Banche centrali antidoto a una crisi fondata sulla paura

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di Finanza Operativa 8 Marzo 2016 | 10:30

di Valentijn van Nieuwenhuijzen, Head of Multi-Asset di NN Investment Partners

Gli investitori sono ancora oggi troppo sensibili ai rischi di nuovi possibili ribassi e temono l’arrivo di notizie negative. Questo comporta premi al rischio particolarmente elevati ed estremamente volatili. Le banche centrali, che di  recente hanno assunto decisioni accomodanti, rappresentano ancora il miglior antidoto a questa situazione.

Le politiche monetarie, infatti, possono agire sulla riduzione dei premi al rischio sia direttamente, iniettando più liquidità nel sistema, sia indirettamente, inviando segnali molto forti ai mercati grazie a una potenza di fuoco illimitata e pronta ad essere utilizzata se necessario. Il punto però è che gli istituti centrali dei mercati sviluppati hanno gestito l’incertezza in maniera meno proattiva proprio nel momento in cui sono diventati più consapevoli dei rischi correlati ai paesi emergenti. Quando la Fed era ancora in piena modalità “accomodante” ha mantenuto alta l’attenzione sui rischi di ribassi facendo da volano per i mercati finanziari. Oggi, invece, la banca centrale americana è tornata ad agire in maniera convenzionale: una modalità di azione che implica un approccio bilaterale ai rischi.

Molto dipenderà anche dalla Bce e dalla Banca del Giappone che dovranno essere in grado di compensare la perdita di efficacia della Fed nell’influenzare i mercati, soprattutto dopo che questi hanno deluso le aspettative degli investitori alla fine dell’anno scorso. Parte delle volatilità di questi ultimi due mesi, infatti, è dovuta principalmente al venir meno della fiducia degli investitori circa l’efficacia e l’abilità delle banche centrali nell’immettere nuova liquidità ogniqualvolta fosse stato necessario. Gli investitori, se prima rivolgevano la loro attenzione alle situazioni di stress dei mercati emergenti e dei prezzi delle commodity, oggi guardano con preoccupazione ai possibili rischi di contagio nei paesi sviluppati, allo stato dell’economia americana e ai timori di una possibile recessione a livello globale.

I mercati oggi sono più convinti circa la possibilità di ulteriori stimoli monetari da parte dei paesi sviluppati (stop agli aumenti dei tassi da parte della Fed e ulteriori alleggerimenti da Bce e BoJ). Del resto, già il mese scorso è divenuto più chiaro come la politica monetaria dei paesi sviluppati sia diventata ancora più accomodante: la BoJ ha deciso il taglio sui depositi in negativo dal +0,1% al -0,1%, la Bce ha confermato la propria intenzione di intervenire in caso di ulteriori rischi di ribassi mentre le minute di gennaio della Fed hanno esplicitato l’atteggiamento attendista della banca centrale americana. Questo anche se ogni ulteriore mossa in chiave accomodante da parte della Bce e della Banca del Giappone potrebbe rendere vani gli sforzi della Fed a causa dell’effetto sul dollaro.

Quest’anno ci aspettiamo due rialzi dei tassi da parte della Fed di 25 basis points e un taglio da parte della Bce dei tassi sui depositi di 20bp a marzo e di altri 20bp più in là, nel corso dell’anno. Inoltre, riteniamo probabile un aumento del ritmo del quantitative easing. Questo cambio di atteggiamento da parte della banca centrale dovrebbe contribuire ad arrestare certe dinamiche negative dei mercati, riducendo il premio al rischio dai attuali livelli. Di conseguenza, ci attendiamo un premio al rischio più in linea con i fondamentali dell’attuale quadro economico.

D’altro canto però, è importante sottolineare come le correzioni dei mesi scorsi possano non essere state completamente riassorbite. Vista l’entità e la rapidità dei movimenti ai quali abbiamo assistito, è probabile che qualche fondamentale sia stato intaccato. Questo vale soprattutto per quelle economie con grandi sbilanci macroeconomici, di cui abbiamo alcuni esempi nell’area dei paesi emergenti. Tutti fattori, in definitiva, che rendono difficile una chiara lettura di questo scenario dal punto di vista dell’asset allocation. I timori potrebbero ulteriormente rafforzarsi nel breve periodo e sostanziarsi nella realtà ma, pur in quadro di crescita rallentata, ci sembra che i mercati stiano dando troppo peso a questi ribassi.

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