Gli effetti sulle valute delle decisioni delle Banche Centrali

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di Finanza Operativa 2 Maggio 2016 | 15:00

A cura di John J. Hardy, Head of FX Strategy di Saxo Bank
Le dichiarazioni del Federal Open Market Comittee hanno generato un picco di forza del dollaro americano, in particolare grazie all’abbandono da parte della Fed della menzione di potenziali “rischi” riguardanti gli sviluppi del mercato globale. La parola “globale”, tuttavia, suggerisce che la Fed continuerà a seguire gli sviluppi macroeconomici di tutto il mondo, dando il messaggio che la banca centrale stia prendendo atto di un miglioramento dello scenario generale, rimanendo vigile ma senza urgenza di agire.
Inoltre, le dichiarazioni sull’inflazione sembrano piuttosto positive. D’altronde le attese di un rialzo durante questa riunione del FOMC erano minime: la riunione di marzo sembrava, infatti, aver congelato ogni possibilità in tal senso per almeno due o tre incontri.
A questo punto, solo dati straordinariamente forti potrebbero spingere la Fed a spostarsi su un atteggiamento più aggressivo nella riunione di giugno, per aprire la strada a un rialzo durante il mese successivo. Per un’eventuale successiva mossa, anche a settembre, sarebbero allora necessari dati in forte crescita sia per quanto riguarda inflazione e occupazione, sia in termini di attività economica.
La Reserve Bank neozelandese ha evitato di tagliare i tassi, come previsto dal mercato, sorprendendo abbastanza sui contenuti, sottolineando nuovamente le proprie preoccupazioni riguardo l’edilizia abitativa, in un contesto di mercati esteri dove le condizioni finanziarie restano deboli. I tassi sui Titoli di Stato a due anni hanno reagito salendo di un paio di basis point; tuttavia, per innescare un movimento forte servirebbe il supporto di altri fattori come un forte recupero dei prezzi delle materie prime.
Per quanto riguarda la BoJ, le aspettative di breve termine erano probabilmente superiori a quanto avessi previsto: l’inerzia di Kuroda ha scatenato un rally dello yen con un potente effetto sui titoli azionari giapponesi, non tanto per i tassi di cambio quanto piuttosto per l’annuncio di un’ulteriore espansione degli acquisti azionari da parte della banca centrale. La BoJ potrebbe essere in attesa delle riunioni estive per annunciare una nuova traiettoria di politica monetaria, incluso un potente stimolo fiscale, con il supporto del governo del primo ministro Shinzo Abe per risollevare l’inflazione e stimolare la domanda dell’economia del paese.
Eppure, il reiterato rinvio delle previsioni riguardo il raggiungimento del target d’inflazione del 2% non segnala un clima di urgenza, incoraggiando gli acquisti di JPY. Il JPY è rimbalzato infatti durante la notte di ieri in reazione alla riunione della BoJ, portando USDJPY al centro dell’attenzione, proprio mentre il FOMC ha dimostrato la sua incapacità a progettare una rimonta del dollaro USA.
L’entità del crollo è stata impressionante: se il dollaro continuerà ad indebolirsi a causa della mancanza di supporto da parte del FOMC, potremmo vedere la coppia testare i propri minimi di breve termine, spostando l’interesse sui livelli di 106,50 e 105,00. Un’altra giornata con un simile livello di volatilità potrebbe richiedere qualche dichiarazione, se non addirittura un intervento volto a contrastare la forza di JPY: si prospetta, quindi, una fase con un grande potenziale di picchi giornalieri di volatilità.

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