Crollano i bancari in Europa, petrolio ancora debole

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di Finanza Operativa 5 Aprile 2016 | 17:55

A cura di Filippo Diodovich, market strategist IG
Forti vendite sul comparto bancario europeo in particolare sulle banche italiane. A deprimere le quotazioni sono state le indiscrezioni riportate da alcune agenzia di stampa su una prossima decisione da parte della BCE di richiedere agli istituti con forti pacchetti di non performing loans di accelerare le vendite e risanare così i propri bilanci.
Tali notizie hanno ridato vita alla speculazione sui bancari soprattutto su quelli più sofferenti per il tema dei crediti deteriorati. Banco Popolare, che dovrà raccogliere 1 miliardo di euro nel prossimo aumento di capitale necessario per portar avanti la fusione con BPM, ha evidenziato una flessione superiore agli 8 punti percentuali.
Volatilità prezzi petroliferi rimarrà elevata almeno fino a Doha. Riteniamo che l’estrema volatilità nell’andamento delle quotazioni del greggio possa continuare almeno fino al meeting di Doha in Qatar quando i principali produttori si incontreranno per decidere di congelare la produzione ai livelli di gennaio.
Al momento esclusa la Libia tutti i membri dell’OPEC parteciperanno alla riunione. Il ministro del petrolio iraniano Zanganeh andrà a Doha per partecipare alle trattative ma ha già informato che Teheran non ritornerà ai livelli di produzione di gennaio (possibile che Zanganeh possa proporre solamente per il suo paese di determinare un livello di produzione che possa fare tornare le quote di mercato iraniane sulle cifre pre-sanzioni economiche).
L’Arabia Saudita difficilmente darà il via libera a un accordo senza la partecipazione l’Iran. Il Governo di Riyad non ha alcuna intenzione di aiutare il suo principale rivale economico e politico a guadagnare quote di mercato. Tuttavia i bassi prezzi petroliferi hanno messo con le spalle al muro l’amministrazione saudita con forti disavanzi del bilancio (98 miliardi di dollari lo scorso anno) e con un marcato deflusso di riserve valutarie estere per difendere il peg del riyal sul dollaro (secondo BofA Merrill Lynch nel 2015 utilizzate riserve per 100 miliardi di dollari).
Il principale obiettivo di Riyad di far uscire dal mercato i piccoli imprenditori statunitensi di shale oil è stato raggiunto visti i dati sul numero di trivelle attive presenti negli States. Rispetto allo scorso anno il numero di trivelle attive è sceso di 578 da 1028 a 450. Ora però bisogna rimediare ai danni prodotti dai bassi prezzi del greggio. Soluzione non facile visto che per riportare i prezzi petroliferi sopra i 60 dollari al barile servirà un accordo per diminuire la produzione e così l’eccesso di offerta.

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