Vendi a maggio e scappa!

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di Finanza Operativa 4 Maggio 2016 | 12:00

A cura di Fabrizio Quirighetti, Macroeconomic Strategist Syz Wealth Management
È un detto molto popolare nel mondo del trading, ma confesso di non averlo mai applicato. Questo perché, nella maggior parte dei casi, non sono mai stato un grande ammiratore dei motti stagionali di borsa (negli investimenti tendo a eccedere in razionalità), poi perché di sicuro sono stato troppo avido e infine perché non avevo abbastanza coraggio per prendere una decisione così ardita. Ma quest’anno è diverso: i fondamentali sono scarsi, il potenziale di rialzo è contenuto e mi sento pronto a credere che zero è bello. Almeno per qualche settimana o mese.
Da metà febbraio, i prezzi degli attivi rischiosi hanno segnato una netta ripresa con la massiccia ondata di reflazione scatenata dalla cautela delle principali banche centrali, Fed in testa. Ancora una volta le politiche monetarie hanno risposto in modo sufficientemente aggressivo all’andamento più debole delle attese della crescita economica e ai conseguenti timori di deflazione, acuiti dal dollaro più forte, da prezzi delle materie prime più deboli e da squilibri strutturali dei mercati emergenti che accrescono i danni collaterali. In altre parole, una mossa massiccia della banca centrale che ha fatto guadagnare un po’ di tempo, ma non ha cambiato il fatto di doversela cavare in qualche modo tra fondamentali di crescita scarsa, bassa inflazione e alto indebitamento.
Con il forte aumento generalizzato delle valutazioni provocato da questa operazione di reflazione, i mercati finanziari ora versano in una situazione delicata, in bilico tra espansione e recessione… I casi sono due: o gli investitori ci credono e, a un certo punto, la Fed dovrà togliere gli stimoli (ossia aumentare i tassi più rapidamente o in misura maggiore del previsto), o gli investitori ricominciano a dubitare e le banche centrali si ritroveranno senza altre munizioni credibili (salvo forse l’helicopter money). Peggio, la percezione di stagflazione potrebbe addirittura prevalere per qualche mese con il perdurare di dati economici più deludenti delle attese, mentre l’inflazione (e le sue previsioni) di certo aumenteranno di pari passo con l’attuale rimbalzo dei prezzi del petrolio e una possibile accelerazione della crescita delle retribuzioni negli USA, come indicata dall’ultimo Beige Book.
Se a questo quadro macro economico difficile aggiungiamo valutazioni nuovamente elevate in molte classi di attivi (particolarmente sui Govies, colonna portante delle valutazioni maggiori in ogni classe di attivi), utili che non crescono (i margini possono aumentare? L’ingegneria finanziaria potrebbe essere più “creativa di valore”?), alcune incertezze politiche come il Brexit, immagino che non serva poi tanto coraggio per ritirarsi vendendo su tutti i fronti e mettersi alla finestra in attesa di maggiore chiarezza e di un miglior momento per (ri)entrare. Per cui alla fine l’ho fatto… Ho venduto poco prima di maggio e ora scappo per qualche giorno.

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