 Febbraio 2016 | 12:30

A cura di Raiffeisen Capital Management
Dopo le notevoli oscillazioni nel 2015, le azioni dei mercati emergenti hanno generato, infine, performance prevalentemente negative (indice MSCI EM -5,4%) e, ancora una volta, un risultato decisamente più debole dei mercati sviluppati (indice MSCI World +2,6%). L’anno passato è stato dominato dalle notizie negative relative ai paesi emergenti e anche adesso questi ultimi vengono associati in particolare a rischi e insicurezze. Nei primi giorni dell’anno abbiamo assistito a ulteriori ribassi dei corsi in tutti i mercati e l’umore degli investitori internazionali sugli Emerging Markets (ma in generale anche verso gli asset più rischiosi) attualmente è così negativo come non lo era da molto tempo.
La buona notizia è che il sentiment nel frattempo sembra peggiore della situazione effettiva e che dopo circa cinque anni il trend delle performance inferiori alla media sia già molto avanzato. Una forte ripresa sembra, al momento, più probabile di un continuo calo dei corsi. Gli Emerging Markets, inoltre, quotano in media con uno sconto fino al 30% rispetto ai mercati azionari dei paesi industrializzati. Ci vorrà comunque ancora del tempo prima che l’attenzione degli investitori si sposti di nuovo dall’attuale marcata percezione dei rischi a un approccio più equilibrato. Allo stesso tempo, tali considerazioni medie offrono naturalmente solo un orientamento puramente indicativo in termini di movimenti di mercato. Considerando il perdurare del calo dei prezzi delle materie prime e di molti fattori specifici ai paesi, l’andamento dei singoli mercati azionari nei paesi emergenti dovrebbe essere molto eterogeneo anche nel 2016.
Tra i nostri favoriti oggi come oggi ci sono i paesi della regione dell’Europa centro-orientale (CEE). Essi traggono profitto dal crollo dei prezzi delle materie prime e dal proseguimento della ripresa congiunturale nella zona euro. A ciò si aggiungono gli effetti collaterali tendenzialmente positivi della politica monetaria ultra espansiva della BCE per i suoi mercati finanziari e la stabilità della politica interna relativamente alta. Quest’ultima al momento va vista con qualche riserva proprio per quanto riguarda la Polonia. La nuova accoppiata tra presidente e governo nazionalista e conservatore di destra sta provocando notevoli problemi agli investitori e nelle relazioni intraeuropee. Oltre alla regione centro-europea potrebbero mostrare un buon profilo di rischiorendimento anche alcuni paesi emergenti asiatici. Questi dipendono spesso in modo significativo dall’economia cinese, il che presenta sia rischi che opportunità relative. Questi ultimi potrebbero realizzarsi soprattutto se i timori ampiamente diffusi riguardo all’economia cinese si dovessero dimostrare troppo pessimistici.
Anche l’India continua a sembrare promettente, sarà però molto decisivo in che misura saranno implementati i progetti ambiziosi del governo. Per ora bisogna ancora valutare con scetticismo il Brasile; il paese dovrà molto probabilmente affrontare tempi difficili a livello economico e di politica interna. Ciò non esclude ovviamente che le singole aziende potrebbero offrire buone opportunità ancora prima di un’apparente svolta dell’economia. Nonostante le considerazioni economiche siano importanti e utili, nei nostri fondi Emerging Markets anche in futuro continuerà a essere importante la valutazione individuale a livello di azienda.
CE3 – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria
I paesi della regione centro-europea hanno avuto una crescita solida nel 2015, in primo luogo grazie a un forte aumento della domanda interna. Questa, a sua volta, è stata trainata soprattutto dalle famiglie. Il calo della disoccupazione, l’aumento dei redditi reali, i bassi prezzi delle materie prime e l’aumento della concessione di credito hanno dato un significativo contribuito alla crescita  del consumo privato. Nonostante una forte crescita e una solida domanda di consumo persistono le tendenze deflazionistiche, per i prossimi trimestri, tuttavia, si prevede un ritorno a tassi di inflazione leggermente più alti. Anche lo scenario di crescita rimane favorevole.
Eventuali ulteriori misure della BCE potrebbero inoltre avere un effetto positivo sui mercati finanziari dei paesi CEE. Grazie ai pochi legami diretti con la Cina, la regione CEE non risente quasi per nulla delle preoccupazioni attuali relative alla congiuntura cinese. Allo stesso tempo, anche i paesi CEE non sono naturalmente immuni contro un rallentamento congiunturale globale e specialmente la Polonia e l’Ungheria rimangono per ora anche vulnerabili ai deflussi di capitale, se il sentiment di rischio a livello mondiale dovesse significativamente peggiorare sui mercati finanziari.
La situazione è, però, resa meno favorevole dall’aumento dei rischi politici, in particolare in Polonia. Il nuovo governo di destra nazionalista e conservatore polarizza in modo crescente la società polacca con misure in parte antidemocratiche e molto autoritarie (per esempio, attacchi all’indipendenza dei media e della giustizia). Le sue dichiarazioni e il suo approccio spesso sono in diretto contrasto con i principi dell’UE. Mentre finora a Bruxelles, Parigi, Londra e Berlino nel caso dell’Ungheria si è guardato dall’altra parte, ora, di fronte a un’andamento simile in Polonia, l’atteggiamento non sembra essere più così rilassato. Non sorprende molto che l’Ungheria faccia le prove di una stretta alleanza con la Polonia e che voglia bloccare eventuali misure dell’UE contro il governo polacco.
Al momento gli investitori stranieri sono, però, più preoccupati del fatto che il nuovo governo preveda anche ulteriori tasse in diversi settori dominati dalle imprese straniere, per esempio il settore bancario, i supermercati e le telecomunicazioni. Di conseguenza, le azioni, le obbligazioni e la valuta della Polonia hanno subito notevoli perdite proprio negli ultimi mesi. Tuttavia, il mercato azionario in precedenza presentava valutazioni nettamente più alte degli altri mercati della regione e mostrava, dunque, un maggiore potenziale per una correzione. Le posizioni di partenza abbastanza diverse riguardo a valutazioni e sentiment degli investitori dovrebbero aver contribuito in modo significativo alle performance estremamente diverse dei mercati azionari dei CE3 nel 2015. L’intervallo non potrebbe essere più ampio, con un +43% (Ungheria), un “quasi invariato” (Repubblica Ceca) e un -18% (Polonia)

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