Sondaggio Cfa Institute: “Dalla fiducia alla lealtà cosa vogliono gli investitori”

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di Finanza Operativa 9 Marzo 2016 | 12:00

Gli investitori si aspettano livelli più elevati di trasparenza rispetto al passato, e richiedono ai loro gestori di uniformarsi ai più alti standard etici, i rendimenti rimangono ovviamente un fattore importante, secondo uno studio recente rilasciato da CFA Institute, l’associazione mondiale di professionisti degli investimenti. Lo studio intitolato “Dalla Fiducia alla Lealtà: Un Sondaggio Mondiale su Cosa Vogliono gli Investitori” (“From Trust to Loyalty: A Global Survey of What Investors Want”), individua i fattori più importanti per gli investitori. Per lo studio sono stati intervistati 3.312 investitori retail e 502 investitori istituzionali in Nord America, Europa, Asia e Australia.

Ne risulta che quello che gli investitori vogliono principalmente da un gestore è:

• Piena trasparenza su commissioni e costi (80%)
• Sistemi di sicurezza affidabili per proteggere i propri dati (79%)
• Spiegazione chiara di tutte le commissioni e costi prima che siano addebitati (79%)
• Rendimenti simili o superiori a quelli degli altri gestori (73%).

“Il sondaggio ci mostra una realtà che vale anche per l’Italia: gli investitori pretendono trasparenza. Desiderano che gestori e consulenti allineino i propri interessi con quelli del cliente – ha affermato Martino Panighel, Board Member and Advocacy Chair per CFA Society Italy – In particolare gli investitori retail non vogliono essere trattati come “massa” destinata ad assorbire budget di vendita aziendali, ma come persone con esigenze uniche. Esigono di capire se quello che viene loro proposto risponda effettivamente alle loro esigenze. La richiesta di informazione su come i propri soldi vengono gestiti è un segno di responsabilizzazione degli investitori, un percorso da accompagnare con l’educazione finanziaria”.

Trasparenza su commissioni e costi più importante della performance
Se si distinguono le risposte delle due categorie di investitori, quelli al dettaglio da quelli professionali, si
scopre che per i primi gli aspetti più importanti sono la “piena trasparenza su commissioni e costi” e la dotazione di “sistemi di sicurezza affidabili”. Questi aspetti superano addirittura la protezione del portafoglio dalle perdite. Tra gli istituzionali, i punti più importanti sono “agire in modo etico” e “piena trasparenza su costi e commissioni”.
Questo non vuol dire che la performance non sia importante: il 53% degli investitori al dettaglio e il 60%
degli istituzionali ha citato la “sotto-performance” come il principale fattore che li porterebbe a cambiare
gestore, seguito da “aumento delle commissioni”, “violazione dei dati/della riservatezza” e “mancanza di
comunicazione/tempestività”.

Cosa vogliono gli investitori retail
Gli investitori al dettaglio dicono che sono pronti a pagare commissioni anche più alte di quelle che già pagano se sentono che questi costi aggiungeranno valore o rinforzeranno i servizi esistenti. Voglio inoltre più elementi per capire le specifiche strategie di gestione del portafoglio, riflettendo il loro desiderio di essere coinvolti. Il principale servizio desiderato dagli investitori al dettaglio è che un gestore “mi aiuti a capire perché il mio portafoglio è posizionato in un certo modo”. Gli investitori vogliono, inoltre, un confronto franco sui conflitti d’interesse, con strutture commissionali per che servano ad allineare gli interessi del gestore con i propri. Mentre gli enti regolatori e l’industria sono alle prese con i conflitti d’interesse associati a una varietà di modelli di consulenza, le preferenze degli investitori sono chiare: esigono le migliori soluzioni per i loro bisogni e non un semplice catalogo prodotti, sui quali i consulenti puntino semplicemente ad ottenere delle commissioni per la vendita.

Cosa vogliono gli investitori istituzionali
Gli investitori istituzionali hanno interessi e priorità simili a quelli al dettaglio ma, in aggiunta, stigmatizzano le carenze collegate alla profondità di comprensione che le imprese d’investimento denotano nel comprendere i propri problemi e aiutarli a risolverli. Per questo si attendono che l’impresa che incaricano sia capace di pensare oltre il proprio specifico mandato e dimostrare di comprendere veramente le priorità dell’organizzazione, la sua struttura del passivo e le dinamiche politiche che la muovono.

Il tocco umano La nostra indagine ha mostrato ampie prove di quanto la gestione degli investimenti sia un business fatto da persone. Gli investitori al dettaglio identificano il loro consulente finanziario come loro fonte più affidabile di consulenza per gli investimenti. Inoltre, il 28% degli investitori istituzionali e il 30% degli investitori al dettaglio hanno dichiarato che sarebbero disposti a pagare di più per una società che si avvale di professionisti degli investimenti con le credenziali da primarie associazioni di categoria. Nel contempo, gli investitori al dettaglio danno maggior importanza alla persona che li segue piuttosto che al brand con un margine di 2 a 1.  Infine quando agli investitori privati è stato chiesto se nei prossimi tre anni si aspettassero un sopravvento della tecnologia rispetto all’interazione umana, la maggior parte dichiara di preferire ancora una guida umana, soltanto la fascia di età 24-35 anni dichiara di volersi affidare maggiormente alla tecnologia.
Tutti i risultati del sondaggio sono disponibili cliccando qui.

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