Migliora il Cfa Italy Sentiment Index

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di Finanza Operativa 5 Aprile 2016 | 17:00

Il sondaggio mensile svolto da CFA Society Italy mostra un rialzo delle aspettative sulla dinamica economica domestica, con un’ottica a sei mesi: il “CFA Italy Radiocor Financial Business Survey”, che ha misurato il parere di 77 professionisti con certificazione CFA® e membri dell’Associazione tra il 20 e il 31 marzo, rileva un dato di “Sentiment Index” pari a 30,3, in aumento di circa 13 punti dal mese precedente.

“Il miglioramento del tono dei mercati finanziari nel corso del mese di marzo – ha affermato Ilaria Spinelli, economista di Fideuram Investiment – si è immediatamente riflesso in un recupero dell’indice CFA Radiocor Sentiment Italy che, dopo quattro mesi in continua discesa, ha finalmente invertito la tendenza ed è risalito (+12,6 punti a 30,3), pur rimanendo su livelli inferiori rispetto a quelli prevalenti a fine 2015. La tendenza per l’Italia trova poi riscontro anche nel miglioramento degli indicatori di sentiment a sei mesi sia per l’Eurozona che per gli Stati Uniti. Per questi ultimi salgono nettamente anche i giudizi positivi sulla condizione corrente, probabilmente grazie al recupero del settore manifatturiero e al mantenimento di dati molto forti sul mercato del lavoro”.

La svolta nel sentiment dei mercati è sostanzialmente attribuibile – prosegue Spinelli – all’azione di supporto fornita dalle banche centrali dei paesi avanzati, che hanno rassicurato i mercati. La BCE ha infatti annunciato nella riunione del 10 marzo un incisivo pacchetto espansivo (comprensivo di nuove aste a lungo termine per sostenere il finanziamento del sistema bancario) e ha allargato gli acquisti del programma di Quantitative Easing anche alle obbligazioni corporate (non bancarie). Dal canto suo, la Fed ha rassicurato i mercati sul fatto che procederà con molta cautela nel rialzare i tassi, eliminando due dei quattro rialzi che erano stati indicati per il 2016 nelle proiezioni elaborate dai membri del Board lo scorso dicembre. La minore divergenza delle politiche monetarie nei paesi avanzati ha determinato un indebolimento del dollaro che ha dato respiro alle materie prime ed ai paesi emergenti, mentre in Cina le autorità sono parse maggiormente in grado di governare il tasso di cambio ed il deflusso di capitali e si sono ridotti i timori di un rallentamento brusco dell’economia”.

La BCE – prosegue l’economista – si è inoltre mostrata consapevole delle conseguenze che tassi sempre più negativi comportano per la profittabilità del sistema bancario. Rimane infatti ancora molto fragile la percezione dei mercati sullo stato di salute del sistema bancario dell’Eurozona, ed in particolare di quello italiano (gravato da una percentuale elevata di sofferenze). Anche nell’inchiesta rimane negativo il giudizio sulla redditività del settore bancario ed assicurativo per l’economia italiana nei prossimi sei mesi, con entrambi i saldi addirittura ancora in peggioramento rispetto al mese precedente, nonostante le nuove misure della BCE e quelle annunciate dal governo italiano a inizio anno (la garanzia di stato sulle cartolarizzazioni delle sofferenze).

Maggiormente in linea con l’azione di supporto delle banche centrali sono risultate invece le risposte date dal campione in merito all’evoluzione dell’inflazione nei prossimi sei mesi: si è osservato un aumento di risposte a favore di una risalita dei prezzi, diffuso a tutte e tre le aree (Italia, Eurozona e USA).

Il quadro macro per i prossimi mesi resta comunque ancora molto incerto e l’indice CFA Radiocor Sentiment Italy potrebbe non rafforzarsi molto dagli attuali livelli nel corso del secondo trimestre: mentre i paesi emergenti proseguono nell’aggiustamento, l’economia mondiale continua ad essere sostenuta dai consumi dei paesi avanzati e dall’azione delle banche centrali, ma manca ancora una ripresa convinta degli investimenti e, più in generale, del commercio internazionale. La Fed potrebbe dover fronteggiare un’inflazione più elevata delle attese, ma in un contesto di crescita deludente (i dati più recenti mostrano il rischio di una crescita del PIL USA nel primo trimestre sotto l’1% annualizzato, ben inferiore alle attese), mentre in Europa, dopo un buon primo trimestre in termini di crescita (2% annualizzato la nostra previsione), l’attenzione si rivolgerà sempre più al rischio Brexit (il referendum che si terrà a giugno nel Regno Unito sulla permanenza o meno nell’Unione Europea), che potrebbe rafforzare i partiti anti-europeisti nelle principali economie dell’Eurozona e avere ricadute pesanti sulla percezione dei mercati in merito alla tenuta del progetto politico europeo.

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