Gli effetti dell’avversione al rischio

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di Finanza Operativa 9 Febbraio 2016 | 15:30

di Michael Palatiello, strategist di Wings Partners Sim

L’assenza dei cinesi dai mercati per il Capodanno Lunare statisticamente non è mai un periodo scevro di volatilità, complice appunto la diminuzione di liquidità legata all’assenza di questo grosso player, ma questa volta sembra esserci qualche cosa di più. Gli operatori, privi dell’ormai consueto capro espiatorio su cui sfogare le proprie frustrazioni ed incertezze, sembrano trovare in Europa un valido sostituto, e tra rinnovate preoccupazioni attinenti alla Grecia, il potenziale Brexit associato al referendum inglese di questa estate, la tematica dei migranti, le fratture in seno all’Unione e sopratutto la preoccupazione legata al settore bancario, che sembra diffondersi a macchia d’olio dai paesi periferici fino al centro, ieri danno vita ad una sessione sanguinosa sull’azionario europeo, a cui Wall Street (che solo in chiusura recupera metà delle consistenti perdite chiudendo comunque abbondantemente in negativo) fa da sponda e riaccesa dai mercati asiatici questa mattina, con Tokyo che archivia una flessione del 5,4%.

L’avversione al rischio si riflette poi sul Giappone, con lo yen che tocca i massimi da 15 mesi questa notte e di converso i titoli di stato nipponici decennali che scivolano in territorio negativo; il solo fatto che un investitore sia disposto a pagare interessi su un decennale di un paese che con la palese strategia di raddoppiare la sua base monetaria sta di fatto stampando moneta per ricomprare il proprio debito, beh, è forse il segnale più rilevante della disperazione in cui attualmente versano i mercati.

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